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Diritti e inclusione

Conferenza stampa del Presidente Draghi alla Stampa Estera

Incontro-Draghi-stampa-estera-31.03.2022

Conferenza stampa del premier con i giornalisti della Stampa Estera.

Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha incontrato ieri, giovedì 31 marzo 2022, i giornalisti della Stampa Estera, presso la sede dell’Associazione. Pubblichiamo video e testo integrale del suo intervento, cortesia Presidenza del Consiglio dei Ministri.

“Prima di cominciare – ha affermato il premier – vorrei dire una parola per ricordare un grandissimo professionista, il giornalista di politica estera del Corriere della Sera Franco Venturini. È stata una persona che immagino voi tutti conosciate e che avete avuto modo di apprezzarne la professionalità, la competenza e l’umanità.

E’ un piacere essere con voi della stampa estera. Ringrazio la presidente Esma Cakir e l’ex presidente Maarten van Aalderen per l’invito e poi, naturalmente, voglio ringraziare tutti voi per il lavoro che fate. In un certo senso siete gli occhi e le orecchie del resto del mondo sull’Italia, quindi, il vostro ruolo è fondamentale. Questa collaborazione che il governo italiano vuole stimolare è fondamentale per lo stesso governo oltre che, ovviamente, importante per voi. Tutto ciò, naturalmente, nel rispetto della vostra indipendenza. A questo punto sono a disposizione per le vostre domande”.

Rispondendo alla domanda di Esma CAKIR, presidente stampa estera, sui contenuti del colloquio telefonico avuto con il presidente Putin e sulle previsiono di sviluppo del conflitto

Non ci sentivamo col Presidente Putin da prima dell’inizio della guerra, la prima cosa che ho detto è stata: “La chiamo perché voglio parlare di pace”. Su questo punto, espresso da me, il Presidente Putin sostanzialmente ha acconsentito. “Certo” ha detto “parliamo di pace”. Allora ho chiesto quando è previsto, o se è previsto, un cessate il fuoco, perché questa era l’altra richiesta che volevo fare. La cosa più importante – ho detto – ora è dimostrare che questo desiderio di pace esiste, attuando un cessate il fuoco, anche breve, ma un cessate il fuoco. Le condizioni non sono mature, però è stato aperto poi il corridoio umanitario di Mariupol, che è la notizia che voi avete visto oggi sui giornali.

E’ seguita, da parte del Presidente Putin, una lunga descrizione della situazione geostrategica dell’Ucraina e quali potrebbero essere le condizioni di un accordo. A questo punto ho espresso la mia convinzione che, per risolvere certi nodi cruciali dell’accordo, fosse necessario un incontro con il Presidente Zelensky, col quale avevo parlato prima, che peraltro lo sta chiedendo praticamente dall’inizio della guerra. La risposta è stata che i tempi non sono ancora maturi, occorre che i negoziatori vadano avanti con le trattative.

Uno dei punti che il Presidente Putin ha trattato è che a suo avviso ci siano dei piccoli passi avanti nei negoziati e, in effetti, le posizioni delle due parti su vari argomenti dall’inizio si sono un po’ avvicinate. Sono cauto su questo perché c’è, evidentemente, ancora molto, molto, molto scetticismo.

Il 29 marzo ci sono stati tre annunci. Il Ministero della Difesa russo ha annunciato una riduzione radicale dell’attività militare nelle regioni di Kiev e di Chernihiv. Quindi questo è un primo annuncio. Sempre lo stesso giorno il Ministro russo Shoigu ha affermato che le forze armate russe hanno raggiunto gli obiettivi principali della prima fase, e l’obiettivo primario rimane liberare il Donbass.

Quindi: riduzione delle attività militari nella regione di Kiev, riaffermazione che l’obiettivo è il Donbass. Sempre il 29 marzo la Vice Prima Ministra Ucraina Vereščuk ha annunciato che la Russia e l’Ucraina hanno concordato l’apertura di tre corridoi umanitari per la giornata di ieri: due corridoi interessano Mariupol e il terzo invece Melitopol.

