Quando mobbing, condotte vessatorie, stress organizzativo e clima lavorativo nocivo provocano danni alla salute e possono essere riconosciuti come malattia lavoro correlata con diritto all’indennizzo INAIL
Negli ultimi anni la giurisprudenza e la prassi medico legale stanno riconoscendo con sempre maggiore attenzione il ruolo dell’ambiente di lavoro tossico e delle condotte di mobbing nella genesi di disturbi psicologici e psicosomatici quali ansia, depressione, disturbi dell’adattamento e stress cronico. In presenza di un nesso causale dimostrabile con l’attività lavorativa, tali patologie possono essere qualificate come malattie lavoro correlate e, in alcuni casi, dare diritto all’indennizzo INAIL.
Cos’è il mobbing e quando si distingue dal clima lavorativo tossico
Per mobbing si intende un insieme di comportamenti sistematici e protratti nel tempo – emarginazione, delegittimazione, isolamento, umiliazioni, sovraccarichi o svuotamento di mansioni – posti in essere nei confronti di un lavoratore con finalità persecutorie o comunque tali da lederne la dignità e la salute psicofisica.
Diverso ma spesso contiguo è il concetto di ambiente di lavoro tossico, che non richiede necessariamente un intento persecutorio individuale. In questo caso il danno deriva da una costrittività organizzativa: cattiva gestione, conflittualità strutturale, pressioni costanti, assenza di supporto, incertezza di ruolo, carichi eccessivi, clima di paura o svalutazione sistemica.
Dal punto di vista sanitario e giuridico, entrambe le situazioni possono produrre stress lavoro correlato e patologie psichiche rilevanti. Vedi sul tema Mobbing : onere del datore di lavoro nel prevenire ambienti stressogeni per la Cassazione.
Tutela INAIL per le patologie da mobbing e stress organizzativo
L’INAIL assicura i lavoratori non solo contro gli infortuni, ma anche contro le malattie professionali e le patologie connesse all’attività lavorativa. Le malattie psichiche da mobbing o da ambiente tossico non rientrano tra quelle “tabellate”, ma possono comunque essere riconosciute come malattie non tabellate se viene provato:
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l’esistenza della patologia, accertata clinicamente;
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la sua origine lavorativa, tramite valutazione medico-legale;
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il nesso causale o concausale con le condizioni di lavoro.
La giurisprudenza più recente ha chiarito che non è sempre necessario dimostrare un classico schema persecutorio di mobbing : è sufficiente che il lavoratore sia stato esposto in modo prolungato a un contesto organizzativo nocivo, idoneo a determinare un danno alla salute.
Danno biologico e indennizzo
Quando la patologia viene riconosciuta come lavoro correlata, l’INAIL può liquidare il danno biologico, ossia la lesione all’integrità psicofisica, indipendentemente dalla riduzione della capacità lavorativa. L’indennizzo può avvenire:
- in capitale, per menomazioni di grado medio – basso;
- in rendita, per invalidità più rilevanti.
Si tratta di una tutela autonoma rispetto alla responsabilità del datore di lavoro.
Responsabilità del datore e “danno differenziale”
Accanto alla tutela assicurativa, nei casi di mobbing o di ambiente lavorativo patologico può configurarsi anche la responsabilità civile del datore di lavoro per violazione dell’art. 2087 c.c., che impone l’obbligo di tutelare l’integrità fisica e la personalità morale del lavoratore.
In presenza di colpa organizzativa o di condotte vessatorie, il lavoratore può agire per il risarcimento del danno differenziale, cioè la parte di danno non coperta dall’indennizzo INAIL : danno morale, esistenziale, professionale. Vedi pure Stress sul lavoro, Cassazione : risarcimento anche senza mobbing intenzionale.
Dalla persecuzione individuale al rischio organizzativo
L’evoluzione giurisprudenziale mostra un passaggio significativo: dal mobbing inteso come azione mirata di singoli, alla valutazione del rischio psicosociale sistemico prodotto dall’organizzazione del lavoro.
Questo ampliamento concettuale e giuridico è particolarmente rilevante in contesti di:
- riorganizzazioni e ristrutturazioni aziendali,
- demansionamenti,
- carichi eccessivi,
- isolamento professionale,
- pressione valutativa continua,
- leadership disfunzionali.
In tali casi, anche in assenza di un persecutore identificabile, l’ambiente può diventare oggettivamente “tossico” e generare patologie indennizzabili.
Conclusione
Mobbing e ambiente di lavoro tossico non sono solo problemi relazionali o organizzativi, ma possono assumere rilevanza medico legale e assicurativa. Se ansia, depressione o disturbi da stress risultano stabilmente collegati alle condizioni lavorative, il lavoratore può ottenere il riconoscimento di malattia lavoro correlata e accedere all’indennizzo INAIL, oltre a valutare eventuali azioni risarcitorie nei confronti del datore di lavoro.
La tutela della salute psicologica entra così a pieno titolo nel sistema di protezione contro i rischi professionali, superando una visione limitata al solo infortunio fisico e riconoscendo il peso delle dinamiche organizzative sulla dignità e sull’equilibrio della persona.