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Groenlandia, Meloni : sull’Artico il dialogo tra alleati è il percorso giusto

Presidente Giorgia Meloni

Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni accoglie positivamente l’accordo tra Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia sulla sicurezza della regione artica

L’accordo arriva dopo mesi di tensioni e rafforza la cooperazione nel quadro transatlantico, riaffermando sovranità e autodeterminazione della Groenlandia

«Bene l’accordo tra Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia. L’Artico è un’area strategica: la sicurezza si costruisce insieme. Come l’Italia ha sempre sostenuto, il dialogo tra alleati si conferma ancora una volta la strada giusta».

Con queste parole, pubblicate il 22 settembre su X, il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha commentato l’accordo sulla sicurezza dell’Artico e del Nord Atlantico firmato da Stati Uniti, Regno di Danimarca e Groenlandia.

Un’intesa che assume un significato politico particolare dopo i mesi di tensione provocati dalle ripetute dichiarazioni del Presidente statunitense Donald Trump sulla Groenlandia e sul ruolo che Washington intende svolgere nella sua difesa.

L’accordo riporta la questione all’interno di un quadro negoziale tra alleati e riconosce espressamente interessi e ruolo della Groenlandia, inserendo il rafforzamento della sicurezza dell’isola in una prospettiva più ampia che riguarda NATO, Nord Atlantico ed Europa.

Un accordo per la sicurezza dell’Artico

L’intesa integra lo storico accordo del 1951 tra Stati Uniti e Danimarca sulla difesa della Groenlandia, stipulato nel quadro del Trattato Nord Atlantico. La nuova configurazione consente agli Stati Uniti di rafforzare la propria presenza militare sull’isola. Tra gli elementi previsti figurano l’ampliamento delle possibilità operative presso la Pituffik Space Base e la creazione di ulteriori aree di difesa a Narsarsuaq, nella Groenlandia meridionale, e Mestersvig, sulla costa orientale.

L’accordo contiene allo stesso tempo un elemento politicamente essenziale: il riconoscimento della sovranità e dell’integrità territoriale del Regno di Danimarca e del diritto del popolo groenlandese all’autodeterminazione.

La Groenlandia non viene quindi considerata semplicemente come uno spazio geografico sul quale le grandi potenze possono negoziare interessi strategici, ma come soggetto direttamente coinvolto nelle decisioni che riguardano il proprio futuro. L’accordo dovrà inoltre completare le procedure parlamentari previste prima della sua piena entrata in vigore.

Perché l’Artico è diventato strategico

Il riferimento di Meloni alla natura strategica dell’Artico fotografa una trasformazione geopolitica ormai evidente. Per lungo tempo percepita dall’opinione pubblica europea soprattutto come una regione remota, l’area artica è diventata uno degli spazi nei quali si incontrano sicurezza militare, nuove rotte marittime, risorse naturali, materie prime critiche, infrastrutture, comunicazioni satellitari e competizione tra le maggiori potenze.

Il cambiamento climatico sta inoltre modificando progressivamente l’accessibilità di alcune zone e delle rotte settentrionali, aumentando ulteriormente l’interesse economico e strategico per la regione.

La Groenlandia occupa in questo scenario una posizione geografica eccezionale tra Nord America, Atlantico settentrionale e Artico. La presenza statunitense sull’isola non rappresenta peraltro una novità: la cooperazione militare tra Washington e Copenaghen risale alla Guerra fredda e la base di Pituffik svolge un ruolo rilevante nei sistemi di allerta e sorveglianza. Il nuovo accordo si inserisce quindi in una storia molto più lunga, ma in un contesto internazionale profondamente cambiato.

Dalle tensioni al negoziato

È proprio il percorso che ha condotto all’accordo a spiegare il significato delle parole del Presidente Meloni. Nei mesi precedenti, le dichiarazioni provenienti da Washington sulla Groenlandia avevano generato forti tensioni con la Danimarca e preoccupazioni in Europa. Copenaghen e Nuuk avevano ribadito che il futuro dell’isola non poteva essere deciso dall’esterno.

Già all’inizio del 2026, Meloni aveva sottoscritto insieme ai leader di Francia, Germania, Polonia, Spagna, Regno Unito e Danimarca una dichiarazione nella quale veniva affermato che la sicurezza dell’Artico dovesse essere perseguita collettivamente insieme agli alleati NATO, Stati Uniti compresi, nel rispetto della Carta delle Nazioni Unite, della sovranità, dell’integrità territoriale e dell’inviolabilità delle frontiere. Nello stesso documento veniva ribadito un principio fondamentale: le questioni riguardanti la Groenlandia spettano alla Danimarca e alla Groenlandia.

Il commento del 22 settembre appare quindi coerente con quella posizione: riconoscere la centralità strategica dell’Artico e la necessità di una forte cooperazione con gli Stati Uniti senza trasformare la sicurezza in una contrapposizione tra Paesi alleati.

La sicurezza come responsabilità condivisa

«La sicurezza si costruisce insieme», scrive Meloni. È probabilmente questo il passaggio politicamente più significativo del suo intervento. L’Artico rappresenta infatti un esempio particolarmente evidente di come molte questioni contemporanee superino la capacità di azione di un singolo Stato. Sorveglianza delle rotte, difesa delle infrastrutture, sicurezza marittima, spazio, comunicazioni e tutela di territori enormi e scarsamente popolati richiedono cooperazione internazionale.

L’accordo tra Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia prova a ricondurre queste esigenze all’interno delle relazioni tra alleati. Non elimina naturalmente la competizione geopolitica nell’Artico, né le differenti sensibilità che hanno caratterizzato gli ultimi mesi. Ma sostituisce alla prospettiva dello scontro tra partner quella di un’intesa negoziata.

Dialogo e rispetto degli alleati

Per Fede e Ragione c’è anche un elemento più generale da osservare. Il dialogo internazionale non coincide con l’assenza di interessi differenti. Al contrario, diventa particolarmente necessario proprio quando gli interessi divergono.

Dialogare non significa rinunciare alla difesa della propria posizione, così come cooperare non significa cancellare sovranità, identità e responsabilità dei singoli popoli. Significa cercare regole condivise attraverso le quali interessi legittimamente differenti possano essere composti senza trasformarsi inevitabilmente in conflitto.

Nel caso della Groenlandia questo principio assume un’importanza ancora maggiore perché alle esigenze strategiche delle grandi potenze si affianca il diritto della popolazione groenlandese a partecipare alle decisioni sul proprio futuro.

L’accordo del 22 settembre non chiude tutte le questioni aperte nell’Artico. La regione continuerà probabilmente ad acquistare peso nella politica internazionale, anche per effetto della competizione tra Stati Uniti, Russia e Cina e della crescente rilevanza delle rotte e delle risorse settentrionali.

Segna però un passaggio significativo: dopo mesi nei quali la Groenlandia era diventata motivo di tensione all’interno dello stesso spazio occidentale, Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia hanno scelto la strada dell’accordo.

Ed è precisamente questo l’elemento sottolineato dal Presidente Meloni: in una regione sempre più importante per la sicurezza internazionale, la forza dell’alleanza dipende anche dalla capacità di trasformare le divergenze in negoziato e il negoziato in responsabilità condivisa.

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