Uno studio pubblicato su Scientific Reports mostra che allenamento cognitivo ed esercizio aerobico aiutano a preservare il cervello in età avanzata.
Le conclusioni si affiancano al rapporto della Lancet, secondo cui quasi la metà dei casi di demenza potrebbe essere prevenuta intervenendo sui fattori di rischio modificabili.
L’invecchiamento è spesso associato all’idea di un inevitabile declino della memoria e delle capacità cognitive. La ricerca scientifica degli ultimi anni, però, racconta una storia diversa. Il cervello continua a possedere una sorprendente capacità di adattamento anche dopo i sessant’anni e può beneficiare di uno stile di vita attivo, sia dal punto di vista fisico sia da quello mentale.
Una conferma arriva da uno studio pubblicato il 31 marzo 2026 su Scientific Reports, rivista del gruppo Nature, che ha confrontato gli effetti dell’allenamento cognitivo e dell’esercizio aerobico sul cervello di anziani che vivevano in autonomia. I risultati indicano che entrambe le strategie contribuiscono a rallentare la perdita di volume della sostanza grigia, pur agendo attraverso meccanismi differenti.
Queste conclusioni si inseriscono in un quadro più ampio delineato dal rapporto della Lancet Standing Commissionsulla prevenzione della demenza, che evidenzia come fino al 45% dei casi potrebbe essere prevenuto o ritardato intervenendo sui principali fattori di rischio modificabili nel corso della vita.
Un cervello che continua a cambiare
Per molto tempo si è pensato che il cervello adulto fosse sostanzialmente immutabile. Oggi sappiamo invece che mantiene una significativa capacità di riorganizzarsi.
Gli scienziati parlano di neuroplasticità, cioè della capacità del sistema nervoso di creare nuove connessioni, rafforzare quelle esistenti e adattarsi alle esperienze. È proprio questa caratteristica che rende possibile continuare ad apprendere, sviluppare nuove competenze e conservare funzioni cognitive anche in età avanzata.
Lo studio pubblicato su Scientific Reports ha utilizzato la risonanza magnetica per osservare come il cervello cambi nel tempo dopo programmi di allenamento mentale ed esercizio fisico. Entrambi gli interventi si sono associati a una minore riduzione del volume della sostanza grigia rispetto ai partecipanti che non avevano seguito programmi specifici. L’attività aerobica, in particolare, ha mostrato un incremento del volume di una specifica area della corteccia orbitale posteriore sinistra, coinvolta nei processi decisionali e nell’integrazione delle informazioni.
Allenare il corpo e allenare la mente
Il dato più interessante è che esercizio fisico e allenamento cognitivo non sono alternative, ma strumenti complementari. Camminare a passo sostenuto, andare in bicicletta, nuotare o svolgere altre attività aerobiche favorisce la salute cardiovascolare e migliora l’apporto di ossigeno e nutrienti al cervello.
Parallelamente, leggere, studiare, imparare una nuova lingua, suonare uno strumento musicale, risolvere problemi o dedicarsi ad attività che richiedono concentrazione rappresentano un autentico allenamento per la mente. Le due strategie sembrano influenzare il cervello in modo diverso, ma entrambe contribuiscono a preservarne la struttura e le funzioni.
La prevenzione inizia molto prima
Il rapporto della Lancet amplia ulteriormente la prospettiva. Gli esperti sottolineano che la salute cerebrale non dipende da un unico fattore, ma dall’insieme delle abitudini adottate nel corso della vita. Controllare la pressione arteriosa, il diabete e il colesterolo, proteggere udito e vista, evitare il fumo, limitare il consumo di alcol, mantenere una vita socialmente attiva e contrastare l’isolamento sono tutti elementi che contribuiscono a ridurre il rischio di declino cognitivo.
Il messaggio è chiaro: il cervello non va curato soltanto quando iniziano a comparire i primi problemi, ma accompagnato con attenzione lungo tutto il percorso della vita.
La riserva cognitiva
Gli studiosi parlano spesso di riserva cognitiva, cioè della capacità del cervello di compensare meglio gli effetti dell’invecchiamento o di eventuali patologie. Questa riserva non è un patrimonio immutabile. Può essere rafforzata attraverso l’istruzione, la curiosità intellettuale, le relazioni sociali, l’attività fisica e l’apprendimento continuo. Ogni nuova esperienza, ogni competenza acquisita e ogni relazione significativa contribuiscono a mantenere il cervello più flessibile e resiliente.
Una buona notizia per l’invecchiamento
Naturalmente nessuno studio può promettere di eliminare completamente il rischio di demenza o di altre malattie neurodegenerative. L’età e la predisposizione genetica continuano a svolgere un ruolo importante.
La ricerca, però, offre un messaggio incoraggiante: molte scelte quotidiane possono contribuire a preservare più a lungo memoria, attenzione e capacità di ragionamento.
Non servono trasformazioni radicali. Camminare con regolarità, mantenere viva la curiosità, leggere, coltivare amicizie, imparare qualcosa di nuovo e seguire uno stile di vita equilibrato rappresentano piccoli gesti che, sommati nel tempo, possono produrre benefici significativi.
Le straordinarie capacità del cervello
Le nuove ricerche ricordano che il cervello è un organo straordinariamente dinamico, capace di adattarsi e di continuare a imparare anche nell’età avanzata. Ma ricordano anche qualcosa di altrettanto importante: prendersi cura delle funzioni cognitive significa prendersi cura della persona nella sua interezza.
Memoria, intelligenza e capacità di apprendimento non sono infatti soltanto strumenti di efficienza. Sono le facoltà che permettono di custodire i ricordi, coltivare gli affetti, trasmettere esperienza, comprendere gli altri e continuare a dare significato alla propria esistenza.
La scienza mostra che il cervello può essere allenato. La sfida, per ciascuno di noi, è mettere questa preziosa capacità al servizio di una vita sempre più ricca di relazioni, conoscenza e umanità.
Fonti:
- Nature Scientific Reports : Differential effects of cognitive training and aerobic exercise on regional gray matter volume and inter-regional covariance in community-dwelling older adults
- The Lancet : Dementia prevention, intervention, and care: 2024 report of the Lancet standing Commission
Immagine elaborata con Intelligenza Artificiale.