Eutanasia: chi rinuncia alla vita e chi difende quella della propria figlia

Opposte visioni: da una parte quella di DJ Fabo e della sua famiglia, di Gianni Trez, pensionato veneziano di 65 anni morto nella sua stessa clinica, di persone persino giovani che vogliono smettere di vivere e chiedono l’eutanasia non perchè gravemente e irrimediabilmente malate, ma perché depresse. Come se la depressione non potesse essere curata. E come paradossalmente servisse più coraggio nell’affrontarla che nell’affrontare la morte.

Dall’altra parte, in Francia, c’è invece la disperata battaglia dei genitori della piccola Marwa Bouchenafa, una bimba di origine algerina di soli 15 mesi, che si rifiutano di spegnere la macchina che la tiene in vita e la nutre. La bambina nel settembre dello scorso anno era stata purtroppo colpita da un enterovirus molto raro, che le ha causato una infezione devastante, provocandole quelli che i medici definiscono come danni neurologici “gravi e definitivi”, e la paralisi completa degli arti.

Per i medici che l’hanno curata, sarebbe inutile continuare a tenerla in vita: avevano quindi deciso di “staccare la spina”, come banalmente e brutalmente si usa dire in questi casi. Per i genitori, che hanno fatto ricorso, vincendolo, al Tribunale amministrativo di Marsiglia, non è così. E non è “solo” una questione di speranza, come se la speranza fosse poi qualcosa di futile o banale: hanno visto la bimba cominciare a muoversi, aprire gli occhi e reagire, alcuni giorni dopo la Sentenza a loro favorevole del Tribunale, l’8 febbraio scorso.

Il Tribunale ha valutato che continuare le cure per tenere Marwa in vita non è accanimento terapeutico. Nel frattempo, a sostegno dei genitori e della loro lotta per la vita si è attivata una petizione, che ha già raggiunto almeno 240.000 firme. Mentre la mamma Anissa racconta ai giornalisti che Marwa, pur con difficoltà,  la “segue con gli occhi, muove le mani, i piedi, il tronco” e “Risponde alla mia voce e a quella di suo padre”. I genitori non vogliono perdere la speranza, mentre c’è chi, forse troppo presto, l’avrebbe esclusa. La speranza che altre due persone, DJ Fabo e Gianni Trez, avevano purtroppo perso prima di arrivare nella clinica dove hanno deciso di porre fine alle proprie vite.

 

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