Giornalismo : il nuovo Osservatorio AGCOM fotografa una professione in trasformazione
Crescono gli strumenti digitali, ma restano centrali compensi, formazione e indipendenza : condizioni necessarie per offrire ai cittadini un’informazione affidabile
Il futuro del giornalismo si misura anche nella possibilità concreta di svolgere bene il proprio lavoro: avere tempo per verificare una notizia, risorse per approfondirla e autonomia per pubblicarla. L’intelligenza artificiale entra in questo scenario mentre la professione affronta difficoltà economiche e cambiamenti organizzativi.
La quarta edizione dell’Osservatorio sul giornalismo di AGCOM, realizzata con il supporto della Fondazione Paolo Murialdi e presentata il 21 ottobre 2026, offre alcuni elementi per comprendere questa trasformazione. La rilevazione ha raccolto 1.771 risposte, riponderate da ISTAT rispetto alla popolazione dei giornalisti attivi censita da INPGI e INPS alla fine del 2024.
Il quadro pone una questione che riguarda direttamente la qualità della vita democratica: quali condizioni permettono a chi produce informazione di esercitare con competenza e libertà la propria responsabilità?
Il lavoro autonomo e il nodo della sostenibilità
Nel quadro descritto dall’Autorità, il lavoro autonomo raggiunge il 51,7%. Il divario economico è marcato: la retribuzione media degli autonomi risulta inferiore del 76% rispetto a quella dei dipendenti.
L’autonomia può consentire specializzazione, iniziativa e sviluppo di progetti editoriali indipendenti. Per diventare una scelta professionale sostenibile, però, deve accompagnarsi a compensi adeguati, continuità delle opportunità e riconoscimento del lavoro svolto.
Un’inchiesta richiede documenti, interlocutori e controlli. Anche una breve notizia può comportare verifiche che il lettore non vede nel testo finale. Valutare il giornalismo soltanto attraverso il numero di contenuti consegnati rischia di lasciare senza riconoscimento proprio questa parte essenziale dell’attività.
La dignità professionale riguarda quindi anche la possibilità di dedicare a una notizia il tempo necessario, senza dover scegliere continuamente tra accuratezza e sostenibilità economica.
L’intelligenza artificiale è diffusa, ma non universale
Un dato richiede particolare precisione: il 30,8% dei giornalisti dichiara di non utilizzare strumenti di IA generativa. Il loro impiego è dunque maggioritario, ma non generalizzato.
Gli utilizzi segnalati riguardano soprattutto traduzioni, ricerca e verifica, editing e analisi dei dati. Meno frequente risulta l’impiego per produrre direttamente testi e contenuti multimediali.
Questa distinzione permette di osservare la trasformazione con maggiore concretezza. Parlare di IA nel giornalismo significa considerare attività diverse, ciascuna con vantaggi, limiti e responsabilità specifiche.
Una traduzione assistita può facilitare la consultazione di un documento straniero, ma richiede attenzione ai passaggi decisivi. Un riepilogo può aiutare a orientarsi in un testo lungo, purché sia possibile tornare all’originale e controllare ciò che è stato selezionato o omesso.
Il criterio editoriale dovrebbe essere chiaro: ogni strumento deve contribuire a rendere il lavoro più accurato e comprensibile, mantenendo identificabile chi ne valuta e approva il risultato.
Formazione per governare gli strumenti
L’Osservatorio rileva che soltanto il 16% raggiunge livelli di competenza digitale medio-alti o alti e segnala una forte domanda di aggiornamento sull’intelligenza artificiale.
La formazione dovrebbe partire dalle situazioni concrete del lavoro. Come si controlla una risposta automatica? Come si riconosce un riferimento inesistente? Quali informazioni è opportuno affidare a un servizio esterno? Come si documentano i passaggi di una ricerca?
Servono esercitazioni su materiali reali, confronto sugli errori e percorsi adeguati alle competenze già possedute. Corsi troppo generici rischiano di lasciare irrisolte le difficoltà operative; una formazione efficace deve invece rendere il professionista capace di scegliere, controllare e intervenire. Anche l’accessibilità conta. Aggiornarsi richiede tempo e risorse, che devono essere considerati parte del lavoro e della sua organizzazione.
La responsabilità resta nella scelta editoriale
L’affidabilità di un articolo dipende da decisioni che attraversano tutto il processo produttivo: selezionare le fonti, valutarne gli interessi, distinguere fatti e opinioni, contestualizzare un dato e correggere un errore.
L’adozione di strumenti automatici rende ancora più importante poter ricostruire questi passaggi. Una risposta scorrevole può contenere un’informazione sbagliata; una sintesi apparentemente equilibrata può eliminare un dettaglio che cambia il significato di un documento.
Per il lettore, la fiducia nasce anche dalla disponibilità della testata a spiegare, rettificare e assumersi la responsabilità di quanto pubblica. L’innovazione può sostenere questa relazione quando aiuta a controllare meglio i contenuti e a dedicare maggiore attenzione alle domande rilevanti.
Proteggere chi informa significa tutelare i cittadini
Il 16% dei giornalisti dichiara di aver subito minacce o intimidazioni nei dodici mesi precedenti la rilevazione. La sicurezza di chi informa riguarda il diritto dei cittadini a conoscere fatti di interesse pubblico. Un professionista lasciato solo davanti alle pressioni incontra ostacoli che possono riflettersi sulla possibilità stessa di approfondire una vicenda.
Per questo, il cambiamento tecnologico dovrebbe accompagnarsi a un investimento sulle persone: sostegno editoriale, formazione, compensi adeguati e strumenti di tutela.
La qualità dell’informazione prende forma nel lavoro quotidiano di chi osserva, domanda e verifica. Rendere quel lavoro sostenibile significa creare condizioni migliori anche per un uso consapevole dell’intelligenza artificiale e per una relazione più solida tra giornalismo e società.
Fonte : AGCOM — Il nuovo Osservatorio sul giornalismo, 21 ottobre 2026.
Immagine originale creata con Intelligenza Artificiale, a cura Fede e Ragione.