Papa Francesco: denunciare la tratta e lo sfruttamento di persone

Così il Santo Padre a margine dell’Angelus di oggi

Papa Francesco, nella vigilia della Giornata Mondiale contro la tratta di persone, ha pronunciato parole di condanna contro il crimine della tratta e sfruttamento di persone, e contro coloro che ne sono colpevoli. Esortando tutti, fedeli e non, a denunciare qualsiasi situazione di sfruttamento di cui possano essere testimoni. Il Pontefice ha parlato oggi, domenica 29 luglio 2018, di questa “piaga” sociale. Che “riduce in schiavitù molti uomini, donne e bambini con lo scopo dello sfruttamento lavorativo e sessuale, del commercio di organi, dell’accattonaggio e della delinquenza forzata”.

Sottolineando come ciò accada “anche qui, a Roma”. E spiegando che “anche le rotte migratorie sono spesso utilizzate da trafficanti e sfruttatori per reclutare nuove vittime della tratta”. È quindi “responsabilità di tutti denunciare le ingiustizie e contrastare con fermezza questo vergognoso crimine”. La Giornata Mondiale contro la tratta di persone è stata istituita dall’Onu – Organizzazione delle Nazioni Unite.

L’udienza per i partecipanti alla Giornata Mondiale di riflessione contro la tratta di persone

Già lunedì 12 febbraio 2018 Il Santo Padre aveva espresso parole di condanna. Spiegando anche quali sono i meccanismi che portano alcune persone a tacere e disinteressarsi delle vittime di tali traffici. E esortando tutti, in particolare i giovani, a non tacere e denunciare situazioni di questo tipo e i responsabili. Papa Francesco aveva infatti ricevuto in udienza i partecipanti alla Giornata Mondiale di riflessione contro la tratta di persone. Rispondendo alle loro domande, aveva ad esempio spiegato che “sicuramente sul tema della tratta c’è molta ignoranza” – 1. Derivante sia dalla mancanza di sufficiente informazione, sia in alcuni casi dal disinteresse.

Infatti, ha sottolineato il Pontefice, “a volte pare ci sia anche poca volontà di comprendere la portata del problema”. Papa Francesco ne ha spiegato anche la ragione: “perché tocca da vicino le nostre coscienze, perché è scabroso, perché ci fa vergognare”. C’è anche un’altra dimensione del fenomeno, più grave, che va oltre l’atteggiamento di fuga da tale dramma mondiale. È la dimensione di “chi, pur conoscendolo, non ne vuole parlare perché si trova alla fine della filiera del consumo. Ovvero perché è “utilizzatore dei servizi che vengono offerti sulla strada o su internet”. Oltre a costoro, a non volere “che se ne parli” sono tutti coloro che sono coinvolti “direttamente nelle organizzazioni criminali che dalla tratta traggono lauti profitti”.

Coraggio e onestà per non tacere, non essere complici, denunciare

Per parlare di questi illeciti e dei drammi che causano, sono quindi necessari “coraggio ed onestà, «quando, nella quotidianità, incontriamo o abbiamo a che fare con persone che potrebbero essere vittime del traffico di esseri umani, o quando dobbiamo scegliere se acquistare prodotti che potrebbero essere stati realizzati attraverso lo sfruttamento di altre persone» 2.

Papa Francesco aveva già precedentemente denunciato e condannato questi crimini. Ad esempio nel proprio discorso ad un gruppo di nuovi ambasciatori, per le presentazione delle lettere credenziali, il 12 dicembre 2013. Il Santo Padre aveva parlato della tratta di esseri umani e dello sfruttamento come «una vera forma di schiavitù, purtroppo sempre più diffusa, che riguarda ogni Paese, anche i più sviluppati. E che tocca le persone più vulnerabili della società. Le donne e le ragazze, i bambini e le bambine, i disabili, i più poveri, chi proviene da situazioni di disgregazione familiare e sociale» – 3.

Aveva anche richiamato ad una comune decisione di responsabilità, e ad «una più decisa volontà politica per riuscire a vincere su questo fronte. Responsabilità verso quanti sono caduti vittime della tratta, per tutelarne i diritti, per assicurare l’incolumità loro e dei familiari, per impedire che i corrotti e i criminali si sottraggono alla giustizia ed abbiano l’ultima parola sulle persone».

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