Giornale Online Direttore Paolo Centofanti

Arte e cultura

Elsa Morante, 114 anni fa nasceva la scrittrice che raccontò la storia dalla parte degli ultimi

Elsa Morante

Il 18 agosto 1912 nasceva a Roma Elsa Morante, una delle maggiori scrittrici italiane del Novecento. Da Menzogna e sortilegio a L’isola di Arturo, fino a La Storia, la sua letteratura ha raccontato l’infanzia, l’amore, le illusioni e soprattutto la fragilità delle persone travolte dagli eventi

A 114 anni dalla nascita della Morante, le sue opere continuano a interrogarci sul rapporto tra la grande Storia e le vite apparentemente piccole che ne subiscono le conseguenze.

Il 18 agosto 1912 nasceva a Roma Elsa Morante, scrittrice, poetessa e saggista destinata a diventare una delle figure più originali della letteratura italiana del Novecento. Morì nella stessa città il 25 novembre 1985, lasciando relativamente pochi libri, ma opere capaci di segnare profondamente la cultura italiana.

La sua produzione attraversa alcuni dei grandi interrogativi dell’esistenza: l’infanzia e la perdita dell’innocenza, il bisogno d’amore, il rapporto tra realtà e immaginazione, la solitudine, la violenza, il potere e la condizione degli ultimi.

Ma soprattutto pone una domanda che rimane drammaticamente contemporanea: che cosa accade alle persone comuni quando la grande Storia irrompe nelle loro vite?

Una scrittrice fin dall’infanzia

La vocazione letteraria di Morante emerse molto presto. Già da bambina riempiva quaderni di storie, poesie e dialoghi; successivamente cominciò a pubblicare racconti e poesie su giornali e riviste. Dopo il liceo si iscrisse alla facoltà di Lettere, ma le difficoltà economiche la costrinsero ad abbandonare gli studi universitari. Per mantenersi impartiva lezioni private e collaborava con diverse pubblicazioni.

Negli anni Trenta conobbe Alberto Moravia, che sposò nel 1941. Durante la Seconda guerra mondiale, in seguito all’occupazione tedesca di Roma e all’intensificarsi delle persecuzioni antisemite, i due lasciarono la capitale e si rifugiarono nel territorio di Fondi. L’esperienza della guerra e il contatto con un’umanità povera e vulnerabile avrebbero lasciato tracce profonde nella sua sensibilità letteraria.

Nel 1948 pubblicò Menzogna e sortilegio, il suo primo grande romanzo, che ottenne il Premio Viareggio. Era già evidente uno dei nuclei fondamentali della sua narrativa: il difficile confine tra realtà e illusione.

L’isola di Arturo e il mondo visto dall’infanzia

Nel 1957 arrivò L’isola di Arturo, ambientato a Procida e destinato a diventare uno dei libri più conosciuti della letteratura italiana contemporanea. Con quest’opera Morante vinse il Premio Strega, prima donna nella storia del riconoscimento ad aggiudicarselo. Al centro del romanzo c’è Arturo Gerace, un ragazzo che vive l’infanzia e l’adolescenza costruendo intorno a sé un universo di miti, desideri e idealizzazioni.

Ma crescere significa progressivamente confrontarsi con una realtà diversa da quella immaginata. L’isola diventa così molto più di uno spazio geografico. È il territorio dell’infanzia, della fantasia e dell’illusione, dal quale prima o poi bisogna partire. Il contrasto tra realtà e immaginazione attraversa profondamente l’opera di Morante. Ma la fantasia non rappresenta semplicemente una fuga dal mondo: può diventare uno strumento attraverso il quale l’essere umano cerca di comprenderlo e, talvolta, di sopportarlo.

La Storia : gli ultimi davanti ai grandi eventi

È però soprattutto con La Storia, pubblicato nel 1974, che Elsa Morante porta al centro della letteratura il rapporto tra i grandi avvenimenti e le esistenze delle persone comuni. Il romanzo è ambientato prevalentemente nella Roma della Seconda guerra mondiale e racconta le vicende di Ida Ramundo e dei suoi figli.

Morante compie una scelta fondamentale: osserva gli eventi non dalla prospettiva dei potenti, dei generali o dei protagonisti della politica, ma attraverso coloro che la Storia la subiscono.

