Giornata internazionale della gioventù : dall’istruzione al lavoro, dall’intelligenza artificiale alla salute mentale, dieci grandi questioni che attraversano la vita delle nuove generazioni e dalle quali dipende anche il futuro delle nostre società
La Giornata internazionale della gioventù, celebrata il 12 agosto, non dovrebbe esaurirsi in una ricorrenza annuale. Può diventare invece una opportunità per interrogarsi sulle condizioni nelle quali stanno crescendo milioni di ragazze e ragazzi e, soprattutto, sul mondo che le generazioni adulte stanno consegnando loro.
La ricorrenza è stata istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1999, accogliendo una raccomandazione formulata l’anno precedente dalla Conferenza mondiale dei ministri responsabili della gioventù di Lisbona. La prima Giornata internazionale della gioventù fu celebrata il 12 agosto 2000.
Il tema scelto dalle Nazioni Unite per il 2026 è “Different Contexts, Common Aspirations” – “Contesti diversi, aspirazioni comuni”. Un’espressione che sintetizza efficacemente una realtà globale: le condizioni economiche, culturali e sociali possono essere profondamente differenti, ma i giovani condividono aspirazioni simili. Cercano dignità, opportunità, partecipazione, un’istruzione di qualità, un lavoro dignitoso e un futuro sostenibile.
Le Nazioni Unite stimano in quasi 1,3 miliardi le persone tra i 15 e i 24 anni. Non sono semplicemente “il futuro”: costituiscono già oggi una parte decisiva delle nostre società. Guardare alle loro difficoltà significa quindi interrogarsi sulla direzione nella quale stiamo andando. Dieci sfide appaiono particolarmente importanti.
1. Un’istruzione capace di preparare alla complessità
La prima sfida rimane quella della conoscenza. Avere accesso alla scuola non basta se l’istruzione non permette di comprendere una realtà che cambia rapidamente. Accanto alle competenze tradizionali diventano fondamentali pensiero critico, capacità di verificare le informazioni, cultura scientifica, alfabetizzazione digitale, creatività e capacità di affrontare problemi complessi.
Nel messaggio per la Giornata internazionale della gioventù 2026, il Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha sottolineato proprio la necessità di fornire ai giovani le competenze che modelleranno il futuro, dal pensiero critico e dalla capacità di risolvere problemi fino all’alfabetizzazione digitale. La scuola, tuttavia, non può trasformarsi semplicemente in un luogo nel quale preparare lavoratori per le tecnologie di domani. Deve continuare a formare persone capaci di ragionare, scegliere e comprendere. Leggi il testo integrale del Messaggio 2026 del Segretario generale ONU António Guterres.
2. Trovare un lavoro, ma soprattutto un lavoro dignitoso
La seconda grande questione riguarda il lavoro. Secondo le stime dell’Organizzazione internazionale del lavoro per il 2026, la disoccupazione giovanile globale si attesta intorno al 12,4% e circa 260 milioni di giovani, pari a un quinto della popolazione giovanile considerata, non lavorano, non studiano e non partecipano a percorsi di formazione.
Ma trovare un’occupazione non risolve automaticamente il problema. Contano la qualità del lavoro, la stabilità, la retribuzione, le tutele e la possibilità di costruire un progetto di vita. Una società nella quale un giovane lavora ma non riesce a conquistare autonomia economica rischia di trasformare il lavoro da strumento di emancipazione in una condizione permanente di incertezza.
3. Imparare a convivere con l’intelligenza artificiale
Per le generazioni che stanno entrando oggi nell’università e nel mondo professionale, l’intelligenza artificiale non rappresenterà una tecnologia occasionale. Sarà parte dell’ambiente nel quale studieranno, lavoreranno, comunicheranno e prenderanno decisioni.
La vera competenza non consisterà semplicemente nel saper utilizzare un chatbot o generare immagini e testi. Sarà necessario capire quando utilizzare l’IA, come verificarne i risultati e quando invece affidarsi al proprio ragionamento.
UNESCO insiste sulla necessità di rafforzare l’alfabetizzazione mediatica e informativa dei giovani nell’era dell’IA, anche per affrontare disinformazione, pregiudizi algoritmici e contenuti artificialmente generati. La sfida educativa diventa allora evitare due estremi: rifiutare la tecnologia oppure delegarle progressivamente pensiero, creatività e responsabilità. Vedi UNESCO – Giovani e alfabetizzazione nell’era dell’intelligenza artificiale.
4. Vivere nei social senza lasciare che i social sostituiscano la vita
Mai una generazione aveva avuto possibilità così grandi di comunicare istantaneamente con altre persone. Eppure la connessione permanente non coincide necessariamente con relazioni più profonde.
I social network permettono di esprimersi, creare comunità, conoscere persone e accedere a una quantità straordinaria di informazioni. Possono però favorire anche confronto sociale continuo, dipendenza dall’approvazione, disinformazione, cyberbullismo e costruzione di identità orientate prevalentemente allo sguardo degli altri.
UNESCO ha ricordato nel 2026 come la vita dei giovani si sviluppi ormai senza una separazione netta tra spazi online e offline. Per questo la risposta non può essere soltanto vietare o limitare: occorre insegnare a vivere consapevolmente nell’ambiente digitale.
