Il CNOG contro gli attacchi alla libertà d’informazione

CNOG: difendere il giornalista da minacce e pressioni indebite, e dal precariato.

Il CNOG ha riaffermato in un convegno a Firenze la necessità di inasprire e rendere certe le pene contro coloro che minaccia un giornalista nello svolgimento della propria attività. E di combattere tutte le forme di precariato e di sfruttamento. Il CNOG riafferma la propria lotta professionale e legale, in uno scenario in cui si utilizzano tutti i metodi per rendere precario il contratto giornalistico, e in cui persino grandi organizzazioni arrivano a pagare qualche euro articoli che spesso richiedono tempo e spese personali.

Il convegno Informazione sotto scorta. Non lasciateci soli. Giornalisti nel mirino, si è svolto a Firenze la scorsa settimana. È stato organizzato da Fondazione dell’Ordine dei giornalisti della Toscana, con il patrocinio di Comune di Firenze, Ordine Nazionale dei giornalisti, Federazione nazionale della Stampa, Associazione Stampa Toscana. Il Consiglio Nazionale dell’Ordine di Giornalisti afferma la necessità di “una presa di coscienza collettiva sull’importanza di avere una stampa libera”: sono stati tanti gli stimoli emersi nel corso del convegno “.

“L’attacco alla libertà di informazione non risiede solo nella violenza fisica – ha affermato Elisabetta Cosci, vicepresidente dell’Ordine Nazionale. Gli attacchi consistono pure “nelle intimidazioni economiche e nella precarietà nella quale molti giornalisti sono costretti a lavorare. Sono aspetti fondamentali che ci vengono confermati dalle tante testimonianze di giornalisti minacciati che ci raccontano come precarietà ed assenze di tutele si sommano e aggravano il peso delle intimidazioni vere e proprie”.

Hanno partecipato al convegno anche il Sottosegretario all’Editoria Andrea Martella, il vicepresidente del Csm David Ermini e il prefetto di Firenze Laura Lega e Guido D’Ubaldo, segretario CNOG. “I casi sono sempre più frequenti – ha affermato D’Ubaldo – e possiamo difendere i nostri colleghi con la scorta mediatica, l’unica arma a nostra disposizione, rilanciando le inchieste che accendono i riflettori nelle zone oscure del malaffare. Molti di questi colleghi che mettono in pericolo la loro vita guadagnano pochi euro a pezzo e questo è inaccettabile”.

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