Giovedì 10 luglio 2025, nella cornice della Ukraine Recovery Conference, il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha tenuto una conferenza stampa congiunta insieme al Presidente ucraino Volodymyr Zelensky, confermando la piena partecipazione dell’Italia alla ricostruzione fisica, economica e morale dell’Ucraina.
“Questa Conferenza è un evento estremamente significativo”, ha affermato Meloni, “ha riunito attorno ad un obiettivo comune un numero estremamente importante di Nazioni, Organizzazioni internazionali, autorità locali, aziende, realtà della società civile, con l’obiettivo comune di aiutare l’Ucraina a costruire un futuro di pace, libertà e sovranità”.
Dall’assistenza alle infrastrutture: il ruolo del Sistema Italia
Nel suo intervento, la premier ha ribadito l’impegno concreto dell’Italia, non solo in termini di supporto istituzionale e finanziario, ma anche attraverso un sistema produttivo che si è dimostrato all’altezza della sfida.
“L’Italia ha deciso di dare il suo contributo con risorse, con la firma di numerosissimi accordi, con la creazione di strumenti finanziari e assicurativi per le aziende che intendono investire”, ha dichiarato, ringraziando pubblicamente le imprese italiane: “Il Sistema Italia dimostra di essere pronto a fare la differenza, lavorando fin d’ora per ricostruire ciò che è stato distrutto: strade, ponti, scuole, chiese, ospedali”.
Da Odessa al cuore simbolico della rinascita
Il riferimento alla città di Odessa ha aperto un passaggio fortemente identitario e culturale: “Noi siamo già a Odessa, dove l’Italia è impegnata nella tutela del suo meraviglioso patrimonio storico e culturale”. Ma il governo italiano ha scelto di ampliare la portata del proprio intervento, estendendolo a settori chiave come “energia, infrastrutture critiche, trasporti, agricoltura, salute”.
In particolare, Meloni ha voluto ricordare “il lavoro che stiamo facendo per costruire la nuova ala dell’Ospedale Pediatrico di Odessa”, sottolineando il valore simbolico e umano di un’opera rivolta ai più vulnerabili: i bambini.
Il pugile a riposo: l’Ucraina che vogliamo vedere domani
Emblematica la donazione, da parte del governo italiano, di una riproduzione dell’antica statua del Pugile a Riposo ai rappresentanti presenti alla Conferenza. “È una statua che rappresenta un combattente, chiaramente segnato da innumerevoli battaglie, che è finalmente a riposo quando la lotta è finita… ed è l’Ucraina che noi guarderemo quando questa guerra sarà finita”.
Il gesto, ha sottolineato Meloni, “è un messaggio di rispetto, ammirazione e speranza”, rivolto a un popolo che continua a lottare per i valori fondativi dell’Europa: libertà, dignità, sovranità.
Pace giusta e deterrenza: le condizioni della stabilità futura
Nel prosieguo dell’intervento, Meloni ha ribadito che il sostegno italiano si mantiene a 360 gradi, anche sul piano della cooperazione industriale in ambito difesa, per permettere all’Ucraina di continuare a proteggersi da attacchi “sempre più intensi e sempre più brutali”.
“L’obiettivo è la pace – ha dichiarato – ma una pace che sia giusta, che sia solida. E la pace si costruisce, come ho detto tante volte, non con i buoni propositi ma con la deterrenza”.
Diplomazia, fermezza e futuro condiviso
Meloni ha confermato la piena adesione dell’Italia al percorso negoziale promosso dagli Stati Uniti, ringraziando “il Presidente Donald Trump e l’Amministrazione americana” per il sostegno offerto, anche attraverso la partecipazione alla Coalizione dei Volenterosi.
“L’Ucraina ha accettato da subito il cessate il fuoco incondizionato e la disponibilità a sedersi al tavolo negoziale. Dall’altra parte nessuna disponibilità è arrivata da parte russa. Per questo il percorso per noi è chiaro: continuare a sostenere l’Ucraina e rafforzare la pressione sulla Russia, soprattutto attraverso le sanzioni.”
Un appello conclusivo alla responsabilità europea
La partecipazione dell’Italia a questa fase storica non è solo un dovere geopolitico, ma un impegno radicato nella propria storia. “L’Ucraina merita di essere aiutata non solo perché è stata aggredita, ma perché è un simbolo vivente di ciò che l’Europa deve difendere: identità, libertà, cultura, speranza”.