Stress lavoro correlato e tutela del lavoratore : quando anche un singolo atto ostile può generare responsabilità datoriale e diritto al risarcimento
In Italia, non sempre serve un crescendo di vessazioni per ottenere un risarcimento per stress lavoro-correlato. Anche un singolo atto ostile — se grave e con effetti duraturi — può legittimare una richiesta di compensazione morale e psicofisica.
Oltre il mobbing : cos’è lo straining
Tradizionalmente, la tutela contro lo stress da lavoro passava attraverso il profilo del mobbing: un insieme di comportamenti persecutori, continui nel tempo, diretti a emarginare o danneggiare un lavoratore.
Ma la giurisprudenza — e in particolare la recente evoluzione normativa e giuridica — ha riconosciuto anche lo straining: situazione in cui, senza reiterazione, basta un atto ostile (o pochi atti) per creare uno stress così intenso da compromettere salute, serenità e dignità del lavoratore.
In questi casi, non serve dimostrare un vero e proprio “disegno persecutorio”: può essere sufficiente, ad esempio, un trasferimento punitivo, una dequalificazione ingiustificata, l’esclusione da mansioni o comunicazioni, un cambiamento unilaterale delle condizioni lavorative — purché tali condotte producano effetti duraturi e nocivi.
Il ruolo dell’obbligo di tutela del datore di lavoro
Alla base della possibilità di risarcimento c’è il dovere, sancito dall’Articolo 2087 del Codice Civile, che impone al datore di lavoro di garantire “condizioni di lavoro conformi a norme di sicurezza e dignità”.Quando quell’obbligo viene violato — per azione (atto ostile) o per omissione (inerzia nel correggere un ambiente tossico) — il lavoratore può chiedere il risarcimento per i danni subiti: biologici, morali ed esistenziali.
La svolta della giurisprudenza recente
Una sentenza del 2025 della Corte di Cassazione ha riaffermato che non è necessario configurare il mobbing per riconoscere il danno da stress: basta che un ambiente di lavoro risulti “stressogeno”, anche senza molestie continue o perseguitorie.
In pratica, se il datore di lavoro tollera conflitti, tensioni, discriminazioni o semplicemente non interviene per ristabilire un clima di lavoro sano, può essere ritenuto responsabile anche se non c’è stata una campagna persecutoria sistematica.
Cosa significa per i lavoratori
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Se subisci uno o pochi atti ostili gravi, non è detto che tu debba sopportare da solo le conseguenze. Lo stress causato può essere riconosciuto come danno e portare a un risarcimento.
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Non è necessario dimostrare una serie di comportamenti continui e reiterati: vale l’effetto lesivo, non la quantità.
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Per far valere i diritti è fondamentale documentare fatti, effetti subiti (anche psicologici), eventuali certificazioni mediche, e stabilire il nesso di causalità tra atto ostile e danno.
Perché è importante conoscere queste tutele
In un’epoca in cui lo stress da lavoro, le pressioni, i cambiamenti organizzativi e le tensioni sono sempre più frequenti, sapere che la legge — e la giurisprudenza — riconosce anche il danno derivante da un singolo atto ostile è fondamentale.
Significa che i lavoratori non sono costretti a subire in silenzio: c’è uno spazio — concreto e riconosciuto — per tutelare salute, dignità e integrità psicofisica.
Alcuni numeri sullo stress da lavoro e le malattie correlate
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Il INAIL segnala che, nel solo primo trimestre 2024, sono state presentate oltre 22.000 denunce di malattie professionali legate a disturbi psichici e comportamentali.
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Sempre nel 2024, l’ultimo bilancio INAIL mostra un aumento complessivo delle malattie professionali denunciate: 88.499 denunce, rispetto alle circa 73.000 dell’anno precedente — un + 21,8%.
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I disturbi legati a stress, burnout, ansia e difficoltà psicologiche sul lavoro risultano in crescita: un’analisi del 2024 evidenzia un aumento del 17,9% delle denunce rispetto al 2023.
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Secondo una recente indagine su un campione di lavoratori italiani, il 40% dichiara di subire forti pressioni o sovraccarichi di lavoro; un’analoga percentuale lamenta mancanza di adeguate ricompense per gli sforzi compiuti, un indicatore significativo di disagio psicologico da stress lavoro-correlato.
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A livello europeo, lo stress lavoro-correlato risulta essere uno dei problemi di salute sul lavoro più comuni — secondo alcune ricerche, circa il 22% dei lavoratori riscontra problemi di stress o ansia legati al lavoro.
Come interpretare questi dati
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L’aumento delle denunce non significa necessariamente che ogni caso venga riconosciuto come malattia professionale: secondo INAIL, nel periodo 2019–2023 sono state presentate 2.047 denunce per malattie psichiche lavoro-correlate, ma solo 149 casi (7,3%) sono stati riconosciuti come tali.
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Questa bassa percentuale di riconoscimento riflette la complessità a dimostrare il “nesso causale” tra stress, ambiente di lavoro e danno alla salute mentale — un aspetto particolarmente delicato nel caso di un singolo atto ostile o di stress intermittente.
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Tuttavia, l’aumento delle denunce e la domanda crescente di supporto psicologico (es. +109,7% di richieste da parte di utenti di piattaforme di psicoterapia nei primi mesi del 2024, rispetto al 2023) mostrano che il disagio psicologico da lavoro è un fenomeno reale e in espansione.