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Papa Leone XIV ai giovani dell’Africa occidentale : non siete una gioventù sacrificata

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Nel videomessaggio per la prima Giornata della Gioventù dell’Africa Occidentale, Papa Leone XIV invita le nuove generazioni a non lasciarsi schiacciare dall’incertezza, a superare la superficialità e a diventare costruttrici di ponti tra popoli, culture e religioni.

«Non siete una gioventù sacrificata». È il messaggio di speranza che Papa Leone XIV ha rivolto ai partecipanti alla prima Giornata della Gioventù dell’Africa Occidentale, organizzata ad Accra, in Ghana, dal 7 al 12 settembre 2026.

Nel videomessaggio, pronunciato alternando inglese e francese, il Pontefice riconosce apertamente le difficoltà che gravano sul futuro di tanti giovani africani. Guerre, povertà, instabilità politica, insicurezza e migrazioni forzate possono alimentare la convinzione di appartenere a una generazione privata delle opportunità necessarie per costruire liberamente la propria vita.

Leone XIV non minimizza questi problemi e non propone una speranza astratta. Parla del «peso del dubbio», dell’incertezza e dell’insicurezza che possono gravare sulle spalle dei giovani e sconvolgere i loro progetti. Proprio dentro queste condizioni, tuttavia, li invita ad andare avanti senza accettare l’idea che il loro destino sia già stato deciso.

I giovani non sono soltanto il futuro

Il Papa supera una formula spesso utilizzata nei discorsi pubblici: i giovani non sono semplicemente il futuro della società o della Chiesa. Sono già una presenza attiva nel tempo attuale.

«Nella Chiesa-Famiglia di Dio, voi siete l’oggi di Dio, l’oggi della Chiesa», afferma Leone XIV, riprendendo anche le parole rivolte da Benedetto XVI alle nuove generazioni. I giovani possiedono qualità, energie, sogni e speranze che costituiscono una ricchezza non soltanto per loro, ma per le comunità nelle quali vivono.

Considerarli esclusivamente come il futuro può diventare un modo per rinviare il loro coinvolgimento. Significa promettere loro uno spazio che verrà, senza riconoscere quello che dovrebbero avere già nel presente. Mettere i giovani al centro delle priorità pastorali comporta invece ascoltarli, coinvolgerli nelle decisioni e offrire loro occasioni reali di formazione, responsabilità e partecipazione.

La prima Giornata della Gioventù dell’Africa Occidentale nasce proprio da questa esigenza. L’iniziativa delle Conferenze episcopali della regione vuole favorire la crescita nella fede, l’incontro e l’apertura verso gli altri. Non soltanto un grande evento, quindi, ma un’esperienza attraverso la quale imparare a camminare insieme.

Costruire ponti senza escludere nessuno

Una delle sfide indicate da Leone XIV è contribuire a un cambiamento positivo nelle società africane. Questo compito non può essere realizzato attraverso l’isolamento, la contrapposizione o l’emarginazione.

«Camminare insieme significa assicurare che nessuno venga emarginato, isolato, escluso o rifiutato», spiega il Pontefice. Da qui nasce l’invito a essere «costruttori di ponti tra popoli, culture e religioni».

L’Africa occidentale è caratterizzata da una grande pluralità culturale, linguistica e religiosa. Questa ricchezza può diventare uno spazio di incontro, ma può anche essere strumentalizzata per alimentare divisioni e conflitti. Costruire ponti non significa cancellare le identità o ignorare le differenze. Significa impedire che esse vengano trasformate in ragioni di ostilità.

Il modello indicato dal Papa è quello di Gesù, che non escluse nessuno dal proprio cammino e riconobbe la presenza di Dio anche in coloro che vivevano ai margini della società o non appartenevano al suo popolo. La fede cristiana non può quindi diventare una giustificazione per chiudersi agli altri. Deve generare relazioni, riconciliazione e capacità di riconoscere la dignità di ogni persona.

Questa prospettiva attribuisce ai giovani un ruolo importante anche nel dialogo interreligioso. I ponti non vengono costruiti soltanto nelle conferenze diplomatiche o attraverso gli accordi istituzionali. Nascono nelle scuole, nelle università, nei quartieri, nei luoghi di lavoro e nelle relazioni quotidiane.

