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Diritti e inclusione

Vittime di reato, il Senato approva la tutela in Costituzione : ultimo passaggio alla Camera

Tutela vittime di reato Costituzione

Il voto unanime del 28 ottobre avvicina la modifica dell’articolo 24. Il testo introduce il principio «La Repubblica tutela le vittime di reato», rafforzando il riconoscimento della loro dignità e dei loro diritti

La tutela delle vittime di reato compie un nuovo passo verso il riconoscimento esplicito nella Costituzione italiana. Il 28 ottobre 2026 il Senato ha approvato in seconda deliberazione il disegno di legge costituzionale che modifica l’articolo 24: 140 voti favorevoli, nessun contrario e nessun astenuto, con il raggiungimento della maggioranza dei due terzi dei componenti.

Il provvedimento deve ora tornare alla Camera per la seconda deliberazione di Montecitorio, quarto passaggio parlamentare del percorso. La modifica non è quindi ancora in vigore, ma il voto di Palazzo Madama avvicina la conclusione dell’iter.

Una frase breve, un principio generale

Il testo prevede di inserire, dopo il secondo comma dell’articolo 24, una nuova disposizione: «La Repubblica tutela le vittime di reato». La scelta riguarda uno degli articoli centrali del sistema delle garanzie costituzionali, che riconosce il diritto di agire in giudizio per tutelare diritti e interessi legittimi e l’inviolabilità della difesa.

La formulazione proposta affida alla Repubblica un dovere generale di tutela. Il suo significato riguarda il riconoscimento della persona che subisce le conseguenze di un reato e la responsabilità delle istituzioni nei suoi confronti.

Il percorso parlamentare e il consenso tra i gruppi

La proposta nasce dall’unificazione di quattro disegni di legge di iniziativa parlamentare. Il Senato aveva approvato il testo in prima deliberazione il 14 gennaio 2025; la Camera aveva dato il proprio assenso, senza modificazioni, il 27 maggio 2026.

Con il voto del 28 ottobre si è conclusa anche la seconda deliberazione del Senato. La convergenza registrata conferma il sostegno trasversale all’obiettivo di rendere esplicita nella Carta la tutela delle vittime.

Nel corso della discussione, il relatore Della Porta ha sottolineato il lavoro comune dei gruppi e il valore di una disposizione essenziale nella formulazione, ma significativa per il suo contenuto. La conclusione del percorso dipende ora dal successivo esame della Camera.

Una tutela che guarda oltre il processo

La collocazione nell’articolo 24 è uno degli elementi qualificanti della proposta. I progetti originari prevedevano un intervento sull’articolo 111, dedicato ai principi del giusto processo. Durante l’esame parlamentare è maturata una scelta diversa.

Come chiarisce il dossier della Camera, l’obiettivo è riconoscere una dimensione della tutela più ampia del solo procedimento giudiziario. Le conseguenze di un reato possono infatti accompagnare la persona nella vita quotidiana, incidendo sulla sicurezza, sulle relazioni e sulla possibilità di recuperare autonomia.

La lettura che emerge dai lavori preparatori è dunque quella di una responsabilità istituzionale estesa, capace di orientare anche le politiche di assistenza e sostegno.

Protezione, assistenza e accesso alle informazioni

Il riconoscimento costituzionale si inserirebbe in un quadro di diritti già sviluppato dalla legislazione italiana ed europea. La direttiva 2012/29/UE costituisce un riferimento fondamentale in materia di informazione, assistenza, protezione e partecipazione delle vittime al procedimento penale.

Il Ministero della Giustizia richiama questo collegamento nel presentare il voto del Senato: la riforma mira a dare rilievo costituzionale alla protezione delle persone offese o danneggiate e ai loro diritti.

Sul piano sociale, il tema riguarda la capacità di accompagnare chi ha subito un reato attraverso percorsi comprensibili e accessibili. Sapere a chi rivolgersi, conoscere gli strumenti disponibili e ricevere risposte adeguate sono condizioni che possono incidere concretamente sulla fiducia nelle istituzioni.

Dal riconoscimento alla qualità delle risposte
L’inserimento del nuovo principio avrebbe un valore giuridico e civile. Una disposizione costituzionale può offrire un riferimento più forte al legislatore e alle istituzioni, ma la sua efficacia deve trovare riscontro nelle norme, nell’organizzazione dei servizi e nelle risorse disponibili.

Il testo in discussione, composto da un unico articolo, non introduce direttamente nuovi importi di indennizzo o una disciplina dettagliata dell’assistenza. Il suo intervento consiste nel riconoscere espressamente un principio generale di tutela.

Per una società attenta alla dignità umana, questo passaggio invita anche a interrogarsi sulla qualità dell’ascolto e sulla continuità del sostegno. La persona che subisce un reato deve poter trovare interlocutori competenti e percorsi affidabili. Il valore della riforma si misurerà anche nella capacità di tradurre il riconoscimento costituzionale in risposte quotidiane, capaci di ridurre isolamento e vulnerabilità.

Immagine creata con IA, a cura Fede e Ragione.

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