Nel giorno del suo 71° compleanno, il Pontefice visita la Biblioteca e l’Archivio Apostolico Vaticano
Digitalizzare i documenti è necessario, ma la conoscenza non può essere ridotta a informazioni prelevate da un computer: nasce anche dall’incontro, dal confronto e dal desiderio della verità
Nel giorno del suo 71° compleanno, celebrato il 14 settembre, Papa Leone XIV ha scelto di visitare per la prima volta da Pontefice la Biblioteca Apostolica Vaticana e di incontrare anche il personale dell’Archivio Apostolico. Una circostanza che ha assunto un significato personale, culturale e spirituale: sua madre, come egli stesso ha ricordato con un sorriso, era bibliotecaria.
La visita, accompagnata dall’inaugurazione della mostra AQVA. Catastrofe e meraviglia, ha permesso a Leone XIV di riflettere sulla funzione dei libri, sulla conservazione della memoria, sulla ricerca della verità e sul rapporto tra patrimonio culturale e ambiente digitale.
Il Papa non ha parlato direttamente di intelligenza artificiale. Ha però affrontato alcuni temi strettamente collegati alle trasformazioni prodotte dalle tecnologie contemporanee, richiamando anche Magnifica Humanitas, l’enciclica dedicata alla custodia della persona umana nell’epoca dell’IA.
Dal suo discorso emerge una domanda decisiva: rendere disponibili milioni di documenti attraverso un computer significa già produrre conoscenza?
Una biblioteca non è un semplice deposito
Leone XIV ha descritto la Biblioteca Apostolica attraverso la metafora del cuore. Come il cuore vive alternando sistole e diastole, concentrazione e apertura, anche una biblioteca deve custodire e, nello stesso tempo, condividere.
La conservazione non serve a sottrarre i documenti al mondo, ma a proteggerli affinché possano essere studiati. L’apertura non significa invece distribuire materiali senza criteri, ma renderli accessibili in modo responsabile, rispettandone l’integrità e permettendo agli studiosi di comprenderli.
Una biblioteca, quindi, non è soltanto un luogo fisico nel quale sono raccolti libri e manoscritti. È un organismo culturale nel quale la memoria viene ordinata, interpretata e trasmessa.
Questa funzione diventa ancora più importante nell’era digitale, quando la disponibilità delle informazioni cresce a una velocità senza precedenti. Motori di ricerca, archivi online e sistemi di intelligenza artificiale possono recuperare in pochi secondi testi che in passato avrebbero richiesto viaggi, autorizzazioni e lunghi periodi di consultazione.
L’aumento dell’accessibilità rappresenta un autentico progresso. Non elimina, tuttavia, la necessità di comprendere ciò che viene trovato.
Digitalizzare è necessario, ma non basta
Nel suo intervento, Papa Leone XIV ha riconosciuto esplicitamente il dovere di facilitare lo studio anche attraverso la digitalizzazione e la condivisione consentita dall’ambiente digitale. Nello stesso tempo, ha invitato a conservare l’antico gesto di recarsi fisicamente in biblioteca.
La Biblioteca Apostolica, ha osservato, non può essere ridotta a «un serbatoio di libri a cui attingere comodamente dal computer di casa». Essa è anche un’atmosfera composta di legami, confronto e scambi di idee.
Il passaggio offre una chiave significativa per interpretare il rapporto tra cultura e intelligenza artificiale, pur senza che il Papa abbia nominato direttamente questa tecnologia. Un sistema automatico può individuare ricorrenze, tradurre documenti, confrontare versioni differenti e rendere consultabili grandi quantità di materiale. Non vive però l’esperienza della ricerca come desiderio, incontro e responsabilità.
La facilità di accesso può persino generare l’illusione di sapere. Avere a disposizione una risposta non significa averne compreso l’origine, i presupposti e le conseguenze. Riassumere un testo non equivale necessariamente a interpretarlo. Individuare una correlazione non significa ancora riconoscere un rapporto di causa. L’informazione può essere estratta; la conoscenza richiede un soggetto capace di giudicare.
Il silenzio che genera domande
Secondo Leone XIV, i libri sono silenziosi e chiedono silenzio. Ma questo silenzio non è vuoto o passività. Un libro può pacificare e, nello stesso tempo, accendere inquietudine, alimentando il desiderio e il coraggio della ricerca.
Il Papa ha richiamato l’esperienza di sant’Agostino, il cui cammino fu attraversato da domande, conflitti interiori e ricerca della verità. L’invito «prendi e leggi» non mise fine al suo desiderio di conoscere: lo rese ancora più profondo.
