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Papa Leone XIV : la maldicenza non genera nulla, solo il dialogo fa crescere

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All’Angelus del 6 settembre, Papa Leone XIV invita ad affrontare problemi e conflitti attraverso il confronto diretto, l’ascolto e l’amore vicendevole

Al termine, un nuovo appello per l’Ucraina: fermare la distruzione e restituire spazio alla diplomazia

Il lamento e la maldicenza possono sembrare le reazioni più immediate davanti agli errori degli altri e alle difficoltà che attraversano le relazioni. Non risolvono però i problemi, non aiutano le persone a cambiare e finiscono spesso per rendere ancora più profonde le divisioni. È uno dei temi affrontati da Papa Leone XIV durante l’Angelus di domenica 6 settembre 2026, in Piazza San Pietro.

Commentando le letture della liturgia, il Pontefice ha indicato nell’amore vicendevole il criterio fondamentale del pensiero e dell’azione cristiana. Non un sentimento astratto, ma una responsabilità concreta che si manifesta nella sincerità, nell’ascolto, nella capacità di affrontare insieme i problemi e nella ricerca di ciò che può ricostruire una relazione.

Al termine della preghiera mariana, Leone XIV ha inoltre rivolto un nuovo appello per la pace in Ucraina, chiedendo di fermare la violenza e la distruzione, proteggere le popolazioni civili e favorire la ripresa dei negoziati.

Il debito gioioso dell’amore

Il Papa ha iniziato la propria riflessione richiamando le parole di san Paolo nella Lettera ai Romani: ogni comandamento trova il suo compimento nell’invito ad amare il prossimo come sé stessi. L’Apostolo utilizza anche l’immagine del debito, esortando i cristiani a non essere debitori di nulla verso nessuno, se non dell’amore reciproco.

Gesù ha insegnato a chiedere nel Padre nostro la remissione dei debiti, ma esiste un debito dal quale non bisogna cercare di liberarsi: quello dell’amore che le persone si devono reciprocamente.

«C’è però un patrimonio che ci dobbiamo l’un l’altro, senza restarne imprigionati: è il debito di un amore vicendevole», ha spiegato Leone XIV. L’attenzione, la cura e il bene ricevuti non devono trasformarsi in legami che limitano la libertà o pretendono qualcosa in cambio. Possono invece rendere le persone più capaci di assumersi responsabilità verso gli altri.

L’amore autentico non crea dipendenza e non cerca di possedere chi viene aiutato. Restituisce libertà, permette di crescere e alimenta una nuova disponibilità verso il prossimo. Chi ha ricevuto cura può imparare a prendersi cura; chi è stato ascoltato può diventare più attento alla sofferenza altrui; chi è stato perdonato può comprendere più profondamente il valore della riconciliazione.

Parlarsi con sincerità invece di giudicare

Il Vangelo propone un modo preciso di affrontare gli errori e i conflitti: parlare direttamente con la persona coinvolta, senza esporla immediatamente al giudizio degli altri. Il confronto dovrebbe svilupparsi con gradualità, cominciando da un dialogo personale e coinvolgendo altre persone soltanto quando diventa realmente necessario.

Leone XIV ha definito questo percorso un’arte delicata e troppo spesso dimenticata. Parlare con sincerità non significa assumere una posizione di superiorità, impartire lezioni o umiliare chi ha sbagliato. Significa avere il coraggio di affrontare un problema rispettando la dignità di tutti, nella consapevolezza che ogni persona può commettere errori e avere bisogno di essere ascoltata.

«Parlarsi sinceramente – dapprima a tu per tu, poi se necessario fra due o tre persone, infine, quando occorre, con l’intera comunità – significa affrontare la realtà e trasformare problemi e conflitti in passaggi di crescita», ha affermato il Papa.

L’obiettivo non è stabilire chi abbia il diritto di giudicare l’altro, ma impedire che incomprensioni, risentimenti e comportamenti sbagliati rimangano nascosti fino a compromettere definitivamente una relazione. Il dialogo autentico non evita la verità, ma cerca di esprimerla senza trasformarla in un’arma.

