Giornale Online Direttore Paolo Centofanti

Diritti e inclusione

9 agosto, Giornata internazionale dei popoli indigeni : custodire culture, dignità e saperi

Giornata internazionale dei popoli indigeni

La ricorrenza della Giornata internazionale dei popoli indigeni, promossa dalle Nazioni Unite, richiama l’attenzione sui diritti di milioni di persone e sulla necessità di preservare lingue, tradizioni e conoscenze

Il tema del 2026 è dedicato alle levatrici indigene e al loro ruolo nella tutela della vita e del benessere delle comunità

Il 9 agosto si celebra la Giornata internazionale dei popoli indigeni, una ricorrenza delle Nazioni Unite che invita a conoscere e tutelare comunità portatrici di culture, lingue, tradizioni e sistemi di conoscenza sviluppati nel corso di generazioni.

Non si tratta soltanto di conservare testimonianze del passato. I popoli indigeni sono comunità vive, inserite nel mondo contemporaneo e spesso chiamate ad affrontare problemi legati alla povertà, alla discriminazione, alla tutela dei territori, all’accesso all’istruzione e alla sanità e alla possibilità di partecipare alle decisioni che riguardano direttamente il loro futuro.

Perché la Giornata internazionale dei popoli indigeni si celebra il 9 agosto

La data ricorda la prima riunione, nel 1982, del Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle popolazioni indigene. Nel 1994 l’Assemblea generale dell’ONU stabilì che il 9 agosto sarebbe stato osservato ogni anno come Giornata internazionale dedicata ai popoli indigeni.

L’obiettivo è richiamare l’attenzione della comunità internazionale sulla necessità di promuoverne e proteggerne i diritti, contrastando marginalizzazione e discriminazioni e favorendo una partecipazione effettiva alla vita sociale, economica e politica.

Secondo le stime richiamate dalle Nazioni Unite, nel mondo vivono circa 476 milioni di persone appartenenti a popolazioni indigene, distribuite in circa 90 Paesi. Si tratta di una straordinaria pluralità di comunità, culture e tradizioni.

La loro importanza, tuttavia, non può essere misurata soltanto attraverso i numeri. I popoli indigeni custodiscono infatti una parte significativa della diversità linguistica e culturale dell’umanità e possiedono conoscenze sviluppate attraverso un rapporto secolare con gli ambienti nei quali vivono.

Il tema del 2026 : le levatrici indigene

Per il 2026 le Nazioni Unite hanno scelto il tema “Honouring Indigenous Midwives: Safeguarding Life and Well-being”, dedicato al ruolo delle levatrici indigene nella tutela della vita e del benessere.

Una scelta particolarmente significativa perché permette di comprendere quanto le conoscenze tradizionali non riguardino soltanto il passato, ma possano continuare ad avere una funzione concreta all’interno delle comunità.

Le levatrici indigene rappresentano infatti, in numerose culture, non soltanto figure che assistono le donne durante la gravidanza e il parto, ma anche custodi di conoscenze tramandate attraverso le generazioni. Il loro ruolo può intrecciare assistenza, esperienza, conoscenza dell’ambiente, relazioni comunitarie e tradizioni culturali.

Le Nazioni Unite sottolineano però come queste pratiche possano ancora incontrare barriere strutturali e forme di discriminazione che ne ostacolano il riconoscimento nei sistemi sanitari ufficiali.

Il problema diventa allora più ampio: come integrare conoscenze differenti senza cancellarne l’identità e, allo stesso tempo, garantendo pienamente la tutela della salute e della persona?

Tradizione e modernità non devono essere necessariamente nemiche

La Giornata del 9 agosto permette anche di superare una contrapposizione troppo semplice tra tradizione e progresso. Difendere una cultura non significa rifiutare la modernità, così come innovare non dovrebbe significare necessariamente cancellare ciò che esisteva prima.

La scienza moderna ha consentito progressi straordinari nella medicina, nella salute pubblica, nelle comunicazioni e nella qualità della vita. Allo stesso tempo, molte culture indigene hanno sviluppato nei secoli conoscenze profonde degli ecosistemi, delle risorse naturali e delle dinamiche delle comunità.

Il dialogo può diventare quindi uno strumento di crescita reciproca, purché avvenga nel rispetto della dignità delle persone, della libertà e dei diritti fondamentali.

Proteggere una cultura non significa neppure considerare ogni tradizione intoccabile. Come per qualsiasi società, anche usi e consuetudini devono essere confrontati con il rispetto della persona e dei suoi diritti. Ma questo confronto non può trasformarsi nella pretesa di imporre un’unica forma culturale all’intera umanità.

Lingue che rischiano di scomparire

Uno degli aspetti più delicati riguarda le lingue. Le Nazioni Unite ricordano che almeno il 40% delle circa 7.000 lingue parlate nel mondo presenta qualche livello di rischio, e che le lingue indigene sono particolarmente vulnerabili, anche perché spesso non vengono utilizzate nell’istruzione o nella vita pubblica.

Quando scompare una lingua non viene meno soltanto un sistema di parole. Si perde un modo particolare di descrivere il mondo, raccontare l’esperienza, classificare la natura, conservare la memoria e trasmettere conoscenze.

Non a caso le Nazioni Unite hanno proclamato il periodo 2022-2032 Decennio internazionale delle lingue indigene, proprio per richiamare governi, istituzioni e società civile alla necessità di proteggerle e favorirne la trasmissione alle nuove generazioni.

La custodia dell’ambiente

Un altro elemento importante riguarda il rapporto con la natura. Molte popolazioni indigene vivono in territori caratterizzati da una grande biodiversità e hanno elaborato nel tempo forme di gestione delle risorse fondate sull’esperienza accumulata attraverso le generazioni.

Secondo i dati riportati dall’ONU, i territori dei popoli indigeni comprendono circa il 28% della superficie terrestre mondiale e l’11% delle foreste del pianeta.

Naturalmente sarebbe sbagliato idealizzare queste comunità o attribuire loro automaticamente un rapporto perfetto con l’ambiente. Tuttavia, le conoscenze maturate localmente possono offrire contributi importanti alla comprensione degli ecosistemi e alla ricerca di modelli di sviluppo maggiormente sostenibili.

Difendere la diversità senza creare nuove divisioni

La tutela dei popoli indigeni pone infine una questione profondamente umana: come riconoscere le differenze senza trasformarle in barriere? Difendere l’identità di una comunità non dovrebbe significare separarla dal resto dell’umanità. Al contrario, proprio il riconoscimento delle differenze può aiutare a riscoprire ciò che accomuna ogni persona: la stessa dignità fondamentale.

La diversità culturale non è incompatibile con l’esistenza di valori universali. Il rispetto della vita, della libertà, della dignità e dei diritti fondamentali può rappresentare il terreno comune sul quale culture differenti riescono a incontrarsi.

La Giornata internazionale dei popoli indigeni ricorda quindi che il progresso non dovrebbe essere misurato soltanto attraverso tecnologia, produzione o crescita economica. Una società progredisce anche quando riesce a custodire la memoria, rispettare le minoranze, proteggere i più vulnerabili e permettere alle differenti culture di dialogare senza perdere la propria identità. In un mondo sempre più interconnesso e tecnologico, salvaguardare questa pluralità significa custodire una parte della ricchezza dell’intera famiglia umana.

Fonte : Nazioni Unite

Immagine elaborata con Intelligenza Artificiale.

Comments

comments