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Consiglio dei Ministri, la conferenza stampa del Presidente Draghi

Draghi-Cingolani-Franco-Giorgetti-Giovannini-Orlando

Consiglio dei Ministri, la conferenza stampa del Presidente Draghi.

Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, insieme ai Ministri dell’Economia Franco, della Transizione ecologica Cingolani, del Lavoro Orlando, dello Sviluppo economico Giorgetti e delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili Giovannini, ha illustrato in conferenza stampa i provvedimenti adottati dal Consiglio dei Ministri

Introduzione del Presidente Draghi

Il decreto che presentiamo questa sera testimonia l’impegno del governo nel sostenere le famiglie, in particolare le più deboli, nel sostenere le imprese. Nel clima di grandissima incertezza che c’è, il governo fa il possibile per poter dare un senso di direzione, di vicinanza a tutti gli italiani. Le azioni e le decisioni di oggi rappresentano bene la determinazione del governo, e il senso del Governo stesso. Il provvedimento di oggi è molto articolato. L’obiettivo principale è quello di difendere il potere d’acquisto delle famiglie, soprattutto delle più deboli, e la capacità produttiva delle imprese. E’ molto articolato perché si estende in molte aree. Approviamo numerose liberalizzazioni, importanti riforme nel settore delle energie rinnovabili. Queste riforme, queste liberalizzazioni o semplificazioni ci permettono di accelerare la transizione ecologica, di fare quello scatto negli investimenti, nelle rinnovabili che contribuiranno sicuramente a renderci più indipendenti dal gas russo. Voglio ringraziare tutti i ministri qui presenti, il ministro Franco, il ministro Cingolani, il ministro Giorgetti, il ministro Orlando, il ministro Giovannini, la ministra Messa e il ministro Bianchi che non sono con noi stasera, tutto il governo per questo lavoro molto complesso. Le misure di oggi affrontano prima di tutto il problema del carovita che penalizza la generalità dei cittadini, la loro situazione economica, e certamente può frenare la ripresa. Nel mese di aprile il tasso di inflazione è stato del 6,2%, leggero calo rispetto a marzo ma comunque ai livelli più alti degli ultimi 30 anni. Tenete presente che questa inflazione, questa accelerazione nei prezzi dipende in grandissima misura dei prezzi dell’energia. Se noi facciamo eccezione per questi, il tasso di inflazione è il 2,9%. Sempre alto, sempre più alto ma molto molto meno dei livelli che vediamo oggi. Cosa significa questo? Significa che queste sono delle situazioni temporanee e quindi vanno affrontate con strumenti eccezionali. Senza questa azione da parte del governo, queste situazioni temporanee finiscono per indebolire l’economia, aumentare la povertà e creare poi delle condizioni permanenti di debolezza economica, di povertà. Questo giustifica queste azioni eccezionali che sono contenute in questo decreto e che, peraltro, erano contenute nei decreti precedenti. Non dimentichiamo infatti che abbiamo già stanziato 20 miliardi per sostenere l’economia e le famiglie. L’economia attualmente attraversa una fase di rallentamento, nel primo trimestre è stato registrato un – 0,2%. Ricordate che questo dato è rispetto al trimestre precedente quando l’economia era salita dello 0,7%. Quindi si tratta per il momento di un rallentamento, non di una recessione. Ora vedremo come andranno i prossimi mesi. Occorre però già ora registrare alcuni dati sul mercato del lavoro che sono usciti oggi: mostrano come a marzo ci siano stati 800 mila occupati in più rispetto a un anno fa. Il tasso di occupazione ora in Italia sfiora il 60%, è il livello più alto dall’inizio delle serie storiche italiane. A marzo il tasso di disoccupazione è sceso all’8,3%. Questi sono dati positivi. Tra l’altro nell’ultimo mese c’è anche un forte segnale di ripresa dell’occupazione a tempo indeterminato, ci sono stati 122 mila occupati in più di cui 103 mila a tempo indeterminato e 19 mila a tempo determinato. Non voglio enfatizzare troppo queste notizie, certamente arrivano in un momento in cui tutta la gran parte delle diagnosi economiche sono più pessimistiche, le previsioni di tutti gli istituti internazionali mostrano rallentamento, si parla di pericolo di recessione. E, d’altronde, i rischi che osserviamo – quelli prima di tutto derivanti dall’inflazione, che può indebolire i consumi, poi dalla guerra e l’incertezza per la guerra e le sanzioni – non possono far pensare a un quadro positivo. Però è importante registrare questi dati positivi, molto positivi e inattesi in questo quadro. Ci sono tanti modi di interpretarli, ma il punto di fondo, la conclusione è che – positivi o negativi – l’impegno del governo nel sostenere l’economia, nel sostenere le famiglie, le imprese non diminuisce, resta intenso, determinato, deciso come prima. Questo è il senso di questo governo. L’incertezza resta molto forte, quindi noi intendiamo a fare tutto quel che è necessario. I provvedimenti di oggi valgono 14 miliardi, che si aggiungono ai 15,5 miliardi dei provvedimenti precedenti. Siamo quindi a un totale di circa 30 miliardi già spesi, e 30 miliardi sono circa 2 punti percentuali del prodotto interno lordo. Vorrei notare che l’abbiamo fatto senza ricorrere a scostamenti di bilancio. Questo sta a dimostrare che – come abbiamo detto tante volte – non sono tanto gli strumenti che contano, ma conta la risposta alle necessità, alle esigenze. In altre parole, è importante segnalare ciò che richiedono gli interventi, come ci si arriva poi sarà una questione che viene decisa volta per volta. Tra l’altro con questo decreto veniamo incontro anche alle esigenze che ci sono state manifestate oggi nella riunione con i sindacati, che vorrei ringraziare per il contributo veramente fattivo, costruttivo che hanno dato nel corso di questa riunione. Faccio un accenno breve ai provvedimenti di oggi, poi i vari ministri descriveranno con maggior dettaglio.

