Giornale Online Direttore Paolo Centofanti

Scuola e università

Giornata mondiale degli insegnanti, difendere chi forma il futuro nell’era dell’intelligenza artificiale

giornata mondiale degli insegnanti educazione intelligenza artificiale

Celebrata il 5 ottobre, la Giornata mondiale degli insegnanti 2026 ha richiamato la necessità di proteggere la professione docente

Tecnologie digitali e intelligenza artificiale possono sostenere la scuola, ma non sostituiscono la relazione educativa, il discernimento e la responsabilità verso gli studenti

La Giornata mondiale degli insegnanti, celebrata ieri 5 ottobre, non dovrebbe esaurirsi in un ringraziamento formale rivolto a chi lavora nelle scuole e nelle università. È soprattutto un’occasione per domandarsi quale valore attribuiamo realmente all’educazione e alle persone alle quali affidiamo la formazione delle nuove generazioni.

Il tema scelto per il 2026 è stato “Al fianco degli insegnanti: sessant’anni per proteggere la professione, elevarne lo status e plasmare il nostro futuro”. La ricorrenza ha coinciso infatti con il sessantesimo anniversario della Raccomandazione adottata nel 1966 dall’Organizzazione internazionale del lavoro e dall’UNESCO sulla condizione del personale docente. Il documento stabilì principi relativi a diritti, responsabilità, preparazione professionale, reclutamento e condizioni di lavoro degli insegnanti. UNESCO

A distanza di sessant’anni, il problema non riguarda soltanto il riconoscimento economico della professione. È in gioco anche il suo valore simbolico, culturale e sociale. Difendere gli insegnanti significa riconoscere che una società incapace di rispettare chi educa rischia di indebolire le basi del proprio futuro.

Una professione indispensabile ma spesso svalutata

Agli insegnanti vengono affidati compiti sempre più numerosi. Devono trasmettere conoscenze, sviluppare competenze, individuare difficoltà, favorire l’inclusione, gestire conflitti, dialogare con le famiglie e accompagnare gli studenti in un ambiente sociale attraversato da trasformazioni profonde.

La scuola deve inoltre affrontare le conseguenze delle disuguaglianze economiche, delle migrazioni, delle crisi familiari, del disagio psicologico e delle nuove forme di dipendenza digitale. Al docente viene frequentemente chiesto di compensare fragilità che nascono fuori dall’aula, senza che gli siano sempre assicurati risorse, strumenti e sostegno adeguati.

A questa crescita delle responsabilità non corrisponde necessariamente un maggiore riconoscimento. Carichi burocratici, precarietà, retribuzioni insufficienti, classi complesse e limitata autonomia professionale possono ridurre il tempo e le energie disponibili per la relazione educativa.

Non basta quindi definire l’insegnamento una missione. La parola “vocazione”, quando viene utilizzata per giustificare condizioni di lavoro inadeguate, rischia di trasformarsi in una forma di retorica. La dedizione personale non può sostituire diritti, formazione continua, stabilità e ambienti di lavoro dignitosi.

Educare non significa solo trasferire informazioni

La diffusione di Internet aveva già reso accessibile una quantità di informazioni impensabile per le generazioni precedenti. L’intelligenza artificiale generativa compie un ulteriore passo: non si limita a reperire contenuti, ma produce spiegazioni, riassunti, esercizi, immagini, traduzioni e risposte adattate alle richieste dell’utente.

Di fronte a strumenti tanto potenti può sorgere una domanda: se un sistema digitale è capace di spiegare quasi qualsiasi argomento, quale funzione rimane all’insegnante?

La domanda nasce da una concezione riduttiva dell’educazione. Un docente non è soltanto un distributore di informazioni. Insegna a collegare i fatti, controllare le fonti, distinguere una dimostrazione da un’opinione, riconoscere un errore e modificare un giudizio quando emergono nuovi elementi.

Educare significa inoltre conoscere le persone alle quali ci si rivolge. La stessa spiegazione può aiutare uno studente e confonderne un altro. Un insegnante osserva esitazioni, silenzi, progressi e difficoltà. Può comprendere quando una risposta corretta nasconde una comprensione superficiale o quando un errore contiene un’intuizione da sviluppare.

Un algoritmo elabora dati e genera contenuti sulla base di modelli statistici. Non assume però la responsabilità morale della crescita di una persona. Non può sostituire quella presenza educativa nella quale conoscenza, fiducia, autorevolezza e attenzione si incontrano.

L’intelligenza artificiale come strumento, non come sostituto

Rifiutare l’intelligenza artificiale non sarebbe una risposta realistica. Queste tecnologie possono aiutare gli insegnanti a preparare materiali, costruire esercizi differenziati, adattare testi, generare esempi e rendere più accessibili alcuni contenuti agli studenti con bisogni specifici.

Possono essere utili anche per confrontare interpretazioni, simulare dialoghi, esercitare una lingua straniera o iniziare una ricerca. L’effettiva qualità del risultato dipende però dalla competenza di chi utilizza lo strumento e dalla capacità di verificarne le risposte.