Fede e ragione si incontrano proprio in questa dinamica. La fede non cancella le domande e la ragione non deve rinunciare a interrogarsi su ciò che supera il calcolo immediato. Entrambe nascono dalla convinzione che la verità meriti di essere cercata.
Una fede che rifiutasse lo studio rischierebbe di ridursi a ripetizione o sentimentalismo. Una ragione convinta di poter risolvere ogni problema mediante la sola disponibilità dei dati rischierebbe invece di confondere la quantità delle informazioni con la profondità della comprensione.
La biblioteca diventa così un simbolo del dialogo tra fede e ragione: custodisce testi sacri, opere scientifiche, riflessioni filosofiche e testimonianze storiche, permettendo a linguaggi differenti di abitare lo stesso spazio culturale.
Scienza, arte e pluralità delle culture
Leone XIV ha ricordato che la Biblioteca Apostolica non conserva soltanto opere teologiche. Il suo patrimonio comprende letteratura, filosofia, astronomia, fisica, matematica, geografia, botanica, zoologia, medicina, storia, diritto, arte ed economia.
Vi sono inoltre libri europei e non europei, cristiani e provenienti da altri contesti religiosi. Questa apertura, presente già nelle origini umanistiche della Biblioteca, testimonia una concezione della cultura che non teme il confronto.
La fede non ha bisogno di isolarsi per proteggere la propria identità. Può dialogare con la scienza, l’arte e le altre tradizioni proprio perché riconosce nella ricerca sincera un’espressione della dignità umana.
Anche la ragione cresce quando accetta di confrontarsi con prospettive differenti. Nessuna disciplina esaurisce da sola la complessità della persona e del mondo. La scienza descrive e spiega fenomeni; la filosofia ne interroga i presupposti; l’etica valuta le conseguenze delle scelte; la fede apre la conoscenza all’orizzonte del significato e della trascendenza.
Dalla memoria digitale all’intelligenza artificiale
La digitalizzazione degli archivi pone problemi che riguardano direttamente anche l’IA. I sistemi artificiali vengono addestrati su enormi raccolte di testi e immagini, dalle quali apprendono regolarità statistiche e producono nuove risposte.
Ma un archivio non è una massa indistinta di dati. Ogni documento possiede un’origine, una storia, un contesto e un significato. Separarlo da questi elementi può renderlo più facilmente utilizzabile, ma anche più facilmente equivocabile.
Per questo la tecnologia deve essere accompagnata da competenze umane, criteri di trasparenza e responsabilità epistemica. Occorre sapere quali materiali sono stati digitalizzati, come vengono classificati, chi può utilizzarli e in quale modo un sistema automatico li rielabora.
L’IA può diventare un prezioso strumento cognitivo al servizio di studiosi, archivisti e ricercatori. Non dovrebbe però sostituire il loro giudizio né presentarsi come una fonte impersonale e infallibile.
Il richiamo alla Biblioteca come luogo di relazioni ricorda che la conoscenza non nasce soltanto tra un individuo e uno schermo. Si sviluppa nel confronto tra persone, nella discussione delle interpretazioni, nella possibilità di correggere gli errori e nella trasmissione tra generazioni.
Fedeli al passato e fedeli al futuro
Al termine del discorso, Leone XIV ha invitato la Biblioteca e l’Archivio ad andare avanti, «fedeli al passato e fedeli al futuro», cercando attraverso i propri linguaggi e strumenti nuovi «varchi di riconciliazione».
La fedeltà al passato non consiste nel rifiutare l’innovazione. Digitalizzare, condividere e utilizzare nuovi strumenti può permettere a un patrimonio prima accessibile a pochi di raggiungere studiosi e cittadini in ogni parte del mondo.
La fedeltà al futuro, però, non richiede di accettare ogni innovazione senza discernimento. Significa orientare la tecnica verso finalità umane, culturali e sociali, impedendo che l’efficienza diventi l’unico criterio. Il futuro della conoscenza non può essere soltanto più rapido. Deve essere anche più consapevole, affidabile e capace di costruire relazioni.
Nel giorno del suo compleanno, Papa Leone XIV ha ricordato che i libri custodiscono molto più delle informazioni contenute nelle loro pagine. Conservano domande, esperienze, conflitti e tentativi di comprendere la realtà. La tecnologia può aiutarci a raggiungerli, ma non può desiderare la verità al nostro posto.
Tra gli scaffali di una biblioteca e le reti dell’intelligenza artificiale si apre così uno dei grandi compiti del nostro tempo: usare gli strumenti digitali senza trasformare la conoscenza in consumo, custodire la memoria senza chiuderla e permettere a fede e ragione di continuare insieme la ricerca della verità.
Immagine : elaborazione originale realizzata con Intelligenza Artificiale.