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Meloni all’ONU : l’istruzione è il fondamento di lavoro, dignità e sviluppo

presidente Giorgia Meloni

Nel videomessaggio alla Global Partnership for Education, il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni indica nella formazione dei bambini la prima risorsa per il futuro dell’Africa e rilancia un modello di cooperazione fondato sulla parità

Lo sviluppo dell’Africa non può essere deciso altrove e successivamente applicato al continente come un progetto elaborato dall’esterno. Deve essere costruito insieme alle nazioni africane, riconoscendone competenze, responsabilità e capacità di iniziativa. È il messaggio centrale del videointervento pronunciato il 23 settembre 2026 dal Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in occasione dell’evento di alto livello della Global Partnership for Education, organizzato nell’ambito dell’81ª Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York.

L’Italia ha co-organizzato la campagna insieme alla Nigeria. Nel ringraziare il Presidente nigeriano Bola Ahmed Tinubu per la collaborazione e la leadership, Meloni ha presentato l’iniziativa come espressione di una convinzione che orienta la politica italiana nei confronti dell’Africa: lo sviluppo non può essere imposto, ma deve nascere da una collaborazione paritaria.

L’istruzione assume, in questa prospettiva, un valore che supera la dimensione scolastica. Non costituisce soltanto uno dei settori nei quali intervenire, ma rappresenta la condizione necessaria per rendere possibili il lavoro, la dignità, la prosperità e la libertà di scegliere il proprio futuro.

Una cooperazione costruita insieme

Il Presidente ha collegato l’impegno italiano nella Global Partnership for Education allo spirito del Piano Mattei, la strategia con cui il Governo intende ridefinire le relazioni tra Italia e Africa.

L’obiettivo dichiarato è superare un’impostazione fondata sulla contrapposizione tra Paesi donatori e Paesi beneficiari. Questa distinzione rischia infatti di riprodurre un rapporto squilibrato: da una parte chi dispone delle risorse e decide come utilizzarle, dall’altra chi riceve interventi pensati senza una partecipazione sufficiente delle comunità interessate.

Meloni ha proposto invece una cooperazione tra alleati, basata sul rispetto reciproco, sulla responsabilità condivisa e sulla capacità di misurare risultati concreti. La collaborazione dovrebbe partire dalle esigenze espresse dai Paesi africani e valorizzare le loro priorità, evitando promesse destinate a rimanere sulla carta.

La parità non può però limitarsi al linguaggio diplomatico. Richiede trasparenza, continuità degli investimenti e reale partecipazione delle popolazioni locali. Un partenariato è credibile quando le decisioni non vengono semplicemente comunicate, ma costruite attraverso il confronto.

La principale ricchezza dell’Africa

Nel videomessaggio, il Presidente ha respinto l’immagine dell’Africa come continente da assistere. Ne ha invece ricordato il talento, l’energia, la giovane popolazione e la capacità di guardare al futuro.

La ricchezza più importante dell’Africa, ha affermato, non si trova nel sottosuolo, ma nei suoi figli. È un passaggio particolarmente significativo, perché rovescia una rappresentazione ancora molto diffusa. Il continente africano viene spesso considerato principalmente attraverso le sue risorse naturali: materie prime, fonti energetiche e minerali strategici. Questa prospettiva rischia però di valutare territori e comunità soprattutto in funzione di ciò che possono fornire alle economie esterne.

Mettere al centro le persone significa riconoscere che la crescita più solida nasce dalla formazione, dalla ricerca, dalle competenze e dalla possibilità di trasformare le conoscenze in lavoro e innovazione. Una risorsa mineraria può essere estratta ed esportata; un sistema educativo costruisce invece capacità destinate a generare nuovo valore nel tempo.

Ogni bambino al quale viene negata l’istruzione rappresenta, secondo Meloni, un talento che il mondo potrebbe non conoscere mai e un futuro destinato a non essere scritto. La dispersione scolastica e l’esclusione dall’apprendimento non sono quindi soltanto problemi individuali. Costituiscono una perdita per l’intera comunità umana.

Imparare e costruire il futuro nel luogo in cui si è nati

Il diritto all’istruzione è stato collegato dal Presidente anche alla possibilità di crescere e costruire una vita nel proprio Paese. Nessun giovane dovrebbe essere costretto ad abbandonare famiglia, comunità e cultura per cercare altrove opportunità che avrebbero potuto esistere nel luogo in cui è nato.

