Natale: cosa è l’arte per Papa Francesco

Questa festività del Natale è una opportunità per ricordare il pensiero di Papa Francesco su arte e cultura.

In particolare quanto da lui definito nella Lettera Enciclica Evangelii Gaudium, parlando della catechesi. Di quelle che devono essere le sue necessarie caratteristiche, e i suoi obiettivi. “Un’altra caratteristica della catechesi – scrive Papa Francesco – che si è sviluppata negli ultimi decenni, è quella dell’iniziazione mistagogica, che significa essenzialmente due cose: la necessaria progressività dell’esperienza formativa in cui interviene tutta la comunità ed una rinnovata valorizzazione dei segni liturgici dell’iniziazione cristiana”.

Una esperienza formativa progressiva, quindi, e globale. Che abbracci tutte le caratteristiche di una persona. Allo stesso tempo, esperienza formativa che non può essere uniforme: può invece prevedere differenti stili e linee educativi. Infatti, spiega il Santo Padre, “molti manuali e molte pianificazioni non si sono ancora lasciati interpellare dalla necessità di un rinnovamento mistagogico, che potrebbe assumere forme molto diverse in accordo con il discernimento di ogni comunità educativa”.

Inevitabilmente “l’incontro catechistico è – comunque – un annuncio della Parola ed è centrato su di essa, ma ha sempre bisogno di un’adeguata ambientazione e di una motivazione attraente, dell’uso di simboli eloquenti, dell’inserimento in un ampio processo di crescita e dell’integrazione di tutte le dimensioni della persona in un cammino comunitario di ascolto e di risposta”.

Le arti come strumento di bellezza e di evangelizzazione.

Il Santo Padre sottolinea anche come sia opportuno “che ogni catechesi presti una speciale attenzione alla via della bellezza” – via pulchritudinis -“. Perché “Annunciare Cristo significa mostrare che credere in Lui e seguirlo non è solamente una cosa vera e giusta, ma anche bella, capace di colmare la vita di un nuovo splendore e di una gioia profonda, anche in mezzo alle prove”.

Di fronte a questa nuova “prospettiva, tutte le espressioni di autentica bellezza possono essere riconosciute come un sentiero che aiuta ad incontrarsi con il Signore Gesù”. Non si tratta quindi certo “di fomentare un relativismo estetico, che possa oscurare il legame inseparabile tra verità, bontà e bellezza, ma di recuperare la stima della bellezza per poter giungere al cuore umano e far risplendere in esso la verità e la bontà del Risorto”. Bellezza e arte, svincolate da etica e fede, non possono certo essere utili alla Chiesa e alla catechesi. Possono invece solo causare danni e deviare il cammino e gli insegnamenti della catechesi.

Il Pontefice cita anche sant’Agostino, quando afferma che “noi non amiamo se non ciò che è bello”, e quindi “il Figlio fatto uomo, rivelazione della infinita bellezza, è sommamente amabile, e ci attrae a sé con legami d’amore”. Ecco quindi la necessità “che la formazione nella via pulchritudinis sia inserita nella trasmissione della fede”. Allo stesso tempo è quindi “auspicabile che ogni Chiesa particolare promuova l’uso delle arti nella sua opera evangelizzatrice, in continuità con la ricchezza del passato, ma anche nella vastità delle sue molteplici espressioni attuali, al fine di trasmettere la fede in un nuovo linguaggio parabolico”.

Arte quindi certo non come linea guida: è invece un mero strumento, da utilizzare fino a quando e come opportuno. E che non può lasciare spazio a digressioni etiche o, peggio, perversioni. Perché “bisogna avere il coraggio di trovare i nuovi segni, i nuovi simboli, una nuova carne per la trasmissione della Parola, le diverse forme di bellezza che si manifestano in vari ambiti culturali, e comprese quelle modalità non convenzionali di bellezza, che possono essere poco significative per gli evangelizzatori, ma che sono diventate particolarmente attraenti per gli altri”.

La necessità di uno stile di vita etico e coerente con la fede

Papa Francesco precisa inoltre che “per quanto riguarda la proposta morale della catechesi, che invita a crescere nella fedeltà allo stile di vita del Vangelo, è opportuno indicare sempre il bene desiderabile, la proposta di vita, di maturità, di realizzazione, di fecondità, alla cui luce si può comprendere la nostra denuncia dei mali che possono oscurarla. Quindi “più che come esperti in diagnosi apocalittiche o giudici oscuri che si compiacciono di individuare ogni pericolo o deviazione, è bene che possano vederci come gioiosi messaggeri di proposte alte, custodi del bene e della bellezza che risplendono in una vita fedele al Vangelo”.

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