Questi sono i fatti. Altri fatti sono che l’intelligence americana conferma che ci sono stati dei movimenti di truppa, che sono coerenti con questi annunci, ma conferma anche che il lancio di missili ad ovest di Kiev è continuato. Tutti desideriamo vedere uno spiraglio di luce, ma tutti dobbiamo stare coi piedi per terra.

I fatti sono sostanzialmente oggi che le sanzioni funzionano, che alla pace si arriva se l’Ucraina si difende, altrimenti non si arriva alla pace. C’è desiderio di andare avanti presto, ma è anche presto per superare lo scetticismo. In tutto questo ho affermato, riaffermato la disponibilità dell’Italia, che è stata accolta. La telefonata è terminata con l’intenzione di tenersi in contatto.

Rispondendo a Virginia Kirst – Die Welt, sui pagamenti del gas alla Russia in rubli:

Vi riferisco le parole del Presidente Putin. I contratti esistenti rimangono in vigore, le aziende europee – e ha rimarcato più volte il fatto che questa è una concessione, non ho capito bene comunque un regolamento che si applica solo alle aziende europee, solo ai Paesi membri dell’Europa -continueranno a pagare in euro o in dollari. La spiegazione, poi, del come si fa a conciliare le due posizioni, mantenere il pagamento in euro o in dollari per le aziende e nello stesso tempo soddisfare quella che era stata un’indicazione da parte russa del pagamento in rubli, è stata una spiegazione molto lunga e che io ho semplicemente ascoltato dicendo poi che i tecnici si sarebbero messi in contatto per capire esattamente come funziona. Però quel che ho capito – ma ripeto posso sbagliare –  è che la conversione dal pagamento in euro o in dollari a rubli è un fatto interno alla Federazione Russa. Questo è quel che ho capito. Ora le analisi sono in corso per capire esattamente che significa, se effettivamente le aziende europee possono continuare a pagare come previsto, se questo significa qualcosa per le sanzioni in atto. Sostanzialmente questa è la situazione. La sensazione che ho avuto sin dall’inizio è che non sia assolutamente semplice cambiare la valuta di pagamento senza violare i contratti. Grazie

Rispondendo a Vera Gonzalo – NHK TV, sulle aspettative per il ruolo della Cina sull’attuale conflitto in Ucraina

Guardi io ho aspettative positive per quanto riguarda il ruolo della Cina perché è impossibile non averle. La Cina è un protagonista – potrebbe diventare un protagonista – di prima grandezza nell’avvicinare le due parti nel processo di pace e soprattutto la Federazione Russa. Bisogna vedere se queste aspettative poi sono confermate dal comportamento, dalle indicazioni di politica del presidente XI Jinping ed in generale dalla Cina. indubbiamente lo spazio per un ruolo cinese esiste ed è molto significativo e verrà toccato sicuramente nel vertice tra l’Unione europea e la Cina. Altri temi saranno la transizione climatica, la diversità, la biodiversità e il commercio – e questo è un tema importante perché si tratta veramente di riparare le relazioni commerciali che in questi ultimi anni sono state frammentate, sono state danneggiate; relazioni commerciali che devono vedere una equità internazionale, degli standard da rispettare e anche rispetto dei diritti di proprietà intellettuale. Quindi è un discorso importantissimo e questo Vertice è importante anche per questo. È un vertice che capita al momento giusto.

A Janko Petrovic – RTV Slovenia sulla priorità di aumentare le spese militari dei paesi europei

La prima considerazione che voglio fare è perché parliamo di difesa Europea: non solo per gli eventi attuali ma anche perché richiamano l’importanza dell’Unione politica. La costruzione di una difesa Europea è il passo più importante verso la costruzione di unione politica, perché comporta anche l’accettazione di una politica estera comune.

Questo è molto importante e una difesa comune europea significa che tutti noi saremo alleati per sempre in futuro. Per un continente come l’Europa questo sarebbe l’obiettivo più grande mai raggiunto dal continente. Per questo bisogna andare su questa strada.