Questo passaggio inserisce l’educazione nel dibattito sulle migrazioni, ma evita di ridurla a un semplice strumento per contenere le partenze. La libertà reale comprende tanto il diritto di partire quanto la possibilità di non essere obbligati a farlo dalla povertà, dall’assenza di lavoro o dalla mancanza di prospettive.

Affinché questa libertà diventi concreta, la scuola deve essere accompagnata da sistemi economici capaci di utilizzare le competenze formate. Non basta offrire un percorso educativo se, al suo termine, i giovani non trovano istituzioni affidabili, possibilità professionali e condizioni adeguate per realizzare le proprie aspirazioni.

Istruzione, lavoro e sviluppo devono quindi essere considerati parti di un unico progetto. Una scuola isolata dal tessuto sociale rischia di preparare persone che saranno comunque costrette a cercare altrove il riconoscimento delle proprie capacità.

Maria Montessori e la promessa dell’infanzia

Meloni ha richiamato Maria Montessori, ricordando la sua idea del bambino come speranza e promessa per l’umanità. La citazione non svolge soltanto una funzione celebrativa. Richiama una concezione dell’educazione nella quale il bambino non è un destinatario passivo, ma una persona dotata di potenzialità, libertà e capacità di partecipare attivamente alla propria crescita.

Il metodo Montessori nacque anche dall’osservazione rigorosa delle esigenze del bambino. L’adulto non deve sostituirsi a lui, ma creare un ambiente capace di favorirne autonomia, concentrazione e sviluppo. Applicata alla cooperazione internazionale, questa prospettiva suggerisce una conseguenza importante: aiutare non significa imporre dall’alto, ma predisporre condizioni nelle quali persone e comunità possano diventare protagoniste.

Educare vuol dire riconoscere una dignità già presente, non concederla. Significa guardare al bambino non soltanto per ciò che ancora non sa fare, ma per ciò che può diventare se gli vengono offerte opportunità adeguate.

L’obiettivo della Global Partnership for Education

La Global Partnership for Education riunisce governi, organizzazioni internazionali, società civile e altri soggetti impegnati nel rafforzamento dei sistemi scolastici. Nel suo intervento, Meloni ha sottolineato la capacità della partnership di coordinare gli attori e amplificare l’efficacia delle risorse destinate all’apprendimento.

L’ambizione richiamata dal Presidente è migliorare entro il 2030 l’istruzione di 750 milioni di bambini. La dimensione dell’obiettivo rende evidente che non basta costruire singole scuole o finanziare interventi occasionali. Servono sistemi educativi accessibili, insegnanti preparati, ambienti sicuri e strumenti adeguati alle condizioni dei diversi territori.

È necessario inoltre affrontare le disuguaglianze che escludono dall’istruzione soprattutto le bambine, i minori con disabilità, le popolazioni coinvolte nei conflitti e coloro che vivono in aree remote. Parlare di diritto universale all’apprendimento significa cercare proprio chi incontra gli ostacoli maggiori.

La cooperazione tecnologica può contribuire, ma non deve creare nuove dipendenze o sostituire la relazione educativa. Gli strumenti digitali sono utili quando rafforzano il lavoro degli insegnanti, ampliano l’accesso alle conoscenze e rispettano le culture locali.

Educazione, fede e ragione

Per Fede e Ragione, il valore attribuito all’istruzione apre una riflessione più ampia sulla persona. Educare non significa soltanto trasmettere nozioni utili alla crescita economica. Significa formare la capacità di comprendere la realtà, esercitare la libertà e assumersi responsabilità verso gli altri.

La ragione permette di analizzare i problemi, acquisire competenze e valutare criticamente informazioni e decisioni. La fede può ricordare che nessun essere umano deve essere considerato superfluo e che il valore di un bambino non dipende dal luogo in cui nasce, dalle risorse della famiglia o dall’utilità economica che potrà avere.

La dignità precede la produttività. Proprio per questo l’istruzione è un diritto e non soltanto un investimento conveniente. Può generare sviluppo e lavoro, ma il suo significato più profondo consiste nel consentire a ogni persona di far emergere capacità che altrimenti rischierebbero di rimanere invisibili.

Il messaggio pronunciato all’ONU indica dunque un criterio essenziale: il futuro dell’Africa non si costruisce limitandosi a estrarne le ricchezze, ma permettendo ai suoi giovani di sviluppare le proprie. Una cooperazione realmente paritaria comincia quando non considera le persone come beneficiarie di decisioni altrui, ma come protagoniste della storia che desiderano scrivere.

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