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Il Presidente Meloni a Vercelli : il riso italiano è identità, lavoro e futuro

presidente Giorgia Meloni Vercelli Festival Internazionale del riso 2026

All’Abbazia di Sant’Andrea di Vercelli, il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni inaugura la seconda edizione del Festival Internazionale del Riso

Al centro dell’intervento la qualità dell’agroalimentare italiano, la tutela dei produttori, la lotta alla concorrenza sleale e il valore storico delle conquiste delle mondine

Il riso italiano non è soltanto un prodotto agricolo o uno degli ingredienti più conosciuti della cucina nazionale. È lavoro, identità, cultura, tutela del paesaggio e capacità di trasformare una tradizione secolare in una risorsa per il futuro. È il messaggio espresso dal Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, intervenuta l’11 settembre 2026 all’Abbazia di Sant’Andrea di Vercelli per inaugurare la seconda edizione di Risò, il Festival Internazionale del Riso.

Alla manifestazione hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni nazionali e locali, delle associazioni di categoria e del mondo produttivo, insieme a delegazioni diplomatiche e ad esponenti della FAO. Il Presidente ha salutato, tra gli altri, il direttore generale dell’organizzazione Qu Dongyu e il vicedirettore Maurizio Martina, candidato dell’Italia alla futura guida della FAO.

La presenza di rappresentanti internazionali, secondo Meloni, conferma la capacità dell’appuntamento di parlare non soltanto al territorio, ma anche al mondo. Il riso, infatti, è uno degli alimenti fondamentali per miliardi di persone e pone questioni che riguardano la sicurezza alimentare, la qualità delle produzioni, la sostenibilità e il diritto di ogni popolo ad accedere a cibo sano.

Vercelli e il cuore della risicoltura europea

Nel suo intervento, il Presidente ha ricordato il ruolo centrale dell’Italia nella produzione risicola europea. Il Paese è il primo produttore di riso dell’Unione europea e il settore genera esportazioni per oltre 800 milioni di euro all’anno. Il cuore della filiera si trova principalmente tra il Piemonte e la Lombardia, un’area che copre da sola circa un quarto dell’intera produzione del continente.

È un primato che non dipende soltanto dai volumi. La forza della risicoltura italiana risiede soprattutto nella qualità, nella varietà delle produzioni e nel legame tra il prodotto e il territorio. In quest’area si trova inoltre l’unica denominazione di origine protetta europea dedicata al riso, il Riso di Baraggia Biellese e Vercellese DOP.

Meloni ha descritto le risaie come un elemento che ha plasmato il paesaggio e la cultura della pianura. Quando vengono allagate in primavera, le superfici coltivate si trasformano in grandi specchi d’acqua che riflettono il cielo, le nuvole, i cascinali e i borghi. È quello che il Presidente ha definito il “mare a quadretti”: un paesaggio costruito attraverso il lavoro umano, ma ormai profondamente integrato nell’identità naturale e culturale del territorio.

L’agricoltura, in questa prospettiva, non rappresenta un’attività separata dall’ambiente. Quando viene praticata con responsabilità, essa custodisce il suolo, governa le acque, mantiene vivi i territori rurali e conserva conoscenze sviluppate nel corso delle generazioni.

Il Canale Cavour e la capacità di progettare il futuro

Una parte dell’intervento è stata dedicata al Canale Cavour, la grande infrastruttura idraulica che da 160 anni sostiene l’agricoltura piemontese e lombarda. L’opera, lunga oltre ottanta chilometri, rese possibile una distribuzione più efficiente delle acque e contribuì in modo determinante allo sviluppo della risicoltura.

Il Presidente ha indicato il Canale Cavour come esempio della capacità italiana di realizzare opere complesse con visione e rapidità. La sua costruzione ricorda quanto la gestione dell’acqua sia decisiva per l’agricoltura e, più in generale, per la sicurezza economica e ambientale della Nazione.

Le trasformazioni climatiche, l’alternanza tra siccità e precipitazioni intense e la crescente competizione per l’utilizzo delle risorse idriche rendono oggi questa lezione ancora più attuale. Non è sufficiente intervenire durante le emergenze: occorrono infrastrutture efficienti, manutenzione, programmazione e una strategia capace di conservare l’acqua quando è disponibile e distribuirla quando è necessaria.

Guardare alla storia, dunque, non significa celebrare nostalgicamente il passato. Significa riconoscere ciò che le generazioni precedenti hanno saputo costruire e recuperare quella capacità di progettare opere destinate a produrre benefici per molti decenni.

Le mondine e la conquista delle otto ore

Il riso è anche memoria del lavoro, della fatica e delle battaglie sociali. Il Presidente ha ricordato le mondine, le donne impegnate nella pulizia delle risaie dalle erbe infestanti, alle quali si deve una delle pagine più significative della storia del lavoro italiano.

L’immagine delle mondine è stata spesso raccontata attraverso i canti popolari e una rappresentazione quasi romantica della vita nelle risaie. La realtà era molto più dura: giornate che potevano raggiungere le dodici o quattordici ore, trascorse con la schiena piegata e i piedi immersi nel fango, sotto il sole e tra zanzare, malattie e condizioni igieniche precarie.