L’Italia ne è sempre stata convinta fin dai primi anni cinquanta quando Alcide De Gasperi – come ricordato oggi sui giornali – invocò la costruzione di una difesa europea e non ci si riuscì a quell’epoca nel ’54-55, se non sbaglio. Il secondo punto è quello che ha fatto l’Unione Europea su questo fronte con la decisione di accogliere la Bussola strategica. La Bussola strategica ha due dimensioni: una progettuale e una di attuazione. La progettuale è bellissima – si vede chiaramente come la difesa europea si svilupperà in futuro, i vari campi d’azione – e certamente è una cosa molto utile per il futuro. L’attuazione e la creazione di un corpo di intervento rapido di 5000 soldati. Quindi la Bussola Europea è un primo passo ancora.

Terzo punto: capisco benissimo la sua domanda e lei ha ragione. Qui c’è un problema prima di tutto, prima di prendere decisioni sugli investimenti – che sono importanti – che verranno prese per forza di cose, bisogna superare l’attuale sistema di decisioni nazionali, bisogna fare prima di tutto un coordinamento capire chi e quanto si spende, chi spende, per cosa si spende. Non è uno sforzo impossibile. Bisogna chiedere alla Commissione che lo faccia e poi andiamo avanti ma bisogna partire da lì. Altrimenti, se non siamo seri, è meglio non parlarne più perché è un obiettivo talmente esistenziale per l’Europa che non deve essere preso così alla leggera.

Rispondendo ad Anna Buj – La Vanguardia sul progetto Snam di un gasdotto offshore tra Barcellona e l’Italia. e sull’eventuale confronto avuto con Pedro Sanchez sul tema.

La constatazione più importante oggi è che, a seguito di questa crisi, i Paesi del Sud, i Paesi del Mediterraneo dell’Europa stanno realizzando che possono essere un hub importantissimo di gas oggi, ma anche soprattutto di idrogeno domani. È un hub che può funzionare molto bene tra loro, è un hub che può destinare le risorse della sponda sud del Mediterraneo verso l’Europa del Nord. Quindi gli investimenti di infrastrutture che bisogna fare sono molto importanti e sono investimenti tra i Paesi del Sud e tra i Paesi del Sud e i Paesi del Nord. Nei Paesi del Sud c’è un’ipotesi, è quella del gasdotto Italia-Spagna, ne abbiamo accennato con il Primo Ministro Sanchez a Roma e anche al Consiglio Europeo.

C’è un’altra ipotesi del gasdotto EastMed. Tutte queste sono però ipotesi per ora, devono essere studiate. La Commissione ha allo studio la fattibilità per il gasdotto EastMed ma, insomma, bisogna che ci sia uno studio preventivo perché sono significativi investimenti strutturali. Quindi questa è la prima cosa da fare. Ci si può contare nell’eventualità di una crisi del gas oggi? No, no perché sono investimenti che prendono anni. Grazie.

Rispondendo a Rosa Van Gool – de Volkskrant sul piano del Governo italiano per rendersi indipendenti del gas russo.

Il Governo si è mosso subito su vari piani. Prima di tutto la diversificazione. Diversificazione in due sensi: diversificazione per quanto riguarda i fornitori, quindi cercando fornitori diversi dalla Russia, e diversificazioni verso le rinnovabili, in questo senso bisognerà aumentare significativamente la velocità degli investimenti in questo settore. Il Governo ha già approvato misure per semplificare quello che è il maggior ostacolo all’installazione delle rinnovabili, cioè le autorizzazioni.

Quindi il processo autorizzativo per nuove installazioni fotovoltaiche ed eoliche di rinnovabili è stato fortemente accelerato. Poi c’è un altro piano, che è quello delle politiche: che si fa con un mercato del gas in cui prezzi non sembrano più riflettere la realtà della domanda e dell’offerta? Sono molto più alti dei prezzi nel resto del mondo, tra l’altro. E quindi lì l’Italia, come sapete, sostiene la necessità di un tetto al prezzo del gas.

Noi contiamo, tra l’altro, per quanto riguarda la diversificazione, di muoverci molto rapidamente, però bisogna capire che quanto più noi sostituiamo il gas russo con gas proveniente da altri fornitori, tanto più difficile è continuare a compensare. In altre parole: probabilmente riusciremo a sostituire subito il 30-40%, diventerà molto più difficile man mano che andiamo su. Però il piano c’è e sta andando bene, anche per quanto riguarda il gas liquido.