I sistemi generativi possono produrre informazioni inesatte, riferimenti inesistenti, semplificazioni e argomentazioni apparentemente plausibili ma infondate. Possono inoltre riprodurre pregiudizi presenti nei dati con cui sono stati sviluppati. Per questa ragione, introdurre l’IA nella scuola senza rafforzare il ruolo degli insegnanti sarebbe una contraddizione.

Più crescono le capacità delle tecnologie, maggiore diventa la necessità di persone capaci di valutarle criticamente. Il docente non perde importanza nell’era dell’intelligenza artificiale: diventa ancora più necessario come mediatore, interprete e garante del processo educativo.

Occorre però evitare che l’IA venga impiegata principalmente per controllare il lavoro degli insegnanti, aumentare gli adempimenti o affidare decisioni educative a procedure opache. Una tecnologia destinata a sostenere la scuola deve liberare tempo per l’insegnamento e la relazione, non trasformare docenti e studenti in semplici produttori di dati.

Fede, ragione e libertà della persona

Ogni autentica educazione nasce dalla fiducia nella capacità della persona di conoscere, interrogarsi e crescere. Ragione e libertà non sono elementi separabili: si educa veramente quando si offrono strumenti per comprendere la realtà senza imporre risposte che impediscano il confronto.

La tradizione cristiana ha attribuito grande importanza all’insegnamento perché considera ogni essere umano dotato di una dignità che precede risultati, rendimento e utilità sociale. Lo studente non è un contenitore da riempire, né una risorsa da preparare esclusivamente per il mercato del lavoro. È una persona chiamata a sviluppare intelligenza, coscienza, responsabilità e capacità di relazione.

Anche la fede, quando entra nel dialogo educativo, non dovrebbe essere presentata come una scorciatoia che elimina le domande. Può invece ricordare che la ricerca della verità richiede umiltà e che la conoscenza non coincide con il possesso totale della realtà.

La ragione consente di analizzare, verificare e argomentare. La fede apre interrogativi sul significato, sulla dignità e sul fine delle azioni umane. Il compito dell’educazione non è confondere i diversi piani della conoscenza, ma aiutare a metterli in dialogo nel rispetto della libertà di coscienza.

L’autorevolezza che nasce dalla coerenza

L’insegnante ha bisogno di autorevolezza, ma l’autorevolezza non coincide con l’autoritarismo. Non nasce semplicemente dal ruolo formale né dalla possibilità di attribuire voti e sanzioni. Si costruisce attraverso competenza, equità, capacità di ascolto e coerenza.

Gli studenti percepiscono rapidamente la distanza tra ciò che un adulto afferma e il modo in cui si comporta. Un docente che invita al rispetto ma umilia, che chiede rigore ma giudica arbitrariamente o che parla di dialogo senza accettare domande indebolisce il valore delle proprie parole.

Al contrario, riconoscere un errore non diminuisce l’autorevolezza. Può insegnare concretamente che la conoscenza procede anche attraverso revisioni e correzioni. In una cultura digitale dominata dall’esibizione della certezza e dalla velocità delle reazioni, mostrare la pazienza del ragionamento è già una forma di educazione.

Proteggere gli insegnanti significa proteggere gli studenti

Difendere la condizione dei docenti non costituisce una rivendicazione separata dall’interesse degli studenti. Un insegnante formato, rispettato e sostenuto può dedicare più attenzione alle persone e alla qualità dell’insegnamento. Un docente isolato, precario o sovraccarico avrà maggiori difficoltà a svolgere pienamente il proprio compito.

Servono investimenti economici, ma anche una diversa cultura dell’educazione. Occorre coinvolgere gli insegnanti nelle decisioni che riguardano la scuola, riconoscere le loro competenze e offrire occasioni autentiche di aggiornamento. La formazione sulle tecnologie digitali non dovrebbe limitarsi all’apprendimento di nuove piattaforme, ma comprendere aspetti pedagogici, etici e critici.

È necessario inoltre ricostruire un’alleanza tra scuola, famiglie e comunità. Il docente non può essere lasciato solo davanti a problemi sociali complessi, né può essere considerato un semplice fornitore di servizi sottoposto alle richieste individuali. L’educazione richiede collaborazione, rispetto reciproco e assunzione condivisa di responsabilità.

La Giornata mondiale degli insegnanti è trascorsa, ma le domande che porta con sé restano aperte. In una società capace di produrre risposte automatiche in pochi secondi, il vero valore dell’insegnante consiste anche nell’aiutare i giovani a formulare domande migliori.

Le macchine potranno generare testi, immagini e spiegazioni sempre più efficaci. Non potranno però sostituire la responsabilità di una persona adulta che riconosce nello studente una persona, ne accompagna la crescita e lo aiuta a diventare libero. Proteggere gli insegnanti significa, in definitiva, proteggere la possibilità stessa di un futuro più consapevole, umano e giusto.

Immagine originale creata con Intelligenza Artificiale.

Comments

comments