5. Combattere la solitudine nell’epoca della connessione
È uno dei paradossi più evidenti del nostro tempo: possiamo comunicare continuamente e sentirci comunque soli. Le relazioni digitali possono essere autentiche e importanti, ma difficilmente possono sostituire completamente la presenza, l’amicizia vissuta, la famiglia, le comunità, lo sport, l’associazionismo e tutti gli spazi nei quali le persone condividono realmente una parte della propria esistenza.
La solitudine non è quindi soltanto un problema individuale. È anche una questione sociale. Una comunità che vuole occuparsi dei giovani deve creare luoghi nei quali sia possibile incontrarsi senza che ogni relazione debba necessariamente passare attraverso uno schermo.
6. Proteggere la salute mentale
La salute mentale è diventata una delle grandi emergenze che riguardano adolescenti e giovani. L’Organizzazione mondiale della sanità stima che un adolescente tra 10 e 19 anni su sette viva con un disturbo mentale. Ansia, depressione e disturbi comportamentali sono tra le principali cause di malattia e disabilità nell’adolescenza.
Sono numeri che invitano a evitare sia la minimizzazione sia l’allarmismo. Occorrono prevenzione, ascolto, servizi accessibili e una cultura nella quale chiedere aiuto non venga percepito come una debolezza. Ma occorre anche interrogarsi sulle condizioni sociali nelle quali cresce il disagio: isolamento, precarietà, pressioni scolastiche e lavorative, violenza, aspettative irrealistiche e confronto permanente attraverso le piattaforme digitali.
7. Dare ai giovani una vera possibilità di partecipare
Spesso chiediamo ai giovani di interessarsi alla società, salvo poi lasciare loro poco spazio quando devono essere prese le decisioni. La partecipazione non significa soltanto votare. Significa poter intervenire nella vita delle scuole, delle università, delle città, delle associazioni, delle imprese e delle istituzioni.
Le Nazioni Unite sottolineano che i giovani devono essere considerati partner, non semplicemente destinatari delle politiche pubbliche. Lo stesso Guterres, nel messaggio del 2026, ha chiesto un loro maggiore coinvolgimento nei processi decisionali a livello locale, nazionale e internazionale. Una democrazia che non riesce a coinvolgere le nuove generazioni rischia progressivamente di perdere non soltanto partecipazione, ma anche fiducia.
8. Costruire la pace in un mondo attraversato dai conflitti
Milioni di giovani stanno crescendo mentre guerre e tensioni geopolitiche tornano a segnare profondamente la vita internazionale. Per alcuni la guerra è una notizia vista attraverso uno smartphone. Per altri significa perdita della casa, interruzione degli studi, migrazione, ferite o morte delle persone amate.
Nel 2015 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, con la Risoluzione 2250 su Giovani, pace e sicurezza, ha riconosciuto formalmente il ruolo che le nuove generazioni possono svolgere nella prevenzione della violenza e nella costruzione della pace. Educare alla pace non significa ignorare i conflitti, ma insegnare a comprenderne le cause, riconoscere la dignità dell’altro e riscoprire il valore del dialogo.
9. Affrontare la questione ambientale senza trasformarla in paura del futuro
Il cambiamento climatico accompagnerà inevitabilmente la vita delle generazioni più giovani. Le Nazioni Unite lo indicano tra le grandi sfide condivise dai giovani indipendentemente dai confini nazionali. La risposta non può però essere soltanto quella della paura.
Occorre trasformare la consapevolezza ambientale in conoscenza scientifica, innovazione, comportamenti responsabili, nuove tecnologie e politiche capaci di conciliare tutela dell’ambiente, sviluppo e giustizia sociale. Ai giovani non serve sentirsi dire continuamente che erediteranno un pianeta senza speranza. Serve dare loro strumenti per contribuire concretamente a migliorarlo.
10. Tornare a credere nel futuro
Forse tutte le altre sfide confluiscono nell’ultima: poter immaginare il proprio futuro. Studiare, trovare un lavoro, costruire relazioni, avere una casa, creare eventualmente una famiglia, partecipare alla società e perseguire i propri progetti richiedono qualcosa che nessuna tecnologia può garantire da sola: la speranza.
Una società come quella attuale, che chiede continuamente ai giovani di adattarsi, competere e aggiornarsi, ma non offre loro prospettive, finisce per consumare proprio quella fiducia dalla quale dipende il suo futuro. La Giornata internazionale della gioventù 2026 ci ricorda allora una responsabilità che riguarda tutte le generazioni.
I giovani hanno certamente bisogno di competenze, opportunità e strumenti tecnologici. Ma hanno bisogno anche di fiducia, relazioni, libertà, responsabilità e possibilità concrete di costruire qualcosa che abbia senso.
Il tema scelto dall’ONU per il 2026 parla di “contesti diversi” e “aspirazioni comuni”. Forse proprio da queste aspirazioni occorre ripartire. Perché investire sui giovani non significa soltanto prepararli al mondo che verrà. Significa permettere loro di contribuire al futuro.
Link ONU – International Youth Day 2026: Different Contexts, Common Aspirations
Immagine elaborata con Intelligenza Artificiale.