Quindi questi sono i due piani. Il terzo piano è quello invece dell’aiuto alle famiglie e alle imprese che si trovano oggi colpite dagli aumenti del prezzo del gas e quindi è la protezione del potere d’acquisto delle famiglie e delle imprese. Di nuovo, il Governo ha fatto molto, ha speso negli ultimi sei mesi circa 20 miliardi di euro in questa direzione, e continueremo a monitorare la situazione e a decidere altri interventi quando necessario.

A Francis D’Emilio – Associated Press, sull’eventualità che l’Italia sia uno dei garanti per le neutralità e sull’eventuale pare di Putin in tal senso.

Il contenuto esatto di queste garanzie è ancora presto per definirlo perché dipenderà evidentemente dal risultato dei negoziati tra Russia e Ucraina. Quindi potranno essere essenzialmente garanzie che le clausole negoziate siano attuate: quindi la pace; il tipo di neutralità che l’Ucraina avrà negoziata; il fatto che le leggi che permettono poi di attuare questo status vengano approvate e via dicendo. Sostanzialmente dipenderà dal contenuto dei negoziati. L’aspetto positivo è che l’Italia è richiesta come garante sia dall’Ucraina sia ieri dalla Russia. Grazie.

A Christian Mavris – Radio Televisione Pubblica Ellenica Ert, su eventuali colloqui con altri partner, tra cui la Turchia, per il gasdotto Eastmed, che era stato bloccato.

Al momento non le saprei rispondere sul coinvolgimento o meno della Turchia. Quel che è certo è che la Commissione sta continuando lo studio di fattibilità. Anche perché gli investimenti da fare sono molto significativi e bisogna valutare la sostenibilità economica. Ci sono vari elementi, ma due mi vengono in mente: la sostenibilità economica e la sostenibilità -come dire- energetica; cioè quali siano le fonti di approvvigionamento che verrebbero agganciate a questo gasdotto, quanto sono grandi. Ma certamente quel che è successo negli ultimi due mesi, cioè dopo il blocco, cambia fortemente i giudizi di fattibilità.

Rispondendo a Alessandro Speciale – Bloomberg sull’eventuale inserimento delle nuove spese militari nel prossimo Def e sul consenso nella maggioranza.

La risposta alla seconda domanda è sì. Sul Def non è previsto che ci sia nessuna indicazione specifica di spese militari o di altre spese. Il Def è un documento complessivo ma, per fare brevemente una descrizione del contesto in cui questo è avvenuto, direi che ad oggi non c’è nessun problema.

Come voi sapete, l’impegno dell’Italia a spendere il 2% nella Nato è stato preso nel 2014 ed è stato ribadito da tutti i governi. Ogni anno ribadiscono questo impegno. Dal 2018 al 2021, gli investimenti nelle spese nel bilancio della Difesa sono aumentati tra il 17% e il 26-27%, quindi l’impegno dell’Italia, nel settore, è semplicemente confermare quello che è stato fatto precedentemente: i nostri impegni con la Nato.

Quanto alle questioni più specifiche, tutto sommato sono molto soddisfatto si sia arrivato a questo accordo ma voglio dire due parole. Con il Presidente Conte ci siamo visti e chiedeva un allargamento dell’obiettivo, un allungamento al 2030 e io ho detto di ‘no’ e che si sarebbe fatto quel che il ministro Guerini ha proposto e deciso. Il ministro Guerini ha proposto e ha deciso che la data fosse il 2028, successivamente è uscito un comunicato che diceva che quella era proprio la richiesta di coloro che volevano ridurre le spese militari; quindi non c’è disaccordo.

A Elena Pushkarskaya – Tv russa Kommersant sul pagamento in rubli del gas alla Russia e se tale pagamento miri a demolire il dollaro.

Certamente ma non è accettabile, perché i contratti fatti prevedono il pagamento e in euro o in dollari. Non è facile. Nei beni scambiati a livello mondiale, come petrolio, gas, materie prime, prodotti come grano, grandi prodotti agricoli, i prezzi sono da sempre fissati in dollari. In seguito, per quanto riguarda gli europei è arrivato l’euro e allora i contratti possono essere fissati anche in euro. Non è assolutamente facile cambiare valuta di riferimento.

