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Meloni : con gli agenti IA resta irrisolto il nodo della responsabilità

presidente Giorgia Meloni

Intervenendo all’evento “Oltre le Radici”, il Presidente Meloni richiama i rischi dei sistemi artificiali capaci di operare autonomamente e coordinare altri agenti

Al centro anche lavoro, verità dell’informazione, democrazia, sostegno alle imprese e costo dell’energia

Il rapido sviluppo dell’intelligenza artificiale pone una questione che politica, diritto e imprese non hanno ancora risolto: chi risponde delle azioni compiute da un agente artificiale quando il sistema continua a operare autonomamente per raggiungere un obiettivo e assegna compiti ad altri agenti?

È uno degli interrogativi sollevati dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante il videocollegamento del 30 settembre con l’evento “Oltre le Radici: il modello Nordest tra Europa, impresa e futuro”, organizzato da Il Gazzettino.

Nel dialogo con il direttore editoriale Roberto Papetti, il Presidente ha affrontato le prospettive delle imprese, la prossima legge di bilancio, il costo dell’energia e il ruolo dell’Europa. Il passaggio dedicato all’intelligenza artificiale ha però ampliato la riflessione oltre gli aspetti economici, richiamando le conseguenze della tecnologia sulla responsabilità individuale, sul lavoro e sulla libertà democratica.

Agenti artificiali che continuano ad agire

Meloni ha osservato che l’innovazione procede spesso più velocemente della politica e della sua capacità di costruire regole adeguate. Il problema non consiste soltanto nell’accompagnare l’evoluzione delle professioni attraverso nuovi strumenti, ma nel comprendere i rischi introdotti da sistemi dotati di una crescente autonomia operativa.

Gli agenti di intelligenza artificiale non si limitano necessariamente a rispondere a una singola domanda. Possono ricevere un obiettivo complesso, suddividerlo in diversi compiti, utilizzare strumenti digitali e impartire indicazioni ad altri agenti. L’attività può quindi proseguire anche quando l’essere umano ha smesso di fornire direttamente nuovi input.

È in questa concatenazione di decisioni che emerge il problema della responsabilità. Se qualcosa nel sistema non funziona o produce un danno, ha domandato il Presidente, la responsabilità appartiene a chi ha formulato l’istruzione iniziale, allo sviluppatore, alla piattaforma oppure a chi ha messo il sistema a disposizione?

Non si tratta di una questione astratta. Un agente può intervenire nell’organizzazione del lavoro, nella selezione di informazioni, nella gestione di processi aziendali o nell’esecuzione di operazioni che generano effetti concreti. Quanto più aumenta la sua capacità di agire senza una supervisione continua, tanto più diventa necessario stabilire chi debba controllarlo, quali limiti non possa oltrepassare e chi sia chiamato a rispondere delle conseguenze.

L’autonomia tecnica non elimina quella umana

Attribuire una crescente autonomia a un sistema non significa trasformarlo automaticamente in un soggetto morale. L’intelligenza artificiale può scegliere i mezzi ritenuti più efficaci per raggiungere un obiettivo, ma non possiede per questo una coscienza capace di comprendere il significato umano delle proprie azioni.

La responsabilità non può quindi essere dissolta nella complessità tecnologica. Il rischio è che la presenza di molti soggetti – sviluppatori, fornitori, utilizzatori, piattaforme e agenti interconnessi – renda più difficile individuare chi avrebbe dovuto prevenire un errore.

Un sistema costruito per raggiungere un risultato può inoltre interpretare in modo letterale le istruzioni ricevute, trascurando ciò che non è stato specificato. L’essere umano comprende spesso un compito all’interno di un contesto fatto di regole, valori, limiti impliciti e conseguenze prevedibili. Un agente artificiale può invece perseguire l’obiettivo assegnato senza riconoscere automaticamente tutto ciò che per una persona rappresenterebbe un vincolo morale o sociale.

Per questo l’innovazione richiede una progettazione responsabile, verifiche continue e la possibilità di interrompere l’azione del sistema. La supervisione umana non può essere ridotta a una firma formale apposta al termine di un processo che nessuno è ormai in grado di ricostruire.

Il rapporto tra IA e lavoro

Il Presidente ha richiamato anche l’impatto dell’intelligenza artificiale sul mercato del lavoro. Le nuove tecnologie possono aumentare la produttività, alleggerire attività ripetitive e offrire strumenti più avanzati a medici, ricercatori, imprese e pubbliche amministrazioni. Possono però trasformare rapidamente professioni e organizzazioni, creando nuove disuguaglianze tra chi controlla i sistemi e chi vede il proprio lavoro ridefinito dalle loro decisioni.

La questione non riguarda soltanto il numero dei posti che potranno essere creati o sostituiti. Riguarda anche la qualità del lavoro, l’autonomia professionale, la distribuzione dei benefici economici e il diritto delle persone a comprendere quando una decisione che le riguarda è stata affidata a un algoritmo.

L’efficienza non può diventare l’unico criterio. Una tecnologia può ridurre tempi e costi senza rispettare necessariamente la dignità del lavoratore. Il progresso dovrebbe essere valutato anche in base alla capacità di migliorare le condizioni delle persone, sostenere le competenze e distribuire in modo equo i vantaggi prodotti dall’innovazione.

Verità e libertà democratica

Un altro rischio indicato da Meloni riguarda la possibilità di non riuscire più a distinguere ciò che è vero da ciò che è stato artificialmente costruito. Testi, immagini, voci e video sintetici possono riprodurre in modo sempre più credibile l’aspetto e le parole di una persona, alterando la percezione degli eventi.