Parlare con le persone, non parlare male di loro

L’indicazione del Papa conserva una forte attualità anche al di fuori delle comunità cristiane. Nelle famiglie, nei luoghi di lavoro, nelle associazioni e nelle relazioni sociali si preferisce spesso parlare delle persone anziché parlare con loro. Le difficoltà diventano argomento di conversazioni parallele, sospetti e schieramenti, mentre viene rinviato proprio il confronto che potrebbe chiarire un equivoco o aprire una possibilità di cambiamento.

«Il lamento e la maldicenza sono più facili, ma non generano nulla e paralizzano molte situazioni», ha osservato Leone XIV. Il lamento continuo può trasformare una difficoltà concreta in una condizione permanente, nella quale ogni tentativo di soluzione viene considerato inutile. La maldicenza, invece, ferisce la reputazione delle persone, alimenta la diffidenza e rende più difficile qualsiasi riconciliazione.

La comunicazione digitale ha amplificato questi comportamenti. Una critica formulata d’impulso può raggiungere in pochi minuti migliaia di persone e rimanere accessibile a lungo, spesso senza che chi ne è oggetto abbia la possibilità di spiegarsi. La rapidità dei social network favorisce giudizi immediati, mentre il confronto sincero richiede tempo, discrezione e disponibilità ad ascoltare.

Il Vangelo non invita a ignorare gli errori o a fingere che i conflitti non esistano. Propone di affrontarli senza distruggere la persona. «Il Vangelo ci educa alla libertà, nella carità», ha sintetizzato il Pontefice. La carità non impone di rinunciare alla verità: chiede di cercarla e comunicarla preservando la dignità dell’altro.

Mettersi d’accordo e pregare insieme

Leone XIV si è poi soffermato sulla possibilità di mettersi d’accordo. Gesù non parla soltanto della necessità di superare i conflitti, ma invita a unire le intenzioni davanti a Dio: «Se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà».

La preghiera condivisa permette di riconoscere desideri, sofferenze e speranze comuni. Non cancella automaticamente le differenze, ma impedisce che esse trasformino gli altri in estranei o nemici. Pregare insieme significa ammettere di non bastare a sé stessi e affidare a Dio anche le relazioni che sembrano difficili da ricomporre.

«Senza fede, ognuno potrebbe sentirsi solo e sospettare degli altri, vedendoli come estranei e nemici», ha spiegato il Papa. La grazia, invece, permette di riconoscersi come fratelli e sorelle capaci di incontrarsi, perdonarsi e ascoltarsi nel Signore.

Questa concordia non consiste in un’uniformità imposta. Nasce dalla disponibilità a cercare ciò che unisce, senza negare la complessità delle situazioni e senza pretendere di cancellare ogni differenza.

Fermare la distruzione in Ucraina

Dopo l’Angelus, il pensiero di Papa Leone XIV è tornato alla guerra in Ucraina e alle sofferenze della popolazione civile. Il Pontefice ha ricordato i recenti attacchi contro città e infrastrutture civili, nei quali hanno perso la vita persone innocenti.

«Il mio cuore si unisce alla sofferenza della popolazione, che da anni vive nell’angoscia e nella paura», ha affermato. Da qui il nuovo appello a «mettere fine alla violenza, a fermare la distruzione, ad aprire i cuori al dialogo e alla pace».

Leone XIV ha espresso l’auspicio che gli sforzi intrapresi per riprendere i negoziati possano produrre risultati concreti e restituire spazio alla diplomazia. La pace richiede volontà politica, responsabilità e capacità di riconoscere l’umanità dell’altro, anche quando la contrapposizione sembra aver cancellato ogni possibilità di incontro.

Il richiamo alla concordia nei conflitti internazionali si collega così al cuore della riflessione proposta durante l’Angelus. La pace tra i popoli e quella nelle relazioni quotidiane nascono entrambe dal coraggio di interrompere la logica dell’accusa, affrontare sinceramente la realtà e riconoscere che nessuno può costruire il futuro trasformando gli altri in nemici.

Affidandosi a Maria, il Papa ha infine invitato i fedeli a riscoprire il «debito gioioso dell’amore fraterno»: un debito che non imprigiona, ma rende più liberi, responsabili e capaci di costruire relazioni fondate sulla verità e sul rispetto.

Immagine originale elaborata con Intelligenza Artificiale.

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