Proprio nel territorio vercellese, nel 1906, le mobilitazioni delle lavoratrici contribuirono alla conquista della giornata lavorativa di otto ore. A centoventi anni da quelle lotte, Risò diventa quindi anche l’occasione per ricordare donne che, attraverso tenacia e solidarietà, ottennero diritti destinati a diventare pilastri del lavoro e dello Stato sociale.

La meccanizzazione ha successivamente trasformato la risicoltura e fatto scomparire quel mestiere nelle forme tradizionali. Non è però scomparso il debito di riconoscenza verso chi affrontò condizioni durissime per rendere il lavoro più umano. Il progresso tecnologico acquista il suo significato più autentico quando non aumenta soltanto la produttività, ma libera le persone dalle attività più usuranti e pericolose, tutelandone salute e dignità.

Tutelare la qualità dalla concorrenza sleale

Il Presidente ha quindi affrontato le difficoltà attuali della filiera risicola italiana. Il settore è moderno, integrato e competitivo sui mercati internazionali, ma deve confrontarsi con prodotti provenienti da Paesi nei quali non vengono applicati gli stessi standard europei in materia ambientale, sociale e lavorativa.

Un’azienda italiana può essere sottoposta a regole severe sull’impiego dei fitofarmaci, sulla sicurezza e sulla sostenibilità, mentre prodotti ottenuti con criteri meno rigorosi possono entrare nel mercato europeo a prezzi inferiori. Questa situazione rischia di penalizzare proprio gli agricoltori che rispettano le norme più avanzate.

Meloni ha ribadito un principio di reciprocità: gli accordi commerciali non possono ignorare le differenze negli standard di produzione. Se l’Italia e l’Europa scelgono di mantenere livelli elevati di tutela, devono anche evitare che quelle stesse regole si trasformino in uno svantaggio competitivo per le imprese europee.

La risposta non può essere l’abbassamento della qualità italiana. Il modello nazionale, ha sostenuto il Presidente, non compete principalmente sulla quantità o sul prezzo più basso, ma sul valore del prodotto, sulla sicurezza alimentare, sulla tracciabilità e sul legame con i territori. Difendere gli standard significa quindi proteggere sia i produttori sia i consumatori.

Agricoltura, competitività e autonomia strategica

Nel corso dell’intervento è stato affrontato anche il tema delle risorse europee destinate alla Politica agricola comune. Il Presidente ha ricordato l’opposizione italiana all’ipotesi di ridurre i finanziamenti alla PAC nel prossimo bilancio europeo.

Investire nella competitività dell’Europa, secondo Meloni, non può significare sottrarre risorse all’agricoltura. La produzione alimentare è essa stessa un fattore di competitività e di autonomia strategica. Le crisi internazionali degli ultimi anni hanno mostrato i rischi derivanti da una dipendenza eccessiva dall’estero per l’energia, le materie prime e le tecnologie. Evitare una dipendenza analoga anche per il cibo rappresenta una responsabilità essenziale.

La sicurezza alimentare non consiste soltanto nella disponibilità immediata dei prodotti. Richiede la sopravvivenza economica delle aziende agricole, il ricambio generazionale, l’accesso all’acqua, la ricerca, l’innovazione e la possibilità per i produttori di ricevere una remunerazione adeguata.

La lotta contro l’Italian sounding

Un altro problema richiamato dal Presidente riguarda l’Italian sounding, cioè la vendita di prodotti che utilizzano nomi, immagini e richiami geografici italiani pur non essendo stati realizzati in Italia.

Non si tratta di una semplice imitazione commerciale. Questi prodotti sfruttano la reputazione costruita nel tempo dagli agricoltori e dalle imprese italiane, confondono i consumatori e sottraggono risorse alle filiere autentiche. Per Meloni, l’Italian sounding rappresenta un vero danno nei confronti di chi lavora quotidianamente per mantenere elevata la qualità del Made in Italy.

La tutela deve quindi passare attraverso controlli, accordi internazionali, promozione delle denominazioni d’origine e una comunicazione capace di spiegare ai consumatori la differenza tra un prodotto realmente italiano e uno che si limita a evocarne l’immagine.

Una tradizione da accompagnare nel futuro

Il Festival Internazionale del Riso nasce per valorizzare questa complessa eredità e far conoscere maggiormente il prodotto italiano, in patria e all’estero. Il Governo ha inserito la manifestazione nel calendario nazionale dei principali eventi dedicati alla promozione dell’agroalimentare, riconoscendone il valore economico, culturale e internazionale.

Celebrare il riso significa rendere omaggio ai produttori, ma anche creare un luogo nel quale discutere i problemi della filiera e individuare soluzioni condivise. La storia non deve essere conservata come un oggetto immobile: deve essere accompagnata nel futuro attraverso innovazione, ricerca e capacità imprenditoriale.

Dietro ogni chicco di riso, ha ricordato il Presidente, si trovano il lavoro di intere generazioni, l’identità di un territorio e un patrimonio che continua a rinnovarsi. Difenderlo significa tutelare non soltanto un settore economico, ma una parte dell’esperienza italiana: il rapporto tra comunità e paesaggio, tra ingegno e natura, tra memoria e futuro.

L’agricoltura rimane così una componente essenziale della vita nazionale. Produce cibo e ricchezza, ma conserva anche territori, culture e legami sociali. La sfida indicata a Vercelli consiste nel permettere a questo patrimonio di continuare a crescere, sostenendo chi lavora, proteggendo la qualità e trasformando la tradizione in una forza capace di affrontare il futuro.

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