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Papa Leone XIV, decorso regolare dopo l’intervento al polmone, ha ripreso a lavorare

Papa Leone XIV salute equipe sanitaria

Gli aggiornamenti del 15 ottobre dal Policlinico Gemelli sulla salute di Papa Leone XIV riferiscono controlli nella norma e progressi nel recupero

Il Pontefice prosegue la terapia e ha incontrato monsignor Paolo Rudelli

Prosegue regolarmente il decorso postoperatorio di Papa Leone XIV, ricoverato al Policlinico Gemelli dopo l’intervento chirurgico del 13 ottobre. Le informazioni diffuse dalla Sala Stampa della Santa Sede nella giornata di giovedì 15 ottobre descrivono un recupero favorevole: i controlli hanno dato risultati nella norma e la radiografia toracica ha evidenziato una buona ripresa del polmone operato. Il Pontefice ha svolto autonomamente le attività quotidiane e ha proseguito la fisioterapia, comprendente attività motorie complete. Ha inoltre ripreso l’attività lavorativa, incontrando nel pomeriggio il sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato, monsignor Paolo Rudelli.

L’aggiornamento offre elementi incoraggianti, da leggere nel contesto di una convalescenza ancora in corso. La ripresa di alcune occupazioni documenta un progresso, ma non equivale alla conclusione del percorso di cura. In questa fase resta centrale la valutazione dell’équipe sanitaria, chiamata a seguire l’evoluzione clinica e a stabilire i tempi del recupero.

L’operazione del 13 ottobre

Il ricovero era stato preceduto dall’annuncio dello stesso Leone XIV all’Angelus di domenica 11 ottobre. Il Papa aveva spiegato che, durante alcuni controlli, era stato individuato un nodulo polmonare circoscritto e ben localizzato, rilevato in una fase iniziale. Aveva quindi comunicato la decisione di sottoporsi all’intervento consigliato dai medici, chiedendo ai fedeli di accompagnarlo con la preghiera. Una comunicazione personale che aveva reso partecipe la comunità ecclesiale di un momento delicato della sua vita.

L’operazione è stata eseguita il 13 ottobre dall’équipe di chirurgia toracica guidata dal professor Stefano Margaritora. Per rimuovere la lesione è stato asportato il lobo inferiore del polmone destro attraverso una tecnica videoassistita. L’esame istologico estemporaneo ha confermato la diagnosi di adenocarcinoma polmonare, già sospettata dagli accertamenti precedenti. Secondo il bollettino, l’intervento è durato circa novanta minuti e si è concluso senza complicanze; il Pontefice si è risvegliato regolarmente ed è rientrato nella propria stanza dopo un periodo di osservazione. Erano stati annunciati ulteriori esami sul materiale asportato e una degenza indicativa di circa una settimana. Questa previsione non costituisce, tuttavia, una data definitiva di dimissione.

I primi passi e il recupero quotidiano

Già mercoledì 14 ottobre erano arrivati segnali positivi. Gli esami del sangue e la radiografia del torace previsti dopo l’operazione avevano restituito valori coerenti con il tipo di intervento effettuato. Leone XIV aveva iniziato la fisioterapia respiratoria, mosso i primi passi nella stanza e ripreso ad alimentarsi regolarmente, consumando colazione e pranzo. Il direttore della Sala Stampa, Matteo Bruni, aveva inoltre riferito che l’umore del Papa era buono. Nel pomeriggio il Pontefice aveva concelebrato la Messa in una sala predisposta al decimo piano dell’ospedale.

Questi passaggi restituiscono la dimensione concreta della convalescenza: tornare a muoversi, mangiare, recuperare autonomia e seguire le indicazioni dei sanitari. Anche per una persona investita di responsabilità pubbliche e spirituali, la cura richiede attenzione ai ritmi del corpo. Il tempo necessario per ristabilirsi merita rispetto, senza trasformare ogni gesto quotidiano in una previsione sui successivi impegni.

La vicinanza e le preghiere dei fedeli, da Roma a Gaza

Al percorso sanitario si accompagna una partecipazione che attraversa comunità e Paesi. Davanti al Gemelli diversi fedeli si sono fermati a pregare, mentre nella cappella dell’ospedale il cardinale vicario di Roma, Baldassare Reina, ha guidato il Rosario nella giornata dell’intervento. Manifestazioni di vicinanza sono arrivate anche dalla comunità cattolica di Gaza, che si è raccolta nella celebrazione della Messa e nella preghiera.

La Conferenza episcopale statunitense ha esteso il proprio invito a ricordare, insieme al Pontefice, i medici e il personale sanitario, tutte le persone che convivono con un tumore, le loro famiglie e quanti le assistono. Un richiamo che allarga l’attenzione dalla salute del Papa all’esperienza di tante persone, spesso vissuta lontano dalla visibilità pubblica.

La fragilità rende evidente il valore delle relazioni e dell’assistenza. Accanto alla competenza medica contano l’ascolto, la presenza e il sostegno a chi affronta l’incertezza. Per la comunità cristiana, accompagnare il Papa nella preghiera può diventare anche un’occasione per rinnovare la vicinanza ai malati e a chi se ne prende cura, riconoscendo in ogni persona la stessa dignità.

Immagine creata con IA, a cura Fede e Ragione.

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