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Lavoro

Riforma delle professioni, alla Camera il confronto su autonomia, responsabilità e intelligenza artificiale

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Depositati gli emendamenti al disegno di legge delega sulla Riforma delle professioni, già approvato dal Senato

La normativa ridefinisce quindici categorie, compresi i giornalisti, e affronta formazione, compensi, organizzazione degli ordini e tutela dei cittadini

La riforma degli ordinamenti professionali entra in una nuova fase del percorso parlamentare. Il 13 ottobre è scaduto il termine per presentare gli emendamenti al disegno di legge delega all’esame della Commissione Giustizia della Camera. Il provvedimento, approvato dal Senato il 3 agosto 2026, propone un aggiornamento delle regole che disciplinano quindici categorie professionali.

Il confronto riguarda questioni che incidono sia sulla vita dei professionisti sia sulla qualità dei servizi offerti ai cittadini: autonomia intellettuale, accesso alle professioni, responsabilità civile, formazione continua e utilizzo delle tecnologie digitali. Sullo sfondo emerge una domanda concreta: come aggiornare gli ordinamenti preservando competenza, indipendenza e fiducia?

Una riforma ancora in discussione

Il testo è attualmente un disegno di legge delega, identificato alla Camera come atto C.3068. Non si tratta quindi di una riforma già entrata in vigore. Gli emendamenti depositati sono proposte di modifica che dovranno essere esaminate e votate.

Se approvata definitivamente, la legge affiderebbe al Governo il compito di adottare, entro ventiquattro mesi dalla sua entrata in vigore, uno o più decreti legislativi per rivedere gli ordinamenti interessati. Gli schemi dei decreti verrebbero sottoposti alle Commissioni parlamentari competenti, secondo la procedura prevista.

La distinzione è importante: i criteri indicati nel disegno di legge orientano il futuro riordino, mentre le disposizioni operative dipenderanno dal completamento dell’iter e dai successivi provvedimenti.

Le categorie coinvolte, dai tecnici ai giornalisti

L’intervento riguarda agrotecnici, architetti, assistenti sociali, attuari, consulenti del lavoro, dottori agronomi e forestali, geologi, geometri, giornalisti, ingegneri, periti agrari, periti industriali, spedizionieri doganali, consulenti in proprietà industriale e tecnologi alimentari.

Sono professioni differenti per attività, percorsi formativi e responsabilità. Il testo individua principi comuni, lasciando spazio a interventi riferiti ai singoli ordinamenti. Tra questi principi figurano la valorizzazione del ruolo sociale ed economico delle professioni e la tutela dell’indipendenza e dell’autonomia intellettuale.

La rilevanza pubblica del lavoro professionale si manifesta nelle conseguenze delle prestazioni: un progetto tecnico, una consulenza, un intervento sociale o un’informazione giornalistica possono incidere sulle scelte e sui diritti delle persone.

Gli emendamenti e i temi del confronto

Secondo le notizie sul deposito delle proposte, gli emendamenti presentati sono circa quaranta, prevalentemente delle opposizioni. Tra gli argomenti segnalati figurano le garanzie nell’impiego dell’intelligenza artificiale, le incompatibilità tra cariche negli organismi di categoria e la responsabilità civile dei professionisti.

Una proposta del Movimento 5 Stelle richiama la centralità della persona nelle decisioni assistite dall’IA, insieme a trasparenza verso il cliente, protezione dei dati e cybersicurezza. Un emendamento del Partito Democratico affronta invece le incompatibilità tra incarichi negli organismi professionali.

Tra le proposte della maggioranza, quelle del deputato della Lega Andrea de Bertoldi riguardano la responsabilità civile, con attenzione ai rapporti tra professionisti tecnici e imprese esecutrici e alle conseguenze delle richieste risarcitorie sugli eredi. Sono temi sui quali il confronto parlamentare dovrà individuare un equilibrio tra tutela del danneggiato e certezza delle responsabilità.