La democrazia presuppone cittadini in grado di formarsi un giudizio sulla base di informazioni attendibili. Se diventa impossibile distinguere ciò che una persona ha realmente fatto o dichiarato da ciò che viene falsamente attribuito a essa, anche la libertà di scegliere i propri rappresentanti può essere compromessa.

La manipolazione non nasce con l’intelligenza artificiale. Propaganda, disinformazione e falsificazione hanno accompagnato l’intera storia politica. La tecnologia ne aumenta però velocità, quantità e capacità di personalizzazione, rendendo possibile produrre contenuti differenti per gruppi specifici e diffonderli attraverso reti nelle quali la verifica arriva spesso dopo il danno.

Difendere la democrazia richiede quindi strumenti tecnici di autenticazione, informazione professionale, educazione critica e responsabilità delle piattaforme. Richiede soprattutto che l’essere umano non deleghi agli algoritmi il proprio giudizio.

Una “policrisi” che coinvolge imprese e famiglie

Il riferimento all’intelligenza artificiale è stato inserito dal Presidente in una riflessione più ampia sulla fase storica contemporanea, descritta come una “policrisi”: crisi diverse che si sovrappongono, si alimentano reciprocamente e producono conseguenze sulle società e sui sistemi economici.

In questo contesto, Meloni ha indicato come priorità del Governo la difesa del potere d’acquisto, il sostegno ai lavoratori e alle imprese, la protezione delle famiglie, la natalità e la salute.

In vista della prossima legge di bilancio, il Presidente non ha anticipato le singole misure, spiegando che il lavoro è ancora in una fase iniziale. Ha però confermato la volontà di proseguire nella strategia adottata negli anni precedenti, ricordando la riduzione delle tasse sul lavoro, la super deduzione del costo sostenuto per i nuovi assunti, l’iperammortamento, il rifinanziamento della nuova Sabatini e gli esoneri contributivi destinati a favorire l’occupazione.

Tra gli obiettivi indicati figura anche la proroga della detassazione degli aumenti contrattuali, misura rivolta a sostenere i salari e il potere d’acquisto dei lavoratori.

Energia e competitività del sistema produttivo

Uno dei dossier considerati prioritari riguarda il prezzo dell’energia per le imprese. Il Presidente ha richiamato la maggiore flessibilità ottenuta in Europa, dalla quale deriverebbe una disponibilità complessiva superiore a 14 miliardi di euro in due anni.

L’intenzione dichiarata è utilizzare queste risorse soprattutto per ridurre in modo strutturale i costi energetici sostenuti dal sistema produttivo. Per un territorio fortemente manifatturiero come il Nordest, il prezzo dell’energia incide direttamente sulla competitività, sulla possibilità di investire e sulla tenuta dell’occupazione.

Meloni ha inoltre annunciato la volontà di estendere, in una prima fase, le semplificazioni previste dalla Zona economica speciale unica. L’obiettivo è offrire agli imprenditori un solo punto di accesso amministrativo e tempi certi per le autorizzazioni, riducendo gli ostacoli burocratici agli investimenti.

Un’Europa meno ideologica e più pragmatica

Nel passaggio dedicato all’Europa, il Presidente ha chiesto un approccio meno ideologico e più capace di adattare le priorità alle trasformazioni economiche e geopolitiche.

Una particolare attenzione è stata riservata al sistema europeo di scambio delle quote di emissione. Secondo Meloni, l’attuale disciplina rischia di imporre costi eccessivi alle imprese manifatturiere europee, mentre molti concorrenti internazionali non sono sottoposti agli stessi vincoli.

La transizione ambientale rimane necessaria, ma non può essere perseguita attraverso misure che producano la perdita di attività industriali in Europa e il loro trasferimento verso Paesi con standard ambientali inferiori. La tutela del clima, la sicurezza energetica e la competitività devono quindi essere affrontate come parti della stessa strategia.

Il Presidente ha ricordato il lavoro svolto con il Primo Ministro ceco Andrej Babiš per preparare proposte da presentare al prossimo Consiglio europeo. Ha inoltre annunciato una nuova iniziativa nei confronti della Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, chiedendo che l’aumento dell’inflazione legato al caro energia sia considerato nel calcolo dei parametri europei e nella flessibilità concessa agli Stati per sostenere famiglie e imprese.

Innovare senza sottrarsi alla responsabilità

L’intervento all’evento dedicato al modello economico del Nordest ha collegato innovazione, industria, lavoro e democrazia. La questione che attraversa questi ambiti è la stessa: la capacità di utilizzare nuovi strumenti senza perdere il controllo delle loro conseguenze.

L’intelligenza artificiale può contribuire allo sviluppo delle imprese, della ricerca e dei servizi. Non può però diventare uno spazio privo di responsabilità, nel quale ogni soggetto attribuisce le conseguenze delle decisioni a un altro elemento della catena.

La politica deve costruire regole capaci di proteggere le persone senza bloccare l’innovazione. Le imprese devono integrare la sicurezza e la responsabilità nei sistemi che utilizzano. Gli sviluppatori devono rendere verificabili i processi, mentre gli utilizzatori devono conservare consapevolezza e capacità di giudizio.

La domanda posta dal Presidente sugli agenti artificiali riguarda dunque l’intera società: chi risponde quando una macchina continua ad agire per conto nostro? Finché non sarà possibile dare una risposta chiara, l’autonomia tecnologica rischierà di crescere più velocemente della responsabilità umana.

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