Gli europei stessi ci hanno pensato tante volte per affermare un po’ quello che è il ruolo internazionale dell’euro. Negli anni passati, hanno pensato di provare a ridefinire i contratti che sono oggi tutti in dollari di definirli in euro, ma non funziona, perché tutti gli scambi sono in una moneta e non è facile cambiarla.

Quindi, è inaccettabile perché i contratti sono stati definiti in euro e in dollari, e non è fattibile perché le difficoltà tecniche si sono dimostrate insormontabili negli anni. Ci può provare, è una battaglia che si può condurre ma prende tempo. È indubbio che forzare gli scambi in una moneta particolare, rafforzi quella moneta sul mercato dei cambi, perché viene richiesta di più.

Rispondendo a Mahdi El-Nemr – Kuwait News Agency sul destino della globalizzazione e del multilateralismo.

La risposta è molto difficile ma posso rispondere a una parte della sua domanda sul multilateralismo. Quello che noi stiamo facendo oggi, aiutando l’Ucraina, e mostrandoci così uniti, così compatti nella crisi, nella guerra, è anche difendere l’ordine multilaterale.

È anche difendere le regole che ci hanno accompagnato dalla fine della Seconda guerra mondiale e hanno dato a tanta parte del mondo democrazia e benessere. Nel corso degli anni queste regole sono cambiate, si sono adattate. Inizialmente c’era quella che fu chiamata ‘globalizzazione selvaggia’, poi man mano è diventata una globalizzazione più controllata, più protetta; pensiamo soltanto al mercato unico europeo. Non c’è soltanto un libero scambio tra paesi che, fino a qualche tempo fa ancora tutti i dazi e le tariffe all’interno dell’Europa, ma c’è anche protezione, come quella dei lavoratori; ci sono standard commerciali da osservare.

Quindi il multilateralismo si deve adattare come la globalizzazione si adatta gradualmente al mondo che cambia, ma non si interrompe. Noi difendiamo questi valori con grande convinzione. È chiaro che in questo momento, per adattarsi e per salvare questo multilateralismo, che significa condivisione delle regole, vuol dire rispettare la pace, proteggerla tutti insieme. La Nato è un organismo multilaterale quindi questo è quello che stiamo facendo oggi. Quando questi fondamenti sono violati bisogna che si reagisca, che si riaffermino i valori del multilateralismo della pace.

A Chieh-Yi Cheng – News and Market sulla possibilità che l’Europa abbia una politica comune e autonoma per garantire i rapporti con la Cina e la pace nel mondo.

L’Europa è unita e ha dimostrato questa compattezza. Il vertice di domani serve anche a riaffermare questa unità, ma anche questa esigenza di chiedere alla Cina di svolgere un ruolo attivo nel raggiungimento della pace in Russia.  E anche di arrivare a una situazione del commercio mondiale in cui ci sia il riconoscimento reciproco, eguaglianza degli standard, pratiche non sleali dal punto di vista della concorrenza, protezione della proprietà individuale.

Questo è il multilateralismo che non è un blocco che rimane fermo nel tempo ma bisogna adattarlo, cambiarlo, aggiornarlo e questi colloqui, il vertice di domani, sono molto importanti per questo. Per il resto, tutta l’Europa e i paesi membri della Nato sono parte di quei Paesi che credono nella democrazia nella libertà e nelle regole multilaterali.

Ad Alexandria SAGE – AFP sul rinvio di quattro anni del 2% del Pil e su come sarà visto dagli alleati Nato

Il vincolo del 2024 è un vincolo che in realtà è stato, come dire, preso più come un’indicazione e non con un obiettivo perché, tutti i governi e molti governi europei lo hanno disatteso. Ora l’Italia ha un livello di spesa che è un po’ inferiore a quello della Germania, molto inferiore a quello della Francia e del Regno Unito. Anche la Germania è intorno a 1,6, l’Italia intorno a 1,4, la Spagna è sotto l’Italia, quindi è un obiettivo verso cui bisogna tendere con continuità e con realismo. Questa è la risposta, non c’è nessuna sorpresa

Rispondendo a Christian Schubert – Frankfurter Allgemeine Zeitung sul fatto che Germania e Italia, i maggiori clienti della Russia per le forniture di gas, stanno indirettmente finanziando la guerra russa in Ucraina.

