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Analisi: perché Papa Francesco a Che Tempo che fa potrebbe davvero non essere opportuno

Papa Francesco 15 marzo 2017

La partecipazione di Papa Francesco al programma Che Tempo che fa può davvero diventare un caso: la nostra analisi.

Papa Francesco sarà ospite questa sera, Domenica 6 febbraio nella trasmissione Che Tempo che fa, attualmente condotta da Fabio Fazio, e tornata su Rai3 dopo gli insuccessi di ascolti in prima serata su Rai1. Un “evento” che si preannuncia come un caso mediatico. In realtà forse meno del previsto: sono uscite diverse notizie, però ad oggi non sembra una copertura globale come immaginiamo responsabili e organizzatori della trasmissione sperassero. Perché scopo della televisione – in questo caso parliamo di infotainment e non di informazione giornalistica – è pure questo: fare ascolti e raccogliere inserzioni pubblicitarie. Oltre a dare spessore e visibilità a conduttori, autori, etc.

Un caso, quindi, o presunto tale che ci induce a riprendere finalmente l’analisi critica dell’informazione e della comunicazione, e dei casi mediatici, veri o presunti, obiettivo di questo giornale. Perché Papa Francesco in un programma di infotainment, che da quando esiste critica e fa satira di pontefici, chiesa e religiosità, può essere davvero un evento. Che ad alcuni media più tradizionalisti, o definiti tali – le etichette altrui a volte fanno comodo per ghettizzare – può pure sembrare incongruo, e non opportuno. Con ragioni omologhe: la desacralizzazione del papato  e la confusione tra sacro e profano.

Le critiche dal mondo cattolica “tradizionalista”, che in parte condividiamo.

Lo scrive ad esempio La Bussola Quotidiana, in un articolo a firma Stefano Fontana : Il Papa da Fazio, un caso serio. Che, per precisare e sintetizzare la critica, scrive “L’annunciata partecipazione domani sera di papa Francesco al programma RAI Che tempo che fa denota una accentuata sconsacrazione del papato, la totale confusione tra sacro e profano, l’incapacità di capire il significato del sacro”.

Sullo stesso orientamento Korazym, blog dell’editore, firmato da Vik van Brantegem: Una questione seria. Dopo la svolta antropologica, la profanazione portata a compimento nel locus artificialis del senza sacro e senza trascendenza. Cui bono?

Le critiche, come accennato, sono omologhe, e sottolineano soprattutto il rischio di una ulteriore secolarizzazione mediatica e comunicativa della chiesa cattolica, e della stessa sacrale figura del pontefice. Scrivo ulteriore perché già la svolta antropologica della Chiesa nel secolo scorso ha accorciato, anche per l’ingresso della televisione nella Santa Sede, le distanze tra i fedeli e il pontificato, tra i credenti e il Papa.

Critico anche il filosofo Diego Fusaro, che sulle pagine de Il Giornale scrive: “Non stupisce davvero che Papa Francesco vada ospite da Fabio Fazio come una qualsivoglia star del rock o dello spettacolo. Del resto, ciò che colpisce maggiormente del pontificato di Bergoglio è la sua chiusura alla trascendenza, l’assenza di riferimenti al Sacro e all’eterno e, in modo convergente, il suo totale appiattimento sulle questioni del mondo”. Spingendosi a scrivere anche che quello di Papa Francesco è “un pontificato senza sacro e senza trascendenza”. Punto sul quale discordiamo.

Non “ospitata” ma video collegamento. Resta la questione dell’opportunità

In realtà Papa Francesco non sarà ospite alla trasmissione Che Tempo che fa – ne tantomeno “ospite di Fabio Fazio”. Per fortuna, diciamo, perché dall’essere ospite a  far parte dell’ennesima “ospitata” televisiva, come si dice in gergo, la distanza è minima, anzi inesistente. In un programma che, come accennato, non è un programma, una rubrica o un approfondimento giornalistico, ma intrattenimento, se mai infotainment. Lo stesso Fabio Fazio da qualche anno non è più giornalista – come possibile verificare negli elenchi pubblici dell’Ordine dei Giornalisti.

Una sua scelta, a quanto sappiamo, dovuta al voler superare i limiti retributivi e contrattuali imposti ai giornalisti professionisti, e all’essere anche imprenditore produttore della sua stessa trasmissione, con una propria società – almeno all’epoca, oggi non sappiamo come sia la composizione societaria – contrattualizzata con la Rai – parallelamente al contratto da talent – per la produzione e gestione di Che Tempo che fa.

Perché partecipare a Che Tempo che fa può davvero essere inopportuno.

Abbiamo così voluto precisare il contesto della trasmissione, che è appunto intrattenimento o al limite in parte infotainment. E che al suo interno ha anche momenti che nelle intenzioni vorrebbero essere divertenti e di solo intrattenimento – spesso pure “goliardico” come la seconda parte della trasmissione: “il tavolo”. Contenuto che a mio avviso non sono certamente coerenti con la sacralità di Chiesa e Pontificato.

Una trasmissione che fa regolarmente satira, anche pesante su chiesa, religione e pontificato, e su posizioni, ufficiali e non della chiesa. E anche feroce sulle idee di gran parte dei cattolici, i cosiddetti “tradizionalisti”, definiti spesso come retrogradi. Satira che spesso si spinge al dileggio e all’offesa. E partecipare a Che Tempo che fa rischia di essere visto – o strumentalizzato – come una sorta di legittimazione a tale forma di “satira” pesante. E di allontanare ancora di più i cattolici tradizionalisti, o presunti tali. O che semplicemente non si riconoscono in determinate posizioni su questioni delicate come ad esempio etica, bioetica, politica.

Chi scrive, come noto, non è certamente un ultratradizionalista. Anzi pure la categoria di tradizionalista non mi sarebbe adatta, viste le lotte decennali per ragioni civili – e non ragioni personali o interessi opportunistici – come cittadino e come attivista su temi che fino a qualche tempo fa erano davvero scomodi, ad esempio contro l’omofobia. Oggi invece rischiamo di andare pure troppo oltre in nome di una distorta concezione del “politicamente corretto”: però questa è altra questione di cui parleremo altrove.

Allo stesso tempo, non ho mai mosso critiche a scelte dell’attuale pontificato, e questa che state leggendo è come anticipato una analisi.

Tornando quindi alla partecipazione a distanza di Papa Francesco a Che Tempo che fa  e al colloquio con Fabio Fazio, dal mio punto di vista la desacralizzazione o sconsacrazione del pontificato è una questione di contesti: la presenza a distanza del Papa, anziché in studio, è già un progresso, se proprio partecipazione ci sarà. Resta però il punto che la trasmissione, per i motivi già citati, dal mio punto di vista – e non solo – non è certo quella più adatta.

Forse Papa Francesco è stato mal consigliato, come già avvenuto in situazioni precedenti, che come doveroso hanno pure portato a cambiamenti pesanti nei ruoli della comunicazione della Santa Sede. Anche fosse stata una sua scelta individuale, dal momento che lui stesso afferma di non guardare più la televisione da decenni, sarebbe stato comunque opportuno raccontargli nel modo più preciso possibile la trasmissione e i suoi contenuti. Che non avvicinano certo – anzi talvolta dileggiano e offendono – una parte dei cattolici. Questione di cui forse Papa Francesco potrebbe non essere informato.

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