Giornale Online Fede e Ragione Direttore Paolo Centofanti

Lavoro

A proposito di mobbing: le azioni legali del lavoratore non sono minacce né ricatti

A proposito di mobbing: il lavoratore che attui una azione legale non formula una minaccia, né sta ricattando l’azienda.

Parlando di mobbing, come ho già avuto modo di scrivere, mi è capitato spesso che lavoratori e lavoratrici, o loro familiari, mi pongano questa domanda sui social network o altrove in modo riservato.

È una questione attuale e delicata, di cui abbiamo parlato recentemente qui su Fede e Ragione. Certamente ne abbiamo parlato, appunto, in queste settimane sui social network. Ovviamente chi me lo chiede è preoccupato, direttamente per sé o per i propri cari. Preoccupato che veramente anticipare una vertenza, una causa, o altre azioni legali, o depositarla, possa configurarsi come ricatto o estorsione. A molte persone potrà sembrare strano, incongruo e illegittimo, però è una questione reale.

In determinate aziende purtroppo capita o può capitare. Sono comportamenti del datore di lavoro – quando c’è e non è impersonale – e/o di responsabili e/o di colleghi – che in tal caso sono ovviamente complici dell’illegittimità o del mobbing, e che cercano di condizionare il comportamento del lavoratore e la sua percezione da parte di colleghi e della società esterna. A loro dire, il lavoratore o la lavoratrice che anticipano una azione legale non starebbero ricorrendo ad una estrema ratio per difendersi magari dal mobbing, essere rispettati e avere il rispetto e riconoscimento di propri diritti. Situazioni surreali e indegne, che mostrano pure quanto sia urgente una legislazione contro il mobbing – ricordiamo e vi invitiamo a firmare la Petizione Fede e Ragione per una Legge contro il mobbing su Change.org, petizione ad oggi firmata da oltre 66.500 persone.

Nulla ovviamente contano in questo – se non come appesantimento della situazione – i commenti di chi in tali aziende non lavorano o collaborano. Commenti che contribuiscono però appunto alla maldicenza e alla disinformazione, al mobbing e in certi casi allo stalking – con relative implicazioni legali e penali – per problemi personali di astio, frustrazioni, interessi privati, o per cercare in modi assurdi – ovvero contribuendo alla persecuzione del lavoratore – qualche impossibile forma di notorietà e prestigio. Situazioni che avvengono quindi soprattutto in contesti socialmente degradati e da parte di “personaggi” socialmente marginali.

Adire le vie legali è un diritto riconosciuto dalla Costituzione

Per tali sagaci personaggi, il lavoratore starebbe quindi persino “ricattando” l’azienda e/o le persone coinvolte negli atti illegittimi, se non nel mobbing e stalking subìti. Allo stesso tempo datore di lavoro e/o responsabili e/o colleghi, non si pongono invece il problema di esercitare una illecita pressione. Questa realmente appare invece una estorsione e minaccia, e un ulteriore atto di mobbing. Che sarebbe tale – mobbing – anche nel caso fosse solo sarcasmo, come mostra una recente importante Sentenza della Corte di Cassazione.

In casi simili, si consiglia di non perdere mai la calma – perché è anzi ciò che vorrebbero i mobber. Di non spaventarsi, e di rivolgersi a rappresentanti sindacali onesti – non tutti purtroppo lo sono – e Legali validi. Quando possibile e opportuno documentare tali minacce e tentativo di estorsione da parte di datore, responsabili e colleghi, o altre persone in vario modo collegate. Consultandosi con il proprio Legale, accludere il tutto nel ricorso per mobbing, o nel caso sporgere eventuali denunce penali autonome.

Ricordando che ricorrere alle vie legali, ossia ad un Tribunale e ad un giudice per far valere propri interessi legittimi e reali, è un diritto riconosciuto dalla Costituzione. Il lavoratore che rivendica diritti reali, o che denuncia reali violazioni o reati, come può essere il mobbing, lo stalking, le minacce, le estorsioni, ha tutto il diritto di farlo. Non è invece un diritto cercare di obbligare un/una dipendente, con ricatti e minacce, a non muovere azioni legali. Anzi, è un reato. Ne parleremo meglio nelle prossime settimane.

Paolo Centofanti, direttore Fede Ragione, direttore SRM.

Firma pure tu la Petizione Fede e Ragione per una Legge contro il mobbing su Change.org.

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