No a infodemia, fake news e ricerca spasmodica di scoop su Covid19 e Coronavirus

Covid19 e Coronavirus: informare e non allarmare. Questo il monito lanciato nuovamente dall’Ordine dei Giornalisti mercoledì 26 febbraio 2020.

Già precedentemente il presidente dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Verna, ha invitato i giornalisti ad effettuare una scrupolosa verifica delle fonti.

“La prima emergenza per un virus all’epoca dei social – ha affermato – richiama i giornalisti professionali ad un eccezionale sforzo di comprensione equilibrio e responsabilità. E’ necessaria un’informazione piena e verificata, senza sottacere gli eventuali rischi e le cautele da attuare, ma sono assolutamente da evitare enfatizzazioni e allarmismi. Siamo noi giornalisti professionali a dover costituire un modello anche per chi comunica attraverso i social, e da quella comunicazione dobbiamo evitare di correre il rischio di uscirne condizionati. L’appello è quello ad usare le regole di sempre, applicando un’accurata e scrupolosa verifica delle fonti.“

Mentre il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità, con Regioni, ordini professionali e società scientifiche, ha definito e pubblicato un manifesto – decalogo comportamentale, per contrastare le fake news che purtroppo stanno circolando in queste settimane su Covid19 e Coronavirus. Vedi sul tema:

Informare non allarmare: coronavirus e comportamento corretto dei giornalisti.

Questo il tema della conferenza stampa di mercoledi 26 febbraio 2020 con Carlo Verna, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, e Piero Angela. Un nuovo richiamo dell’OdG contro sensazionalismi, fake news, e la continua ricerca di scoop o presunti tali.

Piero Angela: Il rischio di un contagio da psicosi.

“Anche per la mia storia mi sento responsabilizzato – ha affermato Piero Angela – il mio Paese va preservato dal contagio del coronavirus, ma anche da un altro contagio, quello della psicosi, che si sta diffondendo soprattutto all’estero: la paura che questo sia un Paese dove non si può più andare”.Angela ha spiegato di non essere “allarmato dal virus”, e di sperare “come dicono alcuni virologi”, che la situazione “rientri abbastanza velocemente con la nuova stagione e che nel frattempo si trovi un vaccino o qualche farmaco efficace”.

Secondo Angela  problemi di disinformazione, allarmismi e fake news attuali potrebbero dipendere dalla rete web “e dai servizi, però è anche vero che ormai nei telegiornali non parlano quasi d’altro. Ovviamente la gente è interessata ma anche la massa di notizie in sè può avere l’effetto di creare preoccupazione nelle persone”.

Angela ha sottolineato le necessità del “buon senso” per raccontare l’emergenza Covid19 e Coronavirus. Spiegando che una vicenda “come questa del coronavirus” non l’aveva “mai vista in 68 anni di lavoro”. Ad oggi, non si “sa ancora niente della virulenza del contagio, anche se sembra che sia minore di quanto appariva all’inizio in Cina”. Inoltre “il 95% dei contagiati guarisce”. Bisogna inoltre “pensare che l’influenza, stando agli esperti, causa invece dai 300 mila ai 600 mila morti l’anno nel mondo”.

Carlo Verna: necessario informare rispettando la verità e la deontologia.

Nella conferenza stampa il presidente dell’Odg Carlo Verna ha affermato che “è necessaria un’informazione piena e verificata, senza sottacere gli eventuali rischi e le cautele da attuare, ma sono assolutamente da evitare enfatizzazioni e allarmismi. Serve responsabilità ma bisogna anche informare senza tacere nulla”. Inoltre, nel caso di eventuali comportamenti “al di fuori da regole deontologiche sono possibili sanzioni, attraverso il Consiglio di disciplina dell’Ordine”.

Verna ha anche commentato l’indiscrezione che sta circolando: il presidente del Consiglio Conte avrebbe chiesto alla Rai di limitare i toni più bassi nel raccontare l’emergenza Coronavirus – Covid19. “Non è compito del premier chiamare – ha affermat il presidente dell’OdG – poi non capisco perché la Rai e non altri. Ciascuno deve essere responsabile dei propri comportamenti. Per i giornalisti ci sono i direttori delle testate da un lato e l’Ordine dall’altro. Non sono altri poteri che devono dirci come raccontare ciò che succede. Dobbiamo autodisciplinarci e dare il meglio di noi”.

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