Nell’omelia per il decimo anniversario di Amoris laetitia, letta dal cardinale Luis Antonio Tagle, Papa Leone XIV richiama il valore dell’educazione agli affetti, della preghiera condivisa e della vicinanza alle famiglie che attraversano fragilità e crisi
L’amore si impara nella vita quotidiana, attraverso le relazioni, la cura reciproca e la disponibilità a crescere insieme. È il filo conduttore dell’omelia preparata da Papa Leone XIV per la Messa del 14 ottobre 2026, celebrata in Piazza San Pietro alla conclusione dell’incontro per il decimo anniversario di Amoris laetitia.
Il testo è stato letto dal cardinale Luis Antonio Tagle, che ha presieduto la celebrazione mentre il Pontefice prosegue la convalescenza al Policlinico Gemelli. Al centro dell’omelia emerge una visione della famiglia come luogo nel quale la fede prende forma nei gesti concreti, nelle responsabilità condivise e nella capacità di sostenersi anche nelle difficoltà.
L’amore cresce attraverso il dono reciproco
Leone XIV riprende l’inno alla carità di san Paolo, che Amoris laetitia pone alla base della riflessione sull’amore nel matrimonio. Le capacità personali, i talenti e i doni ricevuti trovano il loro significato più profondo quando diventano occasione di relazione e di servizio.
Nel matrimonio cristiano, la dimensione affettiva si intreccia con quella spirituale e con il dono di sé. Gli sposi sono chiamati a maturare insieme, custodendo la propria identità e costruendo un progetto stabile di vita condivisa. La relazione richiede tempo, attenzione e disponibilità a lasciarsi arricchire dalla presenza dell’altro.
La gioia dell’amore assume così il carattere di una crescita progressiva. Si alimenta attraverso la fedeltà, il dialogo e le scelte che rendono concreta la decisione di condividere l’esistenza. Anche le fatiche possono diventare occasioni di maturazione, quando vengono affrontate con rispetto e responsabilità reciproca.
Educare all’amore fin dall’infanzia
Uno dei passaggi centrali dell’omelia riguarda la preparazione al matrimonio. Il Papa riconosce il valore dei percorsi promossi nelle parrocchie e nelle realtà pastorali, ma sottolinea che essi devono inserirsi in un’educazione agli affetti che accompagni l’intera crescita della persona.
Imparare ad amare richiede un cammino che comincia molto prima delle nozze. Le esperienze vissute durante l’infanzia e la giovinezza contribuiscono a formare la capacità di assumere impegni, rispettare l’altro e costruire relazioni durature. La famiglia ha quindi una responsabilità educativa che si esercita anche attraverso l’esempio.
Leone XIV richiama l’importanza delle virtù e, nel contesto della preparazione al matrimonio cristiano, della castità come sostegno alla maturazione dell’amore interpersonale. L’educazione proposta riguarda la persona nella sua interezza: sentimenti, libertà, responsabilità e capacità di donarsi.
La vita domestica diventa la prima scuola degli affetti. In essa si impara a condividere, ad aspettare, a riconoscere un errore e a prendersi cura di qualcuno. È un apprendistato fatto anche di cadute e ripartenze, nel quale il modo di vivere le relazioni conta quanto le parole utilizzate per insegnarle.
La testimonianza delle famiglie nella vita quotidiana
Il Pontefice invita a valorizzare gli sforzi delle famiglie che vivono la propria vocazione giorno dopo giorno. Nelle città e nei paesi, molte persone custodiscono i legami e affrontano responsabilità impegnative senza clamore, con una fedeltà che può richiedere grande generosità.
Questa testimonianza coinvolge genitori e figli, nonni e giovani, persone anziane e bambini. La trasmissione della fede passa anche attraverso la qualità delle relazioni tra le generazioni: il rispetto, la pazienza e la solidarietà rendono riconoscibile il Vangelo nella vita ordinaria.
Le famiglie hanno perciò bisogno di essere sostenute. Riconoscerne il valore significa prestare attenzione alle loro fatiche, offrire occasioni di incontro e costruire comunità nelle quali chiedere aiuto sia possibile. La cura reciproca diventa una responsabilità condivisa.
Una comunità vicina a chi attraversa una crisi
Leone XIV richiama l’immagine della Chiesa come famiglia di famiglie. In questa prospettiva, la comunità è chiamata a incoraggiare i giovani sposi, aiutare i genitori nelle responsabilità educative e riconoscere il contributo delle persone anziane.
Un’attenzione particolare riguarda chi vive situazioni difficili, fragilità o momenti di crisi. L’accompagnamento richiede affetto e rispetto, evitando che giudizi e pregiudizi aumentino il peso delle ferite. La sofferenza di una famiglia domanda una presenza capace di ascoltare e sostenere.
L’omelia ricorda che anche una famiglia ferita può trovare nell’amore una possibilità di crescita. È un richiamo alla speranza, che deve tradursi in gesti concreti di vicinanza e nella capacità di riconoscere le esigenze delle persone coinvolte.
La preghiera conclusiva rinnova inoltre il desiderio che le famiglie siano libere dalla violenza, dalla chiusura e dalla divisione. Chi è stato ferito deve poter ricevere conforto e cura: la bellezza della vita familiare si custodisce anche attraverso la protezione della dignità di ogni suo membro.
Custodire la vita e la responsabilità educativa
Nel testo, la cura familiare viene collegata all’apertura e al rispetto della vita, dal concepimento al termine naturale. Il Papa presenta la famiglia come un luogo fondamentale per la custodia di questi valori e per il futuro della società.
L’apertura al dono dei figli si accompagna alla responsabilità di sostenerne l’educazione e la crescita. La generatività coinvolge quindi l’intero percorso nel quale una nuova vita viene accolta, accompagnata e aiutata a maturare.
Anche l’attenzione alle persone anziane appartiene a questa continuità. Quando le forze diminuiscono, rimangono preziosi l’esperienza, la saggezza e il contributo affettivo che esse possono offrire. Una famiglia e una comunità attente sanno riconoscerli e custodirli.
Riscoprire la preghiera condivisa
Leone XIV invita infine a riscoprire la preghiera in famiglia. Richiama le occasioni semplici della giornata, come i pasti, il mattino e la sera, nelle quali rivolgersi insieme a Dio può aiutare a coltivare la dimensione spirituale della vita domestica.
La preghiera comune, la partecipazione all’Eucaristia e i sacramenti vengono indicati come sostegno alla vita familiare. Aprono uno spazio nel quale affidare gioie e preoccupazioni, riconoscere i propri limiti e cercare insieme la forza per affrontare le responsabilità.
L’invito comprende anche gli incontri tra famiglie, nei quali la crescita spirituale si unisce alla solidarietà nelle esigenze concrete. La fede condivisa può così alimentare relazioni di vicinanza e di aiuto, rendendo più forte il legame tra la casa e la comunità ecclesiale.
Nel corso della celebrazione, il cardinale Tagle ha inoltre manifestato, su speciale mandato del Papa, la comunione ecclesiastica concessa al Patriarca di Baghdad dei Caldei, Polis III Nona. Un gesto che richiama l’unità della Chiesa nella pluralità dei riti e delle tradizioni e rinnova la vicinanza ai fedeli che testimoniano la propria fede tra molte avversità.
L’omelia affida alla Santa Famiglia di Nazareth le famiglie e la Chiesa intera. Il suo richiamo alla cura, all’educazione e alla preghiera consegna alle comunità un compito concreto: sostenere i legami, accompagnare le fragilità e aiutare ogni persona a crescere nell’amore.
Immagine originale creata con IA, a cura Fede e Ragione.