Condividere su Facebook: una falsa contestazione disciplinare, veri rischi, fake news

Il caso reale e surreale di un lavoratore. Giorni fa ho pubblicato un primo post sui “rischi” – che possono essere reali sul lavoro, soprattutto in aziende particolarmente punitive e/o in situazioni di mobbing – quando si condivide su gruppi e pagine che possono autorizzarvi o negarvi la condivisione. Condividendo ad esempio domenica, quando siete a casa a riposare e rilassarvi, potrebbero autorizzarvi solo lunedì o in altro giorno della settimana lavorativa, in orario in cui state lavorando. Quello almeno è il giorno e l’orario che mostra Facebook.

Vi lascio quindi immaginare quanto potrebbe essere strumentalizzabile tale caratteristica del social network blu. Soprattutto quando ci sono appunto situazioni già complesse, come ha dimostrato la situazione di un lavoratore, come me sindacalista, non UGL e non dico la sigla per la maggiore privacy possibile, che lavora per una media company, non Sky per cui lavoro – può essere tv, radio, web, giornali – e che ha una sorta di feeling negativo con una addetta o responsabile del personale che, a quanto pare, lo perseguita letteralmente.

Questa signora o signorina o dottoressa, a quanto pare sembra che segua ogni sua mossa, nel tentativo ovviamente di prenderlo in castagna e sanzionarlo in modi più o meno gravi. Si è quindi fatta premura, non si sa se per propria iniziativa spontanea o per incarico aziendale, di registrare tutte le sue attività sui social, e dal momento che questo lavoratore – per propria cultura e forma mentis per il proprio ruolo sindacale – é particolarmente attivo nel condividere, su tematiche sindacali, del lavoro, etc., si è convinta di averlo individuato e incastrato nel compiere tali condivisioni in orario di lavoro.

In realtà, questo sfortunato lavoratore, che tra l’altro credo sia pure una persona con una pazienza infinita, aveva fatto le sue condivisioni fuori da orari o turni di lavoro, e in giorni di riposo. Erano però state approvate dagli amministratori dei gruppi e delle pagine, come dicevo, in giorni e orari o turni lavorativi. La signora, signorina o dottoressa, che pur essendo a quanto pare addetta a questo ruolo ingrato di controllore e “censore” – che da quanto mi racconta il lavoratore / sindacalista svolge però con una sorta di “furia compiaciuta” … – non ha però alcune competenze di base sui social network, che nel suo caso sarebbero indispensabili … .

A quanto pare ha quindi rilevato tali “irregolarità” o “violazioni”, a cui ha aggiunto anche, sempre per non conoscenza della materia, anche alcuni post condivisi o pubblicati dal lavoratore nel periodo del transito da ora legale ad ora solare. Pure questa è infatti un’altra particolarità tecnica di Facebook, per cui pubblicando ad esempio alle 8.00 o alle 20.00, al lavoratore apparivano le 9.00 o le 21.00. L’addetta o responsabile del personale – non sappiamo quale ne sia il ruolo – o come si dice ormai di HR Human Resources, si è quindi scatenata a documentare il tutto, programmando e attivando una sanzione.

Sanzione fake – come si usa dire ultimamente – che si è infranta fortunatamente contro una serie di scogli: i reali meccanismi di Facebook, che è possibile trovare sul web; la semplice possibilità per il lavoratore di documentare e dimostrarne l’infondatezza con la Gestione attività di Facebook; credo pure con le FAQ del social network, che ne spiegano il funzionamento; una richiesta specifica presentata dal lavoratore al Social Network. Richiesta motivata, dimenticavo di scriverlo, pure da una denuncia – per mobbing o stalking o entrambe, non ho la sicurezza – verso la sua persecutrice e altri connessi in questa poco furba e poco etica persecuzione.

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