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Religione

Papa Francesco: gli iracheni hanno diritto a vivere in pace e dignità

Papa Francesco 15 marzo 2017

“Il popolo iracheno ha diritto a vivere in pace”, ha affermato Papa Francesco nell’udienza generale di ieri.

Il Papa ha ricordato nell’udienza l’Iraq, e il viaggio da poco concluso in quel paese, “terra di Abramo”, in cui finora non si era mai recato nessun pontefice. Un viaggio simbolo di speranza: “la Provvidenza – ha affermato  ha voluto che ciò accadesse ora, come segno di speranza dopo anni di guerra e terrorismo e durante una dura pandemia”.

Papa Francesco espresso i propri ringraziamenti “a tutti coloro che l’hanno resa possibile: al Presidente della Repubblica e al Governo dell’Iraq; ai Patriarchi e ai Vescovi del Paese, insieme a tutti i ministri e i fedeli delle rispettive Chiese; alle Autorità religiose, a partire dal Grande Ayatollah Al-Sistani, con il quale ho avuto un incontro indimenticabile nella sua residenza a Najaf”.

Quello in Iraq. ha spiegato il Santo Padre, è stato un pellegrinaggio, con un forte “senso penitenziale”: “non potevo avvicinarmi a quel popolo martoriato – ha affermato nell’udienza generale- a quella Chiesa martire, senza prendere su di me, a nome della Chiesa Cattolica, la croce che loro portano da anni; una croce grande, come quella posta all’entrata di Qaraqosh”.

Ricordando nell’udienza i gravi segni di distruzioni, che lui stesso ha potuto vedere di persone, “i testimoni sopravvissuti alle violenze, alle persecuzioni, all’esilio”, che ha avuto modo di incontrare, Papa Francesco ha affermato che “il popolo iracheno ha diritto a vivere in pace, ha diritto a ritrovare la dignità che gli appartiene”.

Un popolo che ha “radici religiose e culturali” millenarie, nella Mesopotamia, che è stata “culla di civiltà”. Così come Baghdad “che ha ospitato per secoli la biblioteca più ricca del mondo”. Secoli di storia, di civiltà e di arte distrutti dalla guerra, che Papa Francesco definisce “il mostro che, col mutare delle epoche, si trasforma e continua a divorare l’umanità”.  Un mostro a cui non si può rispondere con la guerra o con le armi, ma con la fraternità, la pace e la preghiera.

La preghiera comune di cristiani e musulmani.

Proprio per rispondere alla guerra con la pace e la fraternità, ha spiegato il pontefice, “ci siamo incontrati e abbiamo pregato, cristiani e musulmani, con rappresentanti di altre religioni, a Ur, dove Abramo ricevette la chiamata di Dio circa quattromila anni fa. Gli stessi messaggi di pace sono arrivati “dall’incontro ecclesiale nella Cattedrale Siro-Cattolica di Baghdad, dove nel 2010 furono uccise quarantotto persone, tra cui due sacerdoti, durante la celebrazione della Messa”. ” “da Mosul e da Qaraqosh, sul fiume Tigri, presso le rovine dell’antica Ninive.”Link sito Vaticano.

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