Sono d’accordo con lei: noi, Germania e Italia, insieme ad altri paesi che sono importatori di gas, di petrolio, di carbone, di grano, di mais, di granoturco e altro, stiamo finanziando la guerra. Non c’è alcun dubbio, ma è per questo che l’Italia, nell’ultimo Consiglio europeo ha spinto così tanto, insieme a Spagna, Grecia, Belgio e a vari altri Paesi, verso l’attuazione di un price cap, di un tetto al prezzo del gas.

Non c’è nessun motivo sostanziale che il prezzo del gas sia così alto per gli europei. Non è ovvio e semplice fissare un tetto del prezzo perché il ragionamento che si fa con la Commissione europea, che è d’accordo su questo, è quello di dire che la Russia non può vendere il gas a nessun altro cliente tranne l’Europa (che importa circa il 70% del gas mondiale). Per cui c’è uno spazio per fissare un tetto al prezzo del gas.

D’altra parte ci si chiede: “siamo sicuri”? e se invece la risposta fosse “niente gas”? Questa è la discussione. Bisogna, in un certo senso, arrivare a una posizione in cui si superano i timori di una risposta russa. Ma questa è la risposta anche alla sua domanda: per ridurre i finanziamenti alla Russia occorre abbassare il prezzo del gas. Siccome non possiamo rinunciare immediatamente al gas, dobbiamo abbassare il prezzo del gas e questa è la risposta che io ho dato, che l’Italia ha dato.

A Baris Seçkin – Anadolu Agency sulla mediazione della Turchia nel conflitto in Ucraina e su un eventuale incontro con il Presidente turco Erdogan.

La Turchia sta svolgendo un ruolo importantissimo per avviare il processo di negoziato verso un risultato di pace. Lo può fare grazie alla sua situazione geostrategica e ai rapporti che ha con tutte le parti del conflitto. In questo, tutti i paesi sono pronti a collaborare con la Turchia in questa direzione; in particolare prevediamo che Francia, Italia e Turchia si vedano su questo ma anche in generale per ricostruire o comunque rinforzare le relazioni commerciali all’origine di un progetto di cui in effetti si era parlato vari anni.

Avremo in cantiere – non credo che sia stata fissata una data ancora- un incontro e, nelle prossime settimane, vedremo in quella sede. Certamente i rapporti con la Turchia ora, dal punto di vista commerciale e in generale, sono molto migliorati anche per le varie azioni che sono state fatte. Bisogna fare ancora molto però.

Rispondendo a Tom Kington – Times, che ha chiesto a Draghi una valutazione sull’attuale atteggiamento di Putin e se il presidente russo sia correttamente  informato sulla guerra.

Sarei anche pronto a risponderle. La risposta è un po’ complessa. Credo di aver notato un cambiamento. Nello stesso tempo sono molto cauto nell’interpretare questi segni perché è una situazione in evoluzione. Poi noi ci siamo sentiti ormai molto tempo fa, quindi una settimana prima dell’inizio della guerra. Credo di aver notato un cambiamento nel tono, ma non potrei dire esattamente se è vero, perché in una telefonata di 40 minuti è un po’ difficile capire il carattere. Quanto alla non informazione, questo certamente non si capisce da una telefonata. Quel che dicono i giornali, cioè quel che dite voi, è che dato l’andamento della guerra in Ucraina, si pensa che non ci sia stata una buona preparazione informativa. Questo è quello che dite voi e che i fatti sembrano mostrare questo.

A Bruce De Galzain – Radio France, che gli ha chiesto un parere sullaPresidenza francese dell’Unione europea.

No, anzi. Trovo che la Presidenza francese sia stata un’ottima Presidenza dell’Unione europea. E trovo che la l’attivismo del presidente Macron nei vari campi, ora è la pace, ma c’erano anche altre aree importanti: l’avvio di un processo di Difesa europeo, la consapevolezza del ruolo geostrategico dell’Europa, sia un attivismo da approvare e che io condivido.

