Non vedrò Fabio Fazio perché Papa Francesco lo ha citato. E mi aspetto anzi che si riduca il compenso.

Leggere che Papa Francesco citi in una intervista Fabio Fazio lascia perplesso anche me, come altri italiani. Però non mi scandalizza che il Pontefice possa citare un conduttore televisivo.

Lo scrivo: a me Fabio Fazio non piace, non mi è mai piaciuto. Non solo per la sua non infrequente faziosità – politica e sociale – ma anche per il modo in cui conduce, che – dal mio umile punto di vista, ovvio – trovo noioso e didascalico, così come non mi piace ad esempio un suo intercalare non infrequente: “e vabbè”. Per il suo porsi in una sorta di “cattedra mediatica” – acquario, che crea una separazione visiva e metaforica tra lui e il pubblico, e tra lui e gli ospiti. Perché è più semplice attrarre il pubblico quando riesci ad avere ospiti importanti, nazionali e internazionali.

E per il modo in cui fa televisione pubblica, tra cui non posso non considerare quanto costa al servizio pubblico, in assoluto e paragonato agli ascolti, il suo contratto personale: 2,24 milioni lordi l’anno. Vedi pure, dal Sole 24 Ore, l’articolo di Gianni Dragoni Fabio Fazio, una holding da 11 milioni di ricavi, del 1 dicembre 2019. Ovviamente Fazio non è l’unico ad avere compensi e costi che sembrano fuori parametri, però non voglio divagare. Dei compensi di altre star – vedi Bruno Vespa ad esempio – e dell’opportunità o necessità di ridurli, soprattutto in questo drammatico periodo, parleremo in prossimi articoli.

L’Officina, un contratto da 10,64 milioni l’anno, a cui aggiungere costi Rai per 5,4 milioni annui.

Allo stesso tempo, non concordo – dal mio umile punto di vista, lo ripeto a scanso di equivoci – con quanto costa alla Rai – tv pubblica – il contratto con L’Officina. Ovvero la società che Fazio ha creato al 50% con Magnolia nel 2017, quando si stava accordando con la Rai per l’inspiegabile spostamento da Rai3 a Rai1. Inspiegabile, dal mio punto di vista, perché gli ascolti non erano eccezionali già su Rai3. E perché lo spostamento su Rai1, come io e altri avevamo commentato e previsto, non ha dato i risultati sperati. Con ascolti mediamente non eccezionali. Nonostante le grandi star e i grandi personaggi spesso ospiti in trasmissione.

Ascolti a parte – ma la Rai non può prescinderne ad esempio quando fa intrattenimento, talk show o infotainment – molti di noi hanno sperato che con l’arrivo dei Cinque Stelle al Governo precedente, sarebbe stato possibile ridurre i compensi delle grandi star della tv pubblica. E allinearli a ciò che accade ad esempio nella BBC, la tv pubblica britannica, dove sono decisamente inferiori, pure se pensassimo che euro e sterline si equivalgono. Purtroppo ad oggi è stato possibile forse ridurre alcuni compensi, tutti però – o quasi tutti – molto lontani dai parametri – limiti che ci si aspetteremmo per la tv pubblica.

Non mi scandalizza certo che Papa Francesco citi un conduttore televisivo.

Siamo abituati a pensare che il Pontefice citi sempre grandi scrittori, filosofi, scienziati, pensatori, persone che hanno cambiato o stanno cambiando il mondo. In realtà viviamo nell’era della comunicazione globale, in cui i mezzi, gli stili e i linguaggi di comunicazione si contaminano tra di loro. In cui non è così strano parlare di tv commerciale. E Papa Francesco fin dall’inizio ha ridefinito la comunicazione del proprio pontificato e della Santa Sede. Allo stesso tempo, è  decisamente vero ciò che dice Papa Francesco citando Fabio Fazio che “i nostri comportamenti influiscono sempre sulla vita degli altri”.

Ci auguriamo un esempio da Fazio e altri, un modo concreto per influire sulle vite degli altri.

Vero che ciò che facciamo o non facciamo influisca sulle vite degli altri. Vero, e vale per tutti noi. Quindi a questo punto, a maggior ragione, vale per lo stesso Fazio. Come volto della tv pubblica, e per aver accettato la citazione di Papa Francesco. Vale in ciò che dice, nei suoi comportamenti concreti, e nei messaggi espliciti e impliciti che trasmette nella sua trasmissione. Così, ci aspettiamo ad esempio una minore faziosità. E che, soprattutto in una situazione drammatica per l’Italia come questa, consideri i propri compensi e accetti di ridimensionarli. Dimostrando coerenza con i valori che afferma. E mostrando al paese l’esempio di sacrifici necessari.

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