Dal sostegno agli alunni con disabilità al limite del 30 per cento per gli studenti stranieri in alcune classi prime, fino al latino facoltativo, ai contributi per i libri di testo e al contrasto del cyberbullismo
Il Consiglio dei Ministri interviene sull’anno scolastico 2026/2027, sulla formazione superiore e sulla ricerca
Il Consiglio dei Ministri, riunito il 24 settembre 2026 a Palazzo Chigi sotto la presidenza del Presidente Giorgia Meloni, ha approvato un decreto-legge che introduce un ampio insieme di misure riguardanti scuola, università e ricerca.
Il provvedimento punta a garantire il regolare avvio dell’anno scolastico 2026/2027, accompagnare il completamento degli interventi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, sostenere l’integrazione degli studenti stranieri e rafforzare alcuni settori della formazione superiore e della ricerca.
Le disposizioni affrontano questioni molto diverse, ma sono unite da una domanda fondamentale: come rendere la scuola capace di riconoscere le necessità di ciascuno, senza rinunciare alla costruzione di una comunità educativa condivisa?
Sostegno agli alunni con disabilità e continuità didattica
Una delle misure più rilevanti riguarda il sostegno agli alunni con disabilità. Il piano educativo individualizzato dovrà indicare le ore di sostegno necessarie alla classe secondo un calendario che consenta di determinare l’organico prima dell’inizio dell’anno scolastico.
Il piano sarà inoltre aggiornato, per quanto riguarda le ore di sostegno, nei passaggi tra i diversi gradi di istruzione. L’obiettivo è assicurare una maggiore continuità delle risorse, evitando che il cambiamento di scuola o di ciclo produca ritardi e interruzioni nell’assistenza educativa.
La qualità dell’inclusione non dipende soltanto dal numero complessivo dei docenti, ma anche dalla possibilità di programmare gli interventi in tempo utile. Un sostegno assegnato in ritardo può infatti compromettere l’avvio dell’anno scolastico e rendere più difficile tanto il percorso dell’alunno quanto il lavoro della classe.
La disabilità non può essere affrontata come un problema amministrativo da risolvere dopo l’inizio delle lezioni. Richiede programmazione, competenze specifiche e collaborazione tra insegnanti, famiglie e servizi territoriali.
Il limite del 30 per cento per alcune classi prime
Dal 2027/2028 cambieranno anche i criteri per la formazione delle classi prime, con l’obiettivo dichiarato di garantire una composizione equilibrata e favorire l’integrazione degli studenti stranieri.
Nella scuola primaria, gli alunni con cittadinanza non italiana che non siano nati in Italia o non abbiano frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia non potranno superare il 30 per cento degli iscritti in ciascuna classe prima.
Nella scuola secondaria di primo e secondo grado, il medesimo limite sarà applicato agli studenti con cittadinanza non italiana che non abbiano frequentato con esito positivo il sistema scolastico nazionale per almeno tre anni.
Il criterio, quindi, non riguarda indiscriminatamente tutti gli alunni stranieri. Tiene conto della nascita in Italia e della precedente esperienza nel sistema educativo nazionale, elementi che possono incidere sulla conoscenza della lingua e sulla familiarità con il contesto scolastico.
Quando il numero delle iscrizioni non permetterà di rispettare la soglia, gli uffici scolastici territoriali dovranno intervenire per distribuire in modo più equilibrato gli alunni tra istituti vicini, salvaguardando per quanto possibile la prossimità rispetto al domicilio. La misura sarà accompagnata da risorse destinate ad attività extracurricolari per rafforzare le competenze di base nella lingua italiana.
L’integrazione non può ridursi a una percentuale
La composizione delle classi è certamente importante, ma nessun limite numerico può sostituire una vera politica educativa. L’integrazione richiede insegnanti preparati, mediatori culturali quando necessari, strumenti per l’apprendimento dell’italiano e occasioni di incontro tra famiglie.
Occorre inoltre evitare che la distribuzione degli studenti si trasformi in una semplice operazione burocratica o costringa bambini e ragazzi a spostamenti incompatibili con la vita familiare. Sarà decisivo il modo in cui il principio di prossimità verrà applicato concretamente nei territori.
La conoscenza della lingua costituisce una condizione essenziale per partecipare alle lezioni, comprendere le regole e costruire relazioni. Non deve però diventare uno strumento di esclusione. La scuola ha il compito di aiutare chi parte da una condizione di svantaggio, senza abbassare la qualità dell’insegnamento e senza lasciare soli gli istituti che affrontano le situazioni più complesse.
Il coinvolgimento delle famiglie straniere
Il decreto interviene anche sul rapporto tra scuola e famiglie. Qualora le difficoltà linguistiche dei genitori stranieri impediscano un’efficace collaborazione con l’istituzione scolastica, le scuole dovranno segnalarlo ai servizi sociali.
Per i genitori potrà essere prevista la frequenza gratuita di corsi di italiano presso i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti, con l’obiettivo di raggiungere almeno il livello A2. In caso di mancata partecipazione, dopo una diffida e salvo i casi di esenzione, potrà essere applicata una sanzione amministrativa pecuniaria.
È una scelta che attribuisce alla conoscenza della lingua una funzione non soltanto individuale, ma anche educativa e sociale. Un genitore che comprende comunicazioni, colloqui e indicazioni didattiche può partecipare più consapevolmente alla vita scolastica del figlio.
La previsione di una sanzione richiederà tuttavia un’applicazione equilibrata. Prima di punire la mancata frequenza, sarà necessario valutare eventuali ostacoli legati al lavoro, alla salute, alla cura dei figli, ai trasporti o ad altre condizioni di vulnerabilità.
