Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni in due post X del 17 e 18 ottobre esprime rispetto per chi manifesta pacificamente, condanna gli scontri e chiede alle opposizioni un rifiuto unanime delle violenze
Il diritto di manifestare, il riconoscimento del valore della partecipazione democratica e la condanna delle aggressioni contro le Forze dell’Ordine. Sono questi i temi al centro dei due messaggi pubblicati su X dal Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, il 17 e il 18 ottobre, dopo i disordini registrati in alcune città italiane. Nei due interventi, il Presidente affianca la solidarietà agli agenti al rispetto per le persone scese in piazza pacificamente, distinguendo le ragioni della mobilitazione dai comportamenti di chi cerca lo scontro.
La presa di posizione arriva dopo una giornata nella quale alle manifestazioni si sono accompagnati episodi di violenza, in particolare a Milano. Gli scontri hanno alimentato anche il confronto politico sulla sicurezza delle città e sulla gestione dell’ordine pubblico.
Ancora una volta, le donne e gli uomini delle Forze dell’Ordine hanno dovuto affrontare la violenza di delinquenti che, anche attraverso gruppi organizzati, sfruttano le manifestazioni per cercare lo scontro e seminare il caos.
A tutti loro va la mia piena solidarietà e un ringraziamento sincero. Perché erano lì per tutelare la sicurezza dei cittadini, dei lavoratori, dei commercianti e di tutte le persone che hanno diritto di vivere la propria città senza paura e senza vederla messa a ferro e fuoco da bande di teppisti.
Siamo con voi.
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) October 18, 2026
Il rispetto per chi manifesta pacificamente
Nel messaggio del 17 ottobre, Meloni esordisce esprimendo rispetto per le migliaia di persone che hanno manifestato senza violenze, comprese quelle che hanno partecipato alla mobilitazione indetta dalla CGIL, alla quale erano presenti anche esponenti delle opposizioni. Il riconoscimento riguarda il valore della partecipazione, indipendentemente dalla condivisione delle idee espresse nelle piazze.
«Qualunque siano le idee per le quali si manifesta, la partecipazione è alla base di qualunque sana democrazia», scrive il Presidente del Consiglio. È il passaggio che definisce la distinzione su cui si sviluppa il resto dell’intervento: il dissenso e la mobilitazione pacifica appartengono alla vita democratica, mentre le aggressioni e i danneggiamenti richiedono una condanna specifica.
Questa distinzione permette di evitare che comportamenti violenti vengano attribuiti indistintamente a tutte le persone presenti a una manifestazione. Le responsabilità dei singoli e degli eventuali gruppi coinvolti devono essere accertate, mantenendo separati il giudizio sulle azioni commesse e quello sulle rivendicazioni espresse da chi protesta pacificamente.
I riferimenti a Milano, Torino e Bologna
Nel medesimo post, il Presidente richiama quanto accaduto in tre città. Per Milano, riferisce di lanci di pietre contro le Forze dell’Ordine, agenti feriti, danneggiamenti e violenze che avrebbero costretto a interrompere il corteo. Per Torino, menziona persone fermate con sanpietrini e martelletti frangivetro; per Bologna, richiama la chiusura precauzionale della stazione ferroviaria a seguito dei disordini.
Sono gli episodi attraverso i quali Meloni motiva la propria condanna di chi, nelle sue parole, sfrutta le manifestazioni per provocare il caos e aggredire chi garantisce la sicurezza. Il Presidente individua quindi una separazione netta tra l’esercizio del diritto di protesta e le condotte che mettono a rischio persone, attività e spazi pubblici.
Le conseguenze dei disordini investono infatti anche chi non partecipa alle mobilitazioni: lavoratori, commercianti, residenti e persone in viaggio. La tutela di queste attività quotidiane entra nel ragionamento del Presidente come parte della responsabilità delle istituzioni verso l’intera comunità.
L’appello alle opposizioni
Il messaggio del 17 ottobre contiene anche una richiesta rivolta alle opposizioni: condannare senza ambiguità le violenze e lanciare un appello affinché ogni mobilitazione sia pacifica. Meloni sostiene che il rifiuto di questi comportamenti debba essere unanime e considera inaccettabili reticenze o silenzi.
Si tratta di una sollecitazione politica esplicita, che va distinta dall’accertamento delle responsabilità per gli scontri. La richiesta del Presidente riguarda la posizione pubblica delle forze politiche; l’individuazione degli autori delle violenze e delle eventuali responsabilità organizzative resta invece affidata al lavoro delle autorità competenti.
Nel confronto tra maggioranza e opposizione, il punto sollevato è quello di una responsabilità condivisa nella difesa della partecipazione pacifica. Condannare un’aggressione e discutere delle ragioni sociali di una protesta sono due piani che possono trovare entrambi spazio nel dibattito pubblico, senza che l’uno cancelli l’altro.
Il ringraziamento agli agenti
Il 18 ottobre, Meloni torna sull’argomento concentrandosi sulle donne e sugli uomini delle Forze dell’Ordine. Nel nuovo messaggio esprime piena solidarietà e un ringraziamento per il servizio svolto, denunciando la violenza di persone che, anche attraverso gruppi organizzati, utilizzerebbero le manifestazioni per cercare lo scontro. Il post si conclude con le parole «Siamo con voi». Ansa.it
Il Presidente richiama il compito degli agenti di tutelare la sicurezza dei cittadini, dei lavoratori e dei commercianti. Il riferimento comprende il diritto delle persone a vivere la propria città senza paura e senza subire le conseguenze di aggressioni o devastazioni.
Il ringraziamento mette al centro anche la dimensione personale del servizio: dietro le divise vi sono donne e uomini esposti a rischi mentre svolgono un compito pubblico. La loro tutela si accompagna a quella dei manifestanti pacifici, che devono poter esprimere le proprie posizioni in condizioni di sicurezza.
Partecipazione e responsabilità nello spazio pubblico
Considerati insieme, i due interventi delineano la posizione del Presidente attraverso tre elementi: rispetto per la protesta pacifica, condanna delle violenze e vicinanza alle Forze dell’Ordine. A questi si aggiunge la richiesta di una presa di posizione comune da parte delle forze politiche contro le aggressioni.
Per la vita democratica, la possibilità di dissentire e la sicurezza delle persone costituiscono esigenze da garantire insieme. Una piazza nella quale si possa manifestare liberamente richiede che siano tutelati sia coloro che vi partecipano sia coloro che lavorano, abitano o transitano nelle aree interessate.
La responsabilità pubblica consiste anche nel mantenere queste distinzioni: ascoltare le rivendicazioni, accertare le condotte individuali, proteggere chi svolge il proprio servizio e impedire che la violenza comprometta lo spazio del confronto. È su questo terreno che il dissenso può conservare il proprio valore democratico e tradursi in partecipazione, proposta e dialogo.