A Begona Alegria – RTVE Spagna, che ha domandato a Draghi chi, fra Zelensky e Putin, con i quali ha avuto conversazioni telefoniche, sia a suo parere più vicino a una trattativa e sembra più sincero, e come valuti il fatto che il presidente degli Stati Uniti Joe Biden non si fidi di Putin

Quanto si è vicini, quanto si desideri una trattativa in questa situazione purtroppo dipende dagli obiettivi che si vogliono raggiungere. Se l’obiettivo che si vuole raggiungere è quello di liberarsi al più presto dell’invasore, la disponibilità a una trattativa è immediata. Tutti vogliono ovviamente trattare, perché per avere un cessate il fuoco, perché finisca il massacro, la disponibilità di Zelensky è stata sempre totale ad avviare la pace. Il problema è vedere se si trovano le condizioni per cui anche la Russia vuole la pace. E finora i fatti dicono che non c’è stato questo desiderio. Finora i fatti dicono che è stata soltanto la difesa dell’Ucraina a rallentare l’invasione e che forse oggi porta all’inizio di un processo di pace.

Rispondendo a Crispian Balmer – Bloomberg su quando durerà l’inflazione in Italia e Germania, e come ridurla.

Su Francoforte non commento. L’inflazione sta aumentando perché aumentano i prezzi di tutte le materie prime, in particolare i prezzi delle materie prime alimentari. Dico ‘in particolare’ perché anche quelli toccano da vicino il potere d’acquisto delle famiglie; in più aggiungo che la scarsa disponibilità di alcune materie prime crea strozzature nella produzione e produce ulteriori aumenti dei prezzi.

Per quanto riguarda alcuni, fondamentalmente l’energia, l’Italia – come credo anche altri paesi europei – è intervenuta per aiutare le famiglie con uno stanziamento significativo di 20 miliardi nell’arco di 6 mesi, forse 8-9 se consideriamo ancora qualche altro periodo e faremo quanto è necessario. Ma occorre capire che il sostegno a carico del bilancio e del debito pubblico, ha significato se l’aumento è temporaneo; se l’aumento è permanente occorrono risposte strutturali.

Nel campo dell’energia le risposte strutturali sono solamente due: tetto al prezzo del gas e rottura di quel meccanismo che unisce il prezzo del gas al prezzo dell’energia elettrica; anche questa è una cosa che va superata. Non ha assolutamente più senso che l’energia elettrica, prodotta attraverso l’idroelettrico con le cascate, che non costa nulla perché quegli impianti sono stati già ammortizzati da tanto tempo, venga venduta al prezzo del gas.

Questo assicura dei profitti colossali alle società produttrici di energia elettrica, oltre quelli abbastanza significativi se non colossali, che hanno attualmente gli importatori di petrolio e di gas. Questa è la risposta strutturale per ciò che riguarda il mercato dell’energia elettrica. Per quanto riguarda altri mercati, tipo quelli agricoli, bisogna fare la stessa cosa che si è fatta nel campo dell’energia: diversificare, coltivare tutta la terra disponibile. Questa è una questione discussa anche nell’ultimo Consiglio europeo.

Oggi ci sono delle normative europee che prevedono che il 10% della terra disponibile non venga coltivata a rotazione per validissime ragioni. In questo momento di emergenza bisogna superarlo e bisogna coltivare tutta la terra disponibile. Secondo bisogna diversificare. Se vengono meno le importazioni dalla Russia e in parte forse dall’Ucraina, anche se sembra che si possono ancora salvare parti del raccolto ucraino, occorrerà importare questi beni da altri mercati in particolare dal Canada, dagli Stati Uniti e dall’Argentina. Una cosa simile, per quanto riguarda le materie prime, oggi c’è una grande attività dei maggiori gruppi industriali italiani nella ricerca di nuove fonti di materie prime, quindi giacimenti minerarie e altro.

Occorrerà far così ed è chiaro che ci sarà un periodo in cui i prezzi rimarranno più alti e qui il governo deve intervenire in vario modo; in parte appunto continuando il sostegno che ha fatto prima. Ma ricordiamoci che la risposta deve essere strutturale; a questo riguardo avremo anche un incontro con i sindacati italiani la settimana prossima.

Rispondendo ad Alexander Logunov – RIA Novosti sulla possibilità che le esportazione russe di gas verso l’Europa continuino.