Prima di tutto noi rinnoviamo per altri 2 mesi il taglio delle accise su benzina, gasolio e per altri tre mesi rinnoviamo l’intervento sociale per i più poveri che continuano a essere protetti dai rincari dell’energia. Come ricordate nell’ultimo decreto abbiamo elevato questa quota a 5,2 milioni di famiglie che, quindi, continuano essere protette per altri tre mesi dai rincari dell’energia. Estendiamo i crediti di imposta per le aziende a maggiore intensità di gas ed elettricità; adeguiamo i prezzi nei contratti d’appalto per riflettere l’aumento dei costi delle materie prime e sono, quindi, coperti allo stato se non erro fino al 90% del rincaro. Anche questa è una misura abbastanza straordinaria. Creiamo un fondo per le imprese che hanno sofferto di più per i danni della guerra e ristoriamo gli enti locali per i costi che stanno affrontando. A proposito del fatto che copriamo l’aumento del costo delle materie prime, è una misura molto importante perché permette di mantenere tutti i cantieri che sono stati aperti con il PNRR – e anche non quelli del PNRR – in maniera tale che possano continuare a lavorare, quindi a occupare persone. Infine, soprattutto, approviamo un importante provvedimento di sostegno ai redditi di 28 milioni di italiani, tra pensionati e lavoratori dipendenti e anche autonomi. Per i pensionati e lavoratori dipendenti che hanno un reddito fino a 35 mila euro ci sarà un bonus uguale per tutti di 200 euro. Quindi una misura che consente di aiutare le famiglie e limita i rischi di ulteriori aumenti di inflazione. Finanziamo queste misure mantenendo lo stesso livello di indebitamento che abbiamo raggiunto lo scorso anno. Questo si ottiene incrementando la tassa sui profitti eccezionali delle aziende dell’energia, i profitti che queste aziende hanno accumulato in questi mesi. Ma il governo vuole guardare oltre questa fase di emergenza: abbiamo deciso misure di semplificazione, di liberalizzazione – che saranno descritte dal ministro Cingolani – e che sono la strada maestra per poter procedere a un investimento significativo nelle rinnovabili. Il governo – come dicevo prima – trova il suo senso nella protezione delle famiglie e nel sostegno delle imprese e quindi resta pronto a tutti gli interventi che dovessero essere necessari, nel caso, di un peggioramento della congiuntura.
Grazie.

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