Divieto di partecipare con il volto coperto
Il provvedimento vieta inoltre di prendere parte alle attività scolastiche con il volto coperto o secondo modalità che impediscano il riconoscimento della persona. Sono previste eccezioni per motivi sanitari certificati e per esigenze connesse alle attività didattiche o formative.
La scuola è uno spazio nel quale la relazione educativa richiede riconoscibilità, comunicazione e responsabilità reciproca. Il principio dovrà essere applicato nel rispetto della dignità delle persone, evitando generalizzazioni e conflitti identitari.
Le regole comuni sono necessarie per garantire sicurezza e convivenza, ma la loro efficacia dipende anche dalla capacità di spiegarne le ragioni e di accompagnarne l’applicazione attraverso il dialogo.
Latino facoltativo alle scuole medie
Tra le novità previste dal 2027/2028 figura l’insegnamento facoltativo del latino per l’educazione linguistica, a partire dal secondo anno della scuola secondaria di primo grado. Il percorso avrà una durata di 33 ore annuali.
La proposta non sembra voler anticipare semplicemente lo studio liceale della grammatica latina, ma utilizzare la lingua come strumento per comprendere meglio l’italiano, la formazione delle parole e le strutture del pensiero.
Se proposto in modo accessibile, il latino può aiutare gli studenti a scoprire le radici della lingua e a sviluppare capacità logiche e analitiche. La sua introduzione non dovrebbe tuttavia ridurre gli spazi destinati al recupero delle competenze fondamentali, soprattutto nei contesti nei quali persistono difficoltà nella comprensione del testo e nell’espressione scritta.
Libri di testo, rispetto e contrasto del cyberbullismo
Il decreto incrementa le risorse per la gratuità totale o parziale dei libri di testo. Dal 2027 sarà istituito un fondo da 20 milioni di euro annui per contributi erogati direttamente alle famiglie con un ISEE non superiore a 40.000 euro.
L’accesso ai materiali scolastici è una condizione concreta del diritto allo studio. Il costo dei libri, soprattutto per le famiglie con più figli, può rappresentare un peso significativo. Sarà quindi importante che i contributi siano erogati con procedure semplici e tempi compatibili con l’inizio delle lezioni.
Aumentano anche le risorse destinate al contrasto del cyberbullismo. I finanziamenti per i percorsi di educazione al rispetto e contro ogni forma di violenza di genere saranno trasferiti direttamente alle istituzioni scolastiche e incrementati di tre milioni di euro sia per il 2026 sia per il 2027.
Il cyberbullismo non può essere affrontato soltanto attraverso divieti e sanzioni. Richiede educazione alla responsabilità digitale, consapevolezza delle conseguenze delle parole e capacità di riconoscere la dignità dell’altra persona anche quando la relazione passa attraverso uno schermo.
Licei tecnologici e licei professionali
Il decreto modifica inoltre la denominazione degli istituti tecnici e professionali, che diventeranno rispettivamente licei tecnologici e licei professionali. È prevista anche una revisione del monte ore, mentre per il 2027 saranno incrementate le risorse destinate ai campus della filiera formativa tecnologico-professionale.
Il cambiamento del nome può contribuire a superare l’idea che la formazione tecnica e professionale rappresenti una scelta di livello inferiore. Tuttavia, la dignità di questi percorsi non dipenderà dall’etichetta adottata, ma dalla qualità dei laboratori, dalla preparazione degli insegnanti, dal rapporto con il territorio e dalla capacità di offrire competenze realmente spendibili senza ridurre l’istruzione alle sole esigenze immediate del mercato. Una formazione tecnologica autentica deve unire conoscenze teoriche, capacità pratiche e consapevolezza delle conseguenze sociali dell’innovazione.
Università, ricerca e competenze digitali
Le misure approvate interessano anche la pubblica amministrazione, l’università e la ricerca. Fino al 2028 proseguirà la possibilità per le amministrazioni pubbliche di assumere a tempo determinato giovani laureati e, nel settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, diplomati degli ITS Academy anche senza laurea.
L’obiettivo è rafforzare le competenze tecnologiche, digitali e informatiche delle amministrazioni. I diplomati ITS potranno seguire specifici percorsi formativi e, dopo il conseguimento del titolo di studio richiesto, essere inquadrati a tempo indeterminato.
Sono inoltre stanziati 9,5 milioni di euro per il 2026 per la partecipazione italiana ai partenariati europei di ricerca e innovazione di Horizon Europe e per progetti collegati agli obiettivi del Piano Mattei per l’Africa.
Una scuola che istruisce e crea comunità
Il decreto contiene interventi numerosi e differenti. Alcuni rispondono a esigenze organizzative immediate, altri produrranno effetti soltanto a partire dall’anno scolastico 2027/2028. Molto dipenderà dai successivi provvedimenti attuativi, dalle risorse effettivamente disponibili e dalla capacità delle amministrazioni territoriali di tradurre le norme in servizi.
La scuola, però, non è soltanto un’organizzazione da rendere più efficiente. È il luogo nel quale persone con storie, capacità e condizioni diverse imparano a conoscersi e a condividere regole comuni.
Sostegno alla disabilità, integrazione linguistica, accesso ai libri, contrasto del cyberbullismo e formazione tecnologica non sono capitoli separati. Riguardano tutti la dignità della persona e la responsabilità della comunità educativa.
Il risultato delle nuove misure non potrà essere valutato soltanto attraverso percentuali, organici e fondi stanziati. Dovrà essere misurato soprattutto nella capacità di non lasciare indietro gli studenti più fragili e di trasformare le differenze in un’occasione di crescita comune.