Non vogliamo i tortellini al pollo. Però li mangiamo da anni

Il caso del presunto “scandalo” dei tortellini al pollo come offesa alle tradizioni gastronomiche italiane e emiliane, piegandosi ai presunti diktat della minoranza islamica, sta diventando davvero imbarazzante.

Chi mi conosce sa che non sono per l’accoglienza a tutti i costi, e che sono anzi critico anche verso posizioni o affermazioni di esponenti della Chiesa, quando doveroso o necessario. Che si tratti di immigrazione e accoglienza, di politica, di ambiente e lavoro ad esempio. Però questa storia dello scandalo dei tortelli al pollo cucinati per favorire l’integrazione di alcune persone di religione islamica che parteciperanno alla festa di San Petronio sembra davvero imbarazzante, dal punto di vista mediatico e dialettico.

Coinvolgendo anche politici che godono di solito della mia stima – non incondizionata. E che forse si stanno facendo trascinare da trend topics e da sentimenti popolari dell’elettorato più oltranzista. Una polemica che a mio avviso sta apparendo pure del tutto strumentale. A questo punto, dovremmo forse organizzare raccolte firme verso Giovanni Rana, che da diversi anni produce tortelli al salmone, alla parmigiana, al pollo. E con altri ripieni del tutto differenti dalla tradizione bolognese.

Oppure verso altri produttori alimentari, che propongono prodotti simili. O verso centinaia di ristoranti e chef che vanno con maggiore “trasgressione” vanno verso la tradizione, con varianti anche più “audaci”.

E bisognerebbe forse scovare e additare anziani, persone con il colesterolo alto, e tutti coloro che per ragioni di gusto e varietà vanno contro la tradizione dei tortellini emiliani. Tralascio di dire che, viste le derive che prende a volte il dibattito politico, anche da parte di semplici elettori, per qualche secondo ho però il dubbio che alcuni potrebbero prendere persino sul serio queste presunte “proposte” … .

Vorrei invece contribuire a superare questa strana e sterile polemica. Partendo ad esempio da ciò che in questi giorni ha detto, tra gli altri,  lo chef stellato claudio Sadler: “Il tortello è una forma che si può riempire in tutti i modi”. Lo stesso dicasi di ravioli, cannelloni e altre forme simili. E leggendo ciò che ha scritto l’Arcidiocesi di Bologna, che definisce una fake news il presunto “scandalo dei tortellini”.

La nota dell’Arcidiocesi di Bologna smonta lo “scandalo”: fake news su una presunta offesa alle tradizioni gastronomiche italiane

La Curia specifica innanzitutto che l’Arcivescovo Matteo Zuppi ha saputo del “caso” del tortellino con carne di pollo solo martedì mattina, e dai mezzi di comunicazione. E spiega la vicenda reale. Ovvero che il comitato petroniano che organizza la festa, “ha previsto che accanto ai quintali di tortellini conformi alla ricetta depositata, siano preparati anche pochi chilogrammi senza maiale – nel ripieno – per chi non può mangiarne per diversi motivi”.

L’arcidiocesi definisce inoltre “sorprendente che una fake news sia utilizzata per confondere bolognesi e italiani e tanto più che una normale regola di accoglienza e di riguardo verso gli invitati sia interpretata come offesa alla tradizione. Infatti la preoccupazione è che tutti possano partecipare alla festa, anche chi ha problemi o altre abitudini alimentari o motivi religiosi. Alcune polemiche e strumentalizzazioni non sono accettabili neanche in campagna elettorale. Con la festa di san Petronio continueremo a vivere la tradizione della nostra città e della nostra Chiesa. Sarà come sempre un momento di unità intorno al Padre defensor di tutti i bolognesi”.

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