A 167 anni dalla nascita del filosofo John Dewey, il rapporto tra esperienza, scuola e partecipazione torna a interrogare il presente
Nell’epoca dell’intelligenza artificiale, imparare significa anche saper valutare una risposta e assumersi la responsabilità di utilizzarla
Una risposta disponibile in pochi secondi può aiutarci a imparare. Ma che cosa accade quando la sua immediatezza ci porta a saltare le domande, le verifiche e il confronto necessari per comprenderla? Il 20 ottobre 2026, nel 167° anniversario della nascita di John Dewey, questa domanda offre un punto di partenza per rileggere un pensiero che ha posto l’educazione al centro della vita democratica.
Nato a Burlington, nel Vermont, il 20 ottobre 1859, Dewey fu filosofo e pedagogista, tra i principali esponenti del pragmatismo americano. Il suo lavoro invita a considerare la conoscenza nel rapporto con l’esperienza: incontriamo difficoltà, formuliamo ipotesi, osserviamo conseguenze e rivediamo le nostre interpretazioni. La scuola, in questa prospettiva, ha il compito di coltivare le condizioni perché tale percorso diventi consapevole e condiviso.
Il pensiero comincia da una domanda
In Come pensiamo, pubblicato nel 1910 e successivamente rielaborato, Dewey approfondisce il pensiero riflessivo. Il suo punto di partenza è una difficoltà che interrompe ciò che diamo per scontato e ci spinge a cercare una spiegazione.
L’apprendimento richiede quindi la disponibilità a sostare nell’incertezza. Una prima interpretazione può apparire convincente, ma occorre esaminarne le ragioni, cercare elementi di conferma e considerare ciò che potrebbe smentirla. Il dubbio acquista valore quando mette in movimento un’indagine.
È un’indicazione preziosa anche per il presente. Nel dibattito pubblico, come nello studio, la rapidità con cui prendiamo posizione può precedere la comprensione del problema. Educare al pensiero significa offrire strumenti per distinguere una convinzione spontanea da una conclusione sostenuta da argomenti.
Questo lavoro ha bisogno di conoscenze. Per formulare domande pertinenti e riconoscere un errore servono parole, concetti e riferimenti: il pensiero critico cresce attraverso lo studio e l’esercizio, dentro ambiti concreti.
L’esperienza diventa educativa attraverso la riflessione
Il richiamo a Dewey viene spesso riassunto nell’espressione “imparare facendo”. Il rapporto tra azione e conoscenza è però più impegnativo di quanto suggerisca una formula. Svolgere un’attività offre un’occasione di apprendimento quando permette di comprendere il legame tra ciò che facciamo e ciò che accade.
Un esperimento scolastico, per esempio, può diventare una sequenza di istruzioni eseguite correttamente oppure un’occasione per interrogare i risultati. La differenza emerge quando lo studente sa spiegare perché ha seguito un procedimento, quali variabili ha considerato e come interpreterebbe un esito diverso.
L’insegnante ha una responsabilità decisiva nell’organizzare queste esperienze. Sceglie problemi accessibili ma significativi, rende disponibili strumenti e conoscenze, accompagna il confronto e aiuta a riconoscere i passaggi che richiedono maggiore attenzione. L’autonomia dello studente cresce grazie a una guida capace di renderlo progressivamente più competente.
La democrazia si apprende anche nelle relazioni
In Democrazia e educazione, del 1916, Dewey collega la formazione alla qualità della vita associata. La democrazia coinvolge il modo in cui le persone comunicano, condividono esperienze e partecipano alla definizione dei problemi comuni.
La scuola assume così un significato civile. È uno dei luoghi nei quali si può imparare ad ascoltare un’argomentazione diversa dalla propria, chiedere chiarimenti e contribuire a un lavoro del quale altri condividono la responsabilità.
Una discussione in classe diventa educativa quando ciascuno può intervenire e deve, al tempo stesso, rendere comprensibili le proprie ragioni. Il rispetto della persona si accompagna alla possibilità di esaminare criticamente le sue affermazioni. Anche riconoscere un errore può diventare un’esperienza di crescita, se il confronto consente di correggersi senza essere umiliati.
Queste pratiche richiedono inclusione. La partecipazione perde sostanza quando alcuni studenti restano ai margini per difficoltà linguistiche, condizioni economiche o ostacoli nell’accesso agli strumenti di studio. Una comunità educativa deve interrogarsi sulle opportunità effettivamente disponibili a ciascuno.
Che cosa significa imparare quando risponde l’IA?
Dewey non ha conosciuto l’intelligenza artificiale contemporanea. Il collegamento con questi strumenti è una riflessione attuale, che può prendere avvio dalla sua attenzione al processo attraverso il quale arriviamo a una conclusione.
Un possibile esercizio consiste nel chiedere agli studenti di formulare una prima ipotesi, confrontarla con una risposta generata dall’IA e verificare entrambe attraverso materiali affidabili. Il risultato da discutere comprende così anche il percorso: quali affermazioni sono state controllate? Quali passaggi restano poco chiari? Che cosa ha portato a cambiare idea?
L’uso dello strumento diventa parte dell’apprendimento quando lo studente riesce a spiegare ciò che ha accolto, corretto o scartato. La qualità del testo finale, da sola, non permette di capire quanto sia stato compreso.
Anche la valutazione può tenere conto di questo aspetto, affiancando all’elaborato il confronto orale, le revisioni e l’applicazione dei concetti a un problema nuovo. Si tratta di rendere visibile il lavoro intellettuale, riconoscendo il valore dei passaggi intermedi.
Educare alla responsabilità del giudizio
Per una riflessione sulla dignità della persona, l’eredità di Dewey richiama il valore di un’educazione che renda ciascuno capace di partecipare con maggiore consapevolezza alla vita comune. Comprendere un’informazione, discuterla e utilizzarla comporta una responsabilità verso gli altri.
Questa responsabilità riguarda la scuola, ma prosegue nelle famiglie, nel lavoro e nell’informazione. Le decisioni condivise dipendono anche dalla capacità di chiedere ragioni, valutare conseguenze e riconoscere quando occorre approfondire.
A 167 anni dalla nascita di Dewey, educare al pensiero significa custodire lo spazio nel quale una persona può costruire un giudizio e risponderne. La disponibilità immediata di una risposta rende ancora più importante imparare che cosa farne.
Immagine : John Dewey, foto Eva Watson Schutze.