Nell’ottantesimo anniversario dell’Accordo De Gasperi – Gruber, il Presidente Giorgia Meloni ricorda il cammino costruito attraverso il dialogo, la tutela delle comunità linguistiche e la collaborazione tra Italia e Austria
Autonomia e unità nazionale, sottolinea il premier, non sono in contraddizione
Ottant’anni fa, il 5 settembre 1946, Alcide De Gasperi e il ministro degli Esteri austriaco Karl Gruber firmavano a Parigi l’accordo che avrebbe aperto una nuova fase nella storia del Trentino-Alto Adige. Un’intesa nata nel difficile scenario seguito alla Seconda guerra mondiale, quando occorreva ricostruire non soltanto le istituzioni e le economie europee, ma anche la fiducia tra comunità segnate dai conflitti, dalle divisioni e dalle politiche di assimilazione.
Nell’ottantesimo anniversario dell’Accordo De Gasperi-Gruber, il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ricordato il valore storico e attuale di quella scelta, sottolineando come il percorso avviato nel 1946 abbia permesso di trasformare un territorio di confine in un luogo di convivenza e collaborazione.
«Ottant’anni fa Alcide De Gasperi e Karl Gruber firmavano un accordo che ha aperto una nuova stagione per un territorio fondamentale della nostra Nazione, cerniera tra Italia ed Europa, e per tre comunità linguistiche chiamate a costruire insieme il proprio futuro», ha affermato il Presidente nel suo intervento.
Un accordo che aprì un cammino
L’Accordo di Parigi non risolse immediatamente ogni problema e non rappresentò la conclusione di un processo. Pose, tuttavia, le basi politiche e giuridiche per costruire un sistema di tutela delle popolazioni di lingua italiana, tedesca e ladina presenti nel territorio.
Come ha ricordato Giorgia Meloni, quell’intesa «non fu un punto di arrivo, ma l’inizio di un cammino che l’Italia ha portato avanti con pazienza e determinazione, fino a fare dell’autonomia del Trentino-Alto Adige un modello riconosciuto in Europa».
Il valore dell’accordo può essere compreso pienamente considerando il contesto nel quale venne sottoscritto. Dopo gli sconvolgimenti della prima metà del Novecento, la questione delle frontiere rischiava ancora di alimentare contrapposizioni nazionali e conflitti identitari. De Gasperi e Gruber scelsero invece la via del negoziato, immaginando una soluzione fondata non sull’annullamento delle differenze, ma sulla loro tutela all’interno di un ordinamento democratico.
L’autonomia si è così sviluppata come un processo progressivo, attraverso il primo Statuto speciale del 1948 e il successivo assetto entrato in vigore nel 1972, che attribuì ampie competenze alle Province autonome di Trento e Bolzano. Il modello non è rimasto immobile, ma si è evoluto mediante il confronto istituzionale e l’adattamento alle trasformazioni della società.
La tutela delle comunità linguistiche
Uno degli elementi centrali dell’esperienza autonomistica è la protezione delle comunità linguistiche. Lingua, memoria e cultura non rappresentano aspetti secondari dell’identità di una popolazione: costituiscono il modo attraverso il quale le persone interpretano la realtà, tramandano la propria storia e partecipano alla vita collettiva.
La tutela del tedesco, dell’italiano e del ladino non significa innalzare barriere tra le comunità, ma creare le condizioni affinché nessuno debba rinunciare alla propria identità per sentirsi pienamente cittadino. Il riconoscimento delle differenze diventa così una premessa della convivenza e non uno strumento di separazione.
Il Presidente ha sottolineato che ricordare la firma del 1946 significa riconoscere «il valore di una scelta che è divenuta un esempio di convivenza». L’Italia, ha aggiunto, ha saputo trasformare l’impegno assunto allora in «una tutela piena, effettiva e costituzionalmente garantita delle proprie comunità linguistiche».
È un passaggio che richiama il principio fondamentale sancito dall’articolo 6 della Costituzione, secondo il quale la Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche. Un principio che trova nell’esperienza del Trentino-Alto Adige una delle sue applicazioni più significative.
Autonomia e unità della Repubblica
Nel suo intervento, Giorgia Meloni ha richiamato anche la riforma dello Statuto speciale proposta dal Governo e approvata dal Parlamento a larghissima maggioranza, con l’obiettivo di mettere in sicurezza le competenze delle Province autonome di Trento e Bolzano e garantire al territorio una maggiore chiarezza istituzionale.
«Il Governo italiano ha scelto di onorare questa eredità non solo con le parole, ma con i fatti», ha spiegato il Presidente. La riforma si inserisce, secondo Meloni, «in un quadro di piena unità nazionale, perché autonomia e coesione della Repubblica non sono mai state, e non devono mai essere, in contraddizione».
L’autonomia, in questa prospettiva, non costituisce una sottrazione all’unità nazionale. Può essere, al contrario, uno strumento per renderla più solida, permettendo alle istituzioni di rispondere alle caratteristiche storiche, linguistiche e territoriali delle comunità.
L’unità non richiede necessariamente uniformità. Una Repubblica può riconoscere le differenze senza frammentarsi, purché l’esercizio dell’autonomia sia accompagnato dalla responsabilità, dalla solidarietà e dal rispetto dell’interesse comune. Il rapporto tra centro e territori non dovrebbe quindi essere interpretato come una competizione permanente, ma come una forma di collaborazione orientata al bene dei cittadini.
Il confine trasformato in luogo d’incontro
Il Trentino Alto Adige occupa una posizione geografica e culturale particolare. È, nelle parole del Presidente