Intelligenza artificiale e competenza professionale

Il testo approvato dal Senato dedica già attenzione alle tecnologie digitali. Tra i criteri della delega figura l’aggiornamento dei codici deontologici affinché la prestazione, anche quando realizzata con strumenti digitali, rimanga espressione della professionalità e della competenza dell’iscritto.

Questo orientamento assume particolare rilievo con la diffusione dell’intelligenza artificiale. Gli strumenti possono assistere la ricerca, l’elaborazione di documenti e l’analisi delle informazioni, ma il loro impiego richiede capacità di valutazione. Un risultato plausibile deve essere verificato in relazione al contesto e alle conseguenze della sua utilizzazione.

Per il giornalismo, la questione riguarda direttamente attendibilità, verifica dei fatti e responsabilità editoriale. L’assistenza tecnologica può modificare il processo di produzione, mentre la qualità dell’informazione dipende anche dal giudizio di chi seleziona, controlla e pubblica i contenuti.

Formazione continua e riconoscimento delle competenze

Il disegno di legge propone di ridefinire la formazione continua per migliorare l’aggiornamento degli iscritti e la qualità delle prestazioni. I regolamenti dei consigli nazionali dovrebbero disciplinare crediti minimi, modalità di assolvimento, requisiti dei corsi e condizioni per riconoscere certificazioni e altre attività formative.

Il testo indica inoltre il criterio di equivalenza tra un credito e un’ora di formazione e prevede un numero minimo di ore dedicate agli strumenti digitali e all’intelligenza artificiale, compresi i limiti deontologici del loro impiego.

La qualità dei percorsi sarà decisiva. Una formazione utile deve aiutare a comprendere problemi concreti, aggiornare metodi e riconoscere i limiti delle proprie conoscenze. La possibilità di valorizzare competenze acquisite attraverso esperienze formative diverse rappresenta un altro elemento da seguire nel percorso di attuazione.

Compensi, tirocinio e protezione dei professionisti

Il testo collega la libertà di pattuizione del compenso alla proporzionalità rispetto alla quantità, alla qualità e alle caratteristiche della prestazione. Prevede inoltre criteri per stabilire o aggiornare i parametri utilizzati nelle liquidazioni giudiziali e nell’applicazione della disciplina sull’equo compenso.

Un altro capitolo riguarda il tirocinio. Il criterio approvato dal Senato contempla il rimborso delle spese sostenute per conto dello studio ospitante e la possibilità, fuori dagli enti pubblici, di riconoscere con un contratto un’indennità o un compenso commisurato all’apporto professionale. Questa formulazione non introduce un compenso obbligatorio generalizzato per ogni tirocinante.

Sono previste anche indicazioni sulle polizze di responsabilità civile e sulle tutele in presenza di impedimenti dovuti a infortuni, ricoveri, gravi patologie o maternità. Il tema riconosce che l’attività professionale deve potersi svolgere entro condizioni compatibili con la salute e con le esigenze della persona.

Ordini professionali e interesse pubblico

Il riordino comprende organizzazione degli ordini, sistemi elettorali, rappresentatività, parità di genere e procedimenti disciplinari. Il testo indica che gli ordini e i loro organi devono tutelare gli interessi pubblici connessi all’esercizio professionale e non svolgere attività sindacale.

Questa distinzione chiarisce la funzione istituzionale degli organismi di categoria. La tutela della qualità delle prestazioni, la deontologia e il corretto esercizio delle professioni devono accompagnarsi a procedure trasparenti e garanzie di difesa.

Il confronto sugli emendamenti sarà quindi un passaggio rilevante per definire il contenuto della delega. Il valore della riforma si misurerà nella capacità di sostenere professionisti competenti e autonomi, facilitare l’aggiornamento e offrire ai cittadini servizi affidabili. L’innovazione degli ordinamenti acquista significato quando rende più riconoscibili le responsabilità e rafforza la fiducia tra chi esercita una professione e chi si affida al suo lavoro.

Immagine creata con IA, a cura Fede e Ragione.

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