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Papa Francesco a Confindustria: no a ogni forma di sfruttamento delle persone

Papa Francesco 15 marzo 2017

Il Pontefice: “no ad ogni forma di sfruttamento delle persone e di negligenza nella loro sicurezza”.

Così Papa Francesco nel proprio discorso ai partecipanti all’assemblea pubblica di Confindustria, nell’Aula Paolo VI, Lunedì 12 settembre 2022.

Rivolgendosi agli imprenditori, il Papa ha affermato di essere lieto di potersi rivolgere “al mondo degli imprenditori, che sono una componente essenziale per costruire il bene comune, sono un motore primario di sviluppo e di prosperità”. Consapevole che “questo tempo non è un tempo facile”, e che anche le aziende risentono delle conseguenze della pandemia Covid-19, e che “il mondo dell’impresa sta soffrendo molto”, e “tutto il sistema economico è stato ferito”.

Una crisi aggravata dalla guerra in Ucraina, e dalla crisi energetica che ne è scaturita. In questa situazione, spiega Papa Francesco è proprio “il buon imprenditore”, che ne soffre maggiormente. Ovvero colui “che ha la responsabilità della sua azienda, dei posti di lavoro”, e che “sente su di sé le incertezze e i rischi”.

Perché, avverte il Pontefice, esistono “imprenditori mercenari, e imprenditori simili al buon pastore (cfr Gv 10,11-18), che soffrono le stesse sofferenze dei loro lavoratori, che non fuggono davanti ai molti lupi che girano attorno”.

Spiegando che le persone sanno riconoscerli, e sanno distinguerli. Come dimostra ad esempio la recente scomparsa di Alberto Balocco, dopo la quale “tutta la comunità aziendale e civile era addolorata e ha manifestato stima e riconoscenza”.

La Chiesa, ha affermato il Pontefice, “fin dagli inizi, ha accolto nel suo seno anche mercanti, precursori dei moderni imprenditori”. Di questi mercanti, delle loro attività, di lavoro, parlano anche la Bibbia e i Vangeli. E “tra le parabole ci sono quelle che parlano di monete, di proprietari terrieri, di amministratori, di perle preziose acquistate”.

E mentre da una parte può sembrare che ai mercanti, ai proprietari terrieri, ai ricchi, sia precluso il Regno dei Cieli, troviamo invece figure come il buon samaritano (cfr Lc 10,30-35), che probabilmente era un mercante, e “che si prende cura dell’uomo derubato e ferito, e poi lo affida a un altro imprenditore, un albergatore”. E se da una parte Giuda vende Gesù per 30 denari, dall’altra proprio il samaritano anticipa all’albergatore i due denari per la persona che lui stesso ha soccorso e aiutato.

Vi sono inoltre degli strumenti per superare il peso che la ricchezza porta nella vita spirituale delle persone, e nel loro percorso verso la salvezza.

La filantropia e le tasse come condivisione

Un modo è “la condivisione”, in modi che possono cambiare per ciascun imprenditore, e che possono tradursi nella “filantropia, cioè donare alla comunità”. Ne è un esempio attuale ,il “sostegno concreto al popolo ucraino, specialmente ai bambini sfollati, perché possano andare a scuola”, per il quale il Papa ha ringraziato gli imprenditori di Confindustria.

Ma un altro modo importante per condividere la ricchezza è pagare “le tasse e le imposte, una forma di condivisione spesso non capita”. In realtà, “il patto fiscale è il cuore del patto sociale”, e le tasse diventano così “beni comuni, beni pubblici: scuola, sanità, diritti, cura, scienza, cultura, patrimonio”.

Certamente devono “essere giuste, eque, fissate in base alla capacità contributiva di ciascuno, come recita la Costituzione italiana (cfr art. 53)”. E “il  sistema e l’amministrazione fiscale devono essere efficienti e non corrotti. Ma non bisogna considerare le tasse come un’usurpazione”.

Creare lavoro

Un’altra modo per condividere, spiega Papa Francesco, è anche creare posti di lavoro, soprattutto per i giovani. Giovani che hanno bisogno del sostegno e della fiducia degli imprenditori. I quali allo stesso tempo hanno “bisogno dei giovani, perché le imprese senza giovani perdono innovazione, energia, entusiasmo”. Proprio il lavoro, ha spiegato il Pontefice, è sempre stato “una forma di comunione di ricchezza”. Perché “assumendo persone” si distribuisce ricchezza, e con ogni posto di lavoro si crea una “ricchezza condivisa”. E ciò contribuisce a mettere il lavoro al centro dell’economia, e a creare “la sua grande dignità”.

No a qualsiasi forma di sfruttamento delle persone e di negligenza nella loro sicurezza

“Nello stesso tempo”, avverte il Pontefice, è necessario riaffermare “con forza il NO ad ogni forma di sfruttamento delle persone e di negligenza nella loro sicurezza”. Un NO che vale anche per i migranti: perché “il migrante va accolto, accompagnato, sostenuto e integrato, e il modo di integrarlo è il lavoro”. Certo non però attraverso forme di sfruttamento. Perché “se il migrante è respinto o semplicemente usato come un bracciante senza diritti, ciò è un’ingiustizia grande e anche fa male al proprio Paese”.

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