No, non sono in pericolo.

Ad Alba Kepi – Rtv ora News, sul rischio che si destabilizzi la situazione dei Balcani e sull’eventulaitò di accelerare ‘integrazione di quei paesi nell’Unione Europea.

Ne abbiamo discusso brevemente al Consiglio europeo a Bruxelles perché la discussione che ha preso più tempo è stata quella sulla situazione Ucraina. E poi la situazione dell’energia. Ma il tema è molto presente a tutti membri dell’unione europea perché, in effetti, questa azione, diciamo di destabilizzazione, è presente nei Balcani occidentali, ma anche in Africa. È presente in molte parti e quindi l’attenzione della Commissione europea, del Consiglio europeo è un’attenzione geopolitica.

A livello, direi non solo europeo, ma a livello continentale. L’adesione all’Unione europea è un processo che noi sosteniamo e auspichiamo, in particolare poi con l’Albania e gli altri due paesi che ha menzionato. C’è un processo per entrare, che è lungo, e in questo processo, che comporta riforme profonde nei Paesi candidati. La Commissione europea, e tutto il Consiglio europeo, è lì per aiutare il Paese a procedere. Ma è importante che queste riforme, questi cambiamenti previsti da questo processo, vengano attuati. Perché altrimenti queste integrazioni non funzionano. E abbiamo avuto esperienze nel passato di Paesi che si sono integrati ma poi hanno faticato moltissimo per far sì che l’integrazione sia un successo e non una sconfitta.

A Gianfranco Nitti – Rondine.fi e media Finlandesi su eventuali iniziative del Governo italiano per stimolare gli interventi di Onu e Osce.

L’Osce è direttamente coinvolta in tutto ciò che riguarda l’avvio di un negoziato, è coinvolta anche nelle iniziative strategiche decise. È un po’ un canale di collegamento. È molto, molto importante. Per quanto riguarda l’Onu, dal punto di vista umanitario, l’aiuto a disegnare dei programmi umanitari per i rifugiati ucraini, che ormai in Italia si avvicinano agli 80.000, ma in Polonia sono milioni. in Romania altrettanto, in Germania l’ultima volta, abbiamo parlato col cancelliere Scholz, erano più di 300.000.

La presenza dell’Onu e è dimostrata dall’attività del commissario per i rifugiati. E naturalmente quanto più le conseguenze umanitarie della guerra si riverseranno sull’Europa, tanto più l’Onu sarà coinvolta. E sicuramente nella creazione, costruzione e gestione dei corridoi umanitari, l’Onu è in prima persona.

A Teodoro Andreadis – Alpha radio TV e Athens News Agency sull’eventuale ripetizione dell’incontro a Roma dei Paesi del Sud Europa.

Si, confermo quello che hanno detto i miei collaboratori. Spero veramente di ripetere l’incontro. Ne abbiamo parlato anche quando ci siamo visti a Roma della possibilità di ripetere altre volte questo incontro.

Rispondendo ad Hannah Roberts – Politico,  sull’ipotesi che l’aver Putin ammesso il pagamento del gas in euro sia una sua sconfitta e che i paese occidentali abbiano capito che il suo fosse un “bluff”.

Guardi, non credo che i Paesi dell’Ovest abbiano fatto nulla se non dire che sarebbe stato non accettabile pagare in rubli, ma anche impossibile. Quindi, oltre questo non hanno fatto nulla i Paesi dell’Ovest. Io credo che ci sia stato un processo di riflessione interna alla Russia, che ha portato a definire meglio quello che vuol dire pagare in rubli, cioè come l’ha definito ieri il presidente Putin. È parte della loro discussione interna.

Rispondendo a Francesca Biliotti – San Marino Tv se San Marino non sia più considerato un Paese offshore.

Il ricordo che ho di quell’incontro è che la lista di problemi è stata molto soddisfacente e che c’era accordo sull’indicazione delle questioni da affrontare. Ricordo ancora che l’attuazione non è rapidissima per alcune cose, lo è per altre. Quindi non è ancora possibile dire la parola fine a tutti gli accordi che sono stati fatti, ma è stato veramente un grandissimo passo avanti. Grazie.

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