La Storia è stato uno dei maggiori casi letterari e culturali del Novecento italiano. La sua pubblicazione provocò un dibattito molto acceso, ma incontrò contemporaneamente un pubblico vastissimo. La stessa scelta editoriale aveva un significato preciso. Morante volle che il romanzo fosse pubblicato direttamente in un’edizione economica, in modo da renderlo accessibile al maggior numero possibile di lettori. Era quasi un’estensione della sua idea di letteratura: raccontare gli ultimi significava anche cercare di raggiungerli.

La Storia vista dal basso

Nelle pagine di Morante la Storia con la maiuscola assume spesso il volto di una forza enorme che entra violentemente nella quotidianità. Le decisioni vengono prese altrove, ma le conseguenze arrivano nelle case. Le guerre vengono dichiarate dai governi, ma sono le famiglie a perdere figli, genitori, abitazioni e futuro. Le ideologie promettono mondi nuovi, mentre uomini, donne e bambini possono ritrovarsi schiacciati da meccanismi che non controllano.

È uno dei motivi per cui La Storia conserva una forza particolare anche mezzo secolo dopo la sua pubblicazione. Ogni conflitto contemporaneo ripropone infatti la stessa sproporzione: da una parte le strategie geopolitiche, gli eserciti, gli interessi economici e le decisioni dei governi; dall’altra milioni di persone che cercano semplicemente di continuare a vivere. La letteratura può allora compiere qualcosa che statistiche e cronache, pur indispensabili, non sempre riescono a fare: restituire un volto alla sofferenza.

Gli ultimi non sono personaggi secondari

Qui la sensibilità di Morante incontra una riflessione profondamente umanistica. Nella narrazione pubblica siamo spesso abituati a distinguere tra protagonisti e comparse. I potenti entrano nei libri di storia; le persone comuni rischiano invece di scomparire.

Morante rovescia questa prospettiva. Gli ultimi diventano protagonisti. Bambini, madri, poveri, emarginati, persone fragili e animali occupano uno spazio centrale nel suo universo letterario. Non perché siano necessariamente migliori degli altri, ma perché attraverso la loro vulnerabilità diventa più evidente la sproporzione tra la persona e le forze che pretendono di dominarla. Significa affermare implicitamente che il valore di una vita non dipende dal potere che possiede né dalla traccia che lascerà nei libri di storia.

La letteratura davanti al potere

Questa sensibilità emerge anche nella produzione saggistica di Elsa Morante. Nel 1965 tenne a Torino la conferenza Pro o contro la bomba atomica, successivamente pubblicata tra i suoi scritti. Non era semplicemente una riflessione sull’arma nucleare, ma un’interrogazione sul rapporto tra cultura, responsabilità e distruzione.

La questione rimane sorprendentemente moderna. Quale responsabilità possiede la cultura davanti agli strumenti di potere creati dall’uomo? Il progresso tecnico coincide necessariamente con il progresso morale? E quale ruolo può avere uno scrittore quando la capacità umana di costruire è accompagnata da una capacità altrettanto impressionante di distruggere?

Sono interrogativi che nell’era dell’intelligenza artificiale, delle armi autonome e delle nuove tecnologie militari assumono forme differenti, ma non hanno perso la loro urgenza.

Elsa Morante, 114 anni dopo

A 114 anni dalla nascita, ricordare Elsa Morante significa quindi molto più che celebrare una grande protagonista della letteratura italiana. Significa tornare a interrogarsi sul rapporto tra immaginazione e realtà, individuo e società, innocenza e violenza, potere e fragilità. Soprattutto significa ricordare che dietro ogni grande evento storico esistono milioni di piccole storie.

La Storia registra date, battaglie, trattati, governi e rivoluzioni. La letteratura può mostrarci ciò che rimane tra quelle date: le paure, gli affetti, le speranze e le ferite delle persone. Ecco una delle eredità più attuali di Elsa Morante : guardare la Storia dalla parte di chi apparentemente non la decide significa restituire centralità alla persona umana. Perché gli uomini e le donne che la Storia considera marginali possono essere, quando cambiamo prospettiva, il vero centro della storia.

Comments

comments