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Medicina e Salute

Cannabis : studi recenti rivelano maggiori rischi psicotici, cardiovascolari e cognitivi

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Da studi medici emergono nuovi allarmi: aumento delle psicosi, danni al cuore e al cervello, mortalità triplicata nei casi di disturbo da uso di cannabis.

Una sostanza sempre più potente e pericolosa

La cannabis, spesso percepita come una sostanza “leggera” o innocua, sta mostrando negli ultimi anni un profilo di rischio sempre più preoccupante. A pesare non è solo la diffusione, ma soprattutto l’aumento della potenza del THC nelle nuove varietà sviluppate e immesse sul mercato.

Secondo uno studio pubblicato l’11 agosto 2025 sul Canadian Medical Association Journal, il contenuto medio di THC è oggi quintuplicato rispetto a vent’anni fa. Questa trasformazione ha conseguenze concrete: il consumo di cannabis ad alta potenza è associato a un aumento significativo del rischio di psicosi, in particolare tra i giovani adulti. Gli autori segnalano che chi arriva in pronto soccorso per psicosi indotta da cannabis ha un rischio 14 volte superiore di sviluppare successivamente un disturbo schizofrenico; nei casi più gravi, il rischio può arrivare a essere 241 volte maggiore.

Giovani e consumo crescente

Un altro dato allarmante arriva da uno studio pubblicato il 31 luglio 2025 sulla rivista Addiction. I ricercatori hanno analizzato i comportamenti di giovani adulti negli Stati Uniti e hanno rilevato che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, i consumatori di varietà più potenti non riducono la quantità di sostanza utilizzata. Anzi, chi usa cannabis ad alta potenza tende ad aumentare sia la frequenza sia la quantità di consumo, con conseguente maggiore esposizione ai rischi psichiatrici e fisici.

Disturbo da uso di cannabis e mortalità triplicata

La dimensione del Cannabis Use Disorder (CUD) è stata oggetto di un ampio studio pubblicato il 3 febbraio 2025 su JAMA Network Open. Analizzando oltre 11 milioni di pazienti, i ricercatori hanno scoperto che chi è stato ricoverato o ha avuto accesso al pronto soccorso per CUD presenta un rischio di mortalità quasi triplicato nei cinque anni successivi, rispetto alla popolazione generale.

In questi pazienti si osserva anche un rischio molto più alto di suicidio, traumi, overdose da altre sostanze e diagnosi di tumori polmonari. Questi dati smentiscono l’idea che la cannabis sia priva di gravi conseguenze a lungo termine, collocandola invece tra le sostanze con forte impatto sanitario.

Schizofrenia e legalizzazione: il caso del Canada

Il 4 febbraio 2025, un ulteriore studio pubblicato ancora su JAMA Network Open ha rilevato un aumento delle diagnosi di schizofrenia correlate al consumo di cannabis dopo la legalizzazione in Canada. Questo dato solleva interrogativi sulle politiche pubbliche e sui sistemi di prevenzione: se da un lato la regolamentazione ha ridotto il mercato nero, dall’altro sembra aver reso più facile l’accesso a varietà ad alta potenza, esponendo maggiormente le fasce vulnerabili.

Rischi cardiovascolari: infarti e ictus in aumento

Un altro fronte critico riguarda la salute del cuore. Una revisione pubblicata nel giugno 2025 sulla rivista Heart ha mostrato che l’uso regolare di cannabis può raddoppiare il rischio di mortalità per malattie cardiovascolari, aumentare del 29% il rischio di infarto e del 20% quello di ictus.

A rafforzare questo quadro, uno studio su oltre 75 milioni di persone ha rilevato che i consumatori sotto i 50 anni presentano un rischio di infarto 6 volte superiore, di ictus ischemico quadruplicato, oltre a un rischio triplicato di morte cardiovascolare.

Effetti sulla memoria e sul cervello

Non meno preoccupanti sono i danni cognitivi. Tra giugno e luglio 2025, un lavoro su JAMA Network Open ha utilizzato tecniche di imaging cerebrale per osservare l’attività del cervello nei giovani consumatori abituali di cannabis. I risultati hanno mostrato una riduzione significativa dell’attività cerebrale durante i compiti di memoria di lavoro, con conseguenze sul rendimento scolastico, lavorativo e sociale.

Questi effetti sono tanto più gravi quanto più precoce è l’inizio del consumo, soprattutto se avviene in adolescenza, quando il cervello è ancora in fase di sviluppo.

Cannabis e anziani: un consumo in crescita

Un articolo pubblicato nel giugno 2025 ha segnalato anche un fenomeno meno noto: l’aumento dell’uso di cannabis tra gli over 65. In questa fascia di età, il consumo è quasi raddoppiato negli ultimi anni. Gli esperti avvertono che negli anziani l’assunzione di cannabis comporta rischi maggiori di cadute, ospedalizzazioni, complicanze cardiache e possibili effetti sulla memoria e sull’insorgenza di demenza.

Conclusione: una sostanza tutt’altro che innocua

I dati emersi nel 2025 dimostrano che la cannabis non può essere considerata una sostanza priva di rischi. Le nuove varietà ad alta potenza, unite a un consumo crescente tra giovani e anziani, stanno delineando un quadro sanitario preoccupante.

Dall’aumento dei casi di psicosi e schizofrenia, al rischio triplicato di mortalità per chi soffre di disturbo da uso di cannabis, fino ai gravi effetti cardiovascolari e cognitivi, il messaggio della ricerca è chiaro: la cannabis moderna non è quella di 30 o 40 anni fa.

Serve una maggiore consapevolezza pubblica, strumenti di prevenzione più efficaci e un dibattito aperto che non minimizzi i pericoli. Perché la salute collettiva passa anche dalla capacità di riconoscere i rischi di una sostanza sempre più diffusa e potente.

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