Perché gli stalker non si fermano nemmeno nelle emergenze. E ridono.

In questo periodo – come tutti sanno tranne gli stalker – dovremmo scrivere di altre questioni, urgenti e drammatiche. Cercando di aiutare le persone ad essere informate, ad avere i giusti comportamenti, e ad avere fiducia.

Per uscire al più presto da questo periodo buio. Purtroppo l’insistenza degli stalker, e il loro squallore nel non fermarsi nemmeno in questa drammatica situazione, e persino riderne, costringe a dedicare loro del tempo. Tempo che vorremmo e dovremmo utilizzare per pubblicare notizie per chi ci legge, e per altre attività. Tra cui la lotta civile che stiamo conducendo per avere una legislazione adeguata e tutelante contro mobbing e mobber.

Quindi in qualche modo – sembra – siamo costretti a cedere, e a dare agli stalker ciò che più bramano spasmodicamente: attenzione.

In realtà, questo articolo, che non è solo mio, non è la conferma di una patetica e temporanea “vittoria” degli stalker. Anzi. E non gli piacerà di certo. Servirà solo a spiegare alcuni meccanismi dello stalking. E raccontare meglio gli specifici personaggi che da anni in vario modo mi perseguitano con le loro molestie. anche cyber o tentate tali. Raccontarli a chi ha la sfortuna di conoscerli, incontrarli o, come spesso fanno di essere da loro “strategicamente” contattato.

E a mostrare quali sono i reali volti di certi personaggi. E i reali equilibri. Come ad esempio il mio – parlo personalmente – non avere paura di loro. Non mi fanno paura legalmente perché non hanno strumenti per minacciarmi. Anzi ho gli strumenti, e le consulenze legali, per portarli inTribunale davanti alle loro colpe. Non mi fanno paura fisicamente, perché sono meno pericolosi di cagnetti rabbiosi. Però, ricordo, le minacce sono comunque reati.

Ridono di chi subisce le loro molestie, di chi è debole, e di chi in questo dramma ha paura, soffre e sta morendo.

Perché la loro illusoria perversione, e il loro patetico bisogno è sentirsi più forti degli altri e invulnerabili. Persino in questo periodo trovano divertenti le disgrazie altrui, soprattutto se sono loro a procurarle. Una ragione ulteriore per parlarne e descriverli per ciò che sono. E per rispondere con una ironia quasi scientifica, però più efficace, alle grasse, vuote e squallide risate, tipiche dei personaggi in questione.

Perché fanno stalking e perché non gli servirà a nulla: velleità di potere, attenzione, e di percorsi agevolati in ambiti dove invece non possono entrare e non sono nemmeno graditi.

Perché fanno stalking ? Velleità, ambizioni, desiderio di apparire, di importanza sociale e culturale che non possono avere. Alcuni dei patetici stalker che mi perseguitano da anni, pure come presunti hacker da quattro soldi – attacchi documentati pure dai miei provider – sono ad esempio dei parassiti. Con ridicoli tentativi di infiltrarsi in ambiti culturali e universitari, pontifici e non. Ambiti dove non li vogliono in alcun modo, di cui non rispettano principi morali e religiosi, e dove non potrebbero certo portare alcunché di utile.

Potendo invece solo creare danni per incapacità, arroganza, modo malato di definire le relazioni interpersonali. E per le persone, simili a loro, di cui si circondano e che coinvolgerebbero come massa di manovra, certo non per specifiche capacità, competenze e sensibilità

Altra velleità frustrata degli stalker: cercare di collaborare, e soprattutto di avere, tramite il sottoscritto, il famoso tesserino da giornalista. Possibilmente pure senza fare nulla. Apparire firmando ciò che non scrivono, e essere certificati tramite false dichiarazioni all’Ordine dei Giornalisti: un altro reato.

Questione da me segnalata ad OdG. Pure perché ho avuto il forte sospetto che, non essendo io pronto ad assecondarli, provassero o avessero provato a fare “carte false”. Ovvero produrre e presentare false auto dichiarazioni. Altro reato …

Lo stalker risentito, da Mullen PE, et al. Study of Stalkers. Am J Psych.

Non sono uno psicologo, e non mi azzardo quindi in diagnosi. A differenza, possiamo proprio dire, degli  stalker. Che pur avendo livelli culturali infimi e nessuna competenza specifica, cercando di colpire le proprie vittime attribuendo a loro le proprie stesse “difficoltà”: relazionali, comportamentali, intellettive. Cito però, a solo titolo esemplificativo, e non scientifico, un profilo tipico. Che in parte si adatta ai miei stalker, per le ragioni sopra accennate. Stalker che dedicano così tante malate attenzioni pure alle mie relazioni, alle mie comunicazioni – pure elettroniche … – e ai progetti.

Lo stalker risentito.

“È il profilo più tipico documentato in letteratura” si legge nel noto studio che sto citando. Nel mio caso, presumo, non “si tratta di un ex partner che vuole vendicarsi per la rottura della relazione, a suo avviso immotivata o comunque ingiusta”. Invece è certamente qualcuno che per ragioni predatorie, frustrazioni, ambizioni fallite, vuole comunque “danneggiare e fare soffrire la vittima” in questi modi: ” svilendone l’immagine, rovinando oggetti di sua proprietà o arrivando ad attacchi diretti verbali o fisici.”

Il testo spiega che “è inutile cercare di interagire con questo tipo di stalker su un piano razionale”, e cercare una soluzione. Perché “il livello di distorsione della realtà che lo caratterizza e la profonda convinzione di aver subito un torto inaccettabile rendono vano ogni tentativo”.

Fonte: Mullen PE, et al. Study of Stalkers. Am J Psych 1999;156:1244-49

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