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Ambiente

Clima e siccità : acqua a rischio per milioni di persone entro il 2100

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Clima e siccità, gli scienziati avvertono : entro il 2100 una crisi idrica globale potrebbe colpire quasi tre quarti delle regioni a rischio siccità, minacciando centinaia di milioni di persone.

Una minaccia crescente

Il cambiamento climatico non significa soltanto innalzamento delle temperature o eventi meteorologici estremi: una delle sue conseguenze più gravi e tangibili è il rischio crescente di carenze idriche globali. Secondo una recente ricerca pubblicata su Nature Communications, entro la fine del secolo quasi il 74% delle regioni del mondo già soggette a siccità potrebbe trovarsi ad affrontare episodi di estrema scarsità d’acqua.

Si tratta di una delle prime stime globali che cerca di quantificare quando e dove tali crisi potrebbero verificarsi, fornendo uno scenario chiaro e allarmante sulla disponibilità futura della risorsa più preziosa per l’umanità.

I Day Zero Drought : cosa significa vivere senza acqua

Gli studiosi parlano di eventi chiamati “Day Zero Drought” (DZD), letteralmente “siccità del giorno zero”. Questa espressione indica quelle situazioni in cui le riserve idriche di una città o di un territorio raggiungono livelli così bassi da non poter più garantire acqua potabile sufficiente alla popolazione.

Le cause di questi eventi sono molteplici e interconnesse:

  • prolungata assenza di piogge,

  • riduzione della portata dei fiumi e dei livelli dei bacini,

  • consumo crescente di acqua per usi agricoli, industriali e urbani.

Episodi simili sono già stati sperimentati in diverse parti del mondo, come in Sudafrica con la crisi idrica di Città del Capo nel 2018, quando si sfiorò il collasso dell’intero sistema di approvvigionamento.

Le aree più a rischio

Secondo lo studio, le prime aree a mostrare segni evidenti di carenze estreme saranno il bacino del Mediterraneo, l’Africa meridionale e alcune zone del Nord America già a partire dagli anni 2020-2030.

Si tratta di regioni che, oltre a condizioni climatiche sempre più instabili, ospitano anche grandi bacini artificiali e sistemi idrici complessi, che potrebbero non essere sufficienti a compensare l’aumento della domanda e la diminuzione della disponibilità naturale.

In totale, i ricercatori stimano che oltre 753 milioni di persone potrebbero essere esposte a episodi di scarsità idrica estrema, di cui 467 milioni residenti in aree urbane. Questo significa che grandi città potrebbero trovarsi a dover affrontare crisi di approvvigionamento con conseguenze economiche, sociali e sanitarie gravi.

Un pericolo amplificato dal cambiamento climatico

Il riscaldamento globale, oggi già vicino al limite di +1,5°C rispetto ai livelli preindustriali, agisce come un moltiplicatore di rischio. L’aumento delle temperature intensifica l’evaporazione, altera i cicli delle piogge e riduce la capacità di rigenerazione delle falde acquifere.

Uno degli aspetti più preoccupanti emersi dallo studio è che gli intervalli di tempo tra un evento di siccità estrema e il successivo potrebbero essere più brevi della durata stessa dell’evento. Questo significa che intere regioni non avranno il tempo necessario per riprendersi, aggravando gli impatti e rendendo la scarsità d’acqua cronica e persistente.

Il ruolo delle falde acquifere

Gli autori della ricerca sottolineano che la loro analisi non ha incluso il ruolo delle falde sotterranee, spesso utilizzate come riserva durante le crisi idriche. Tuttavia, anche le falde non rappresentano una soluzione illimitata: negli ultimi decenni lo sfruttamento eccessivo ha portato all’abbassamento dei livelli di acqua sotterranea in molte aree, con effetti a lungo termine difficili da invertire.

Politiche di prevenzione e gestione integrata

Il messaggio degli scienziati è chiaro: il mondo deve dotarsi di politiche di gestione integrata delle risorse idriche, capaci di anticipare le crisi piuttosto che subirle. Questo significa:

  • migliorare i sistemi di monitoraggio e previsione delle siccità,

  • ridurre gli sprechi idrici in agricoltura e nell’industria,

  • investire in tecnologie di desalinizzazione e riciclo delle acque,

  • educare la popolazione a un consumo responsabile.

Un aspetto cruciale sarà la cooperazione internazionale, perché molti fiumi e bacini idrici attraversano più Paesi e la gestione condivisa delle risorse sarà inevitabile.

Una sfida per il XXI secolo

Il rischio di vivere senza acqua potabile non è più solo un tema di fantascienza o di scenari lontani: è una realtà concretache milioni di persone potrebbero sperimentare già nei prossimi decenni.

La Giornata Mondiale dell’Acqua e le campagne di sensibilizzazione delle Nazioni Unite richiamano da tempo governi e cittadini a considerare l’acqua come diritto umano fondamentale. Lo studio pubblicato su Nature Communications non fa che rafforzare questa consapevolezza, mostrando quanto sia urgente agire subito.

Fonte articolo Nature Communications – Climate change : Extreme global water shortages may occur by 2100.

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