Testimoni di amore, giustizia e pace

Leone XIV esprime fiducia nelle nuove generazioni: «Conto su di voi e ho fiducia in voi, la Chiesa ha fiducia in voi». È un’affermazione che contiene anche una responsabilità. Ai giovani viene chiesto di trasmettere, attraverso le parole e le azioni, un messaggio forte a un mondo attraversato dalle guerre.

Il Pontefice li invita a essere testimoni dell’amore, della giustizia e della pace. Tre dimensioni che non possono essere separate. La pace non è autentica se viene costruita sacrificando la giustizia; la giustizia rischia di diventare fredda e punitiva se viene separata dall’amore; l’amore rimane incompleto se non si traduce nella difesa concreta della dignità umana.

Essere testimoni significa rendere visibili questi valori nelle scelte quotidiane. La costruzione della pace comincia dal rifiuto dell’odio, della discriminazione e della violenza, ma richiede anche l’impegno contro le condizioni sociali che alimentano i conflitti: povertà, esclusione, corruzione e mancanza di opportunità.

La fede, in questa prospettiva, non invita a fuggire dai problemi della società. Offre invece una motivazione per partecipare al cambiamento, senza cedere alla rassegnazione o alla logica secondo la quale la violenza sarebbe l’unico strumento efficace.

Non sacrificare la giovinezza alla superficialità

Il videomessaggio contiene anche un richiamo molto concreto ai rischi della cultura contemporanea. Il Papa invita i giovani a non sacrificare una fase così preziosa della vita «sull’altare dei piaceri fittizi e della superficialità».

Non si tratta di condannare il desiderio di divertimento o l’uso delle tecnologie. Il problema emerge quando la ricerca continua di distrazioni impedisce di ascoltare le domande più profonde. Riprendendo il suo precedente messaggio per la Giornata mondiale della gioventù, Leone XIV osserva che lo scorrimento infinito sui telefoni cattura l’attenzione, ma può lasciare la mente stanca e il cuore vuoto.

È un passaggio particolarmente attuale. Le piattaforme digitali sono progettate per trattenere l’utente il più a lungo possibile, proponendo una successione continua di contenuti. Ogni immagine viene rapidamente sostituita da un’altra, mentre diminuisce lo spazio per il silenzio, la riflessione e l’incontro autentico.

Le domande sul senso della vita, sulla vocazione, sull’amore e sul futuro non trovano risposta nell’accumulo di stimoli. Richiedono tempo, interiorità e relazioni capaci di andare oltre la superficie. Secondo il Papa, la realizzazione dei desideri autentici esige di uscire da sé stessi e da cerchie troppo ristrette.

Il rischio della superficialità non riguarda soltanto i giovani africani. Coinvolge tutte le società connesse, nelle quali l’attenzione è diventata una risorsa economica e la visibilità viene spesso confusa con il valore personale. La libertà richiede allora anche la capacità di interrompere il flusso, custodire la propria interiorità e scegliere consapevolmente a che cosa dedicare tempo ed energie.

Una speranza che diventa responsabilità

Leone XIV affida i giovani alla Vergine Maria, Regina della Pace, con un pensiero particolare per i Paesi che attraversano crisi complesse. La sua preghiera è rivolta allo sviluppo umano integrale delle nazioni dell’Africa occidentale.

Lo sviluppo umano integrale non può essere ridotto alla sola crescita economica. Comprende l’accesso all’istruzione e al lavoro, la tutela della salute, la libertà religiosa, la partecipazione democratica, la giustizia sociale e la possibilità di vivere in pace senza essere costretti ad abbandonare la propria terra.

Dire ai giovani che non sono una generazione sacrificata non significa negare gli ostacoli che incontrano. Significa rifiutare che quei problemi vengano considerati inevitabili. La speranza cristiana non coincide con l’attesa passiva: diventa impegno, perseveranza e responsabilità condivisa.

Il videomessaggio di Papa Leone XIV affida così alle nuove generazioni un compito impegnativo ma essenziale: non lasciare che l’incertezza distrugga i loro sogni, non cercare rifugio nella superficialità e non permettere alle differenze di trasformarsi in muri. Essere l’oggi della Chiesa e di Dio significa già da ora costruire comunità nelle quali nessuno venga escluso e nelle quali l’amore, la giustizia e la pace possano diventare esperienze concrete.

Immagine : elaborazione originale realizzata con Intelligenza Artificiale.

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