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Papa Francesco alla Rai: essere servizio pubblico, con umiltà di fronte alla conoscenza

Papa-Francesco-Piazza-San-Pietro

Il Pontefice: servizio pubblico e dono al pubblico: una visione di umiltà e autenticità. No alla “cattedre di tuttologi” dei media.

In un’epoca in cui il dialogo tra tecnologia e umanità diventa sempre più intenso, il discorso del Santo Padre Francesco ai dirigenti e al personale della RAI-Radiotelevisione Italiana, tenutosi l’23 marzo 2024, offre riflessioni profonde sul ruolo e la responsabilità dei media nel tessuto sociale contemporaneo. Con l’occasione del doppio anniversario – settant’anni di televisione e cento di radio – il Papa non solo celebra i traguardi raggiunti ma anche invita a una proiezione futura, ponendo l’accento su concetti fondamentali quali il servizio pubblico, il dono alla comunità, l’umiltà e una critica costruttiva verso le “cattedre di tuttologi”.

Il servizio come dono al pubblico.

Il Papa esorta la RAI a considerare la propria missione come un servizio alla comunità, non semplicemente nel senso strumentale del termine, ma come un vero e proprio dono. “La comunicazione come dono alla comunità” – sottolinea Francesco, ponendo l’accento sulla necessità di andare oltre la mera trasmissione di informazioni, per abbracciare un’etica della cura verso il bene comune. In questo contesto, la verità diventa un pilastro portante, un baluardo contro la disinformazione e le fake news, ma anche un terreno fertile per il dialogo e l’ascolto.

L’umiltà di fronte alla conoscenza.

Una delle critiche più incisive pronunciate dal Santo Padre riguarda la cultura dei “tuttologi” nei talk show, dove persone spesso esperte di nulla, parlano di tutto. In contrasto con questa tendenza, invita a un approccio più umile e rispettoso, che valorizzi l’ascolto genuino e il confronto costruttivo delle idee. La verità, secondo il Papa, è “sinfonica”, emergente dall’armonia delle diverse voci, non da una cacofonia di monologhi.

No alle “cattedre di tuttologi”.

Questo concetto sembra criticare apertamente i format televisivi dove prevalgono le opinioni infondate e la superficialità. Il messaggio papale è un invito a elevare il livello del dibattito pubblico, promuovendo contenuti che stimolino la riflessione, l’empatia e l’umanità. La vera comunicazione, secondo il Pontefice, dovrebbe essere sempre una sorpresa, capace di toccare il cuore e la mente, non un palcoscenico per l’autoaffermazione.

Invito alla bellezza e alla solidarietà.

Nel suo discorso, il Papa non trascura l’importanza della bellezza e dell’espressione artistica come veicoli di solidarietà e valori umani. In un mondo “ricco di tecnica ma a volte povero di umanità”, i media hanno la responsabilità di promuovere storie che elevano lo spirito, che nutrono l’anima e che costruiscono ponti tra le persone.

Il futuro: regolamentare intelligenza artificiale e tecnologie emergenti.

Nel guardare al futuro, Francesco sottolinea la necessità di una regolamentazione etica dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie emergenti, per garantire che la loro evoluzione serva il bene comune e non si traduca in nuove forme di esclusione o manipolazione.

In conclusione, il discorso del Santo Padre ai rappresentanti della RAI si configura come un manifesto per un’etica della comunicazione che privilegi il servizio pubblico, l’umiltà, il dialogo e la solidarietà. Un invito a tutti i media a riscoprire il proprio ruolo come dono alla comunità, promuovendo una cultura dell’ascolto e dell’inclusione in un mondo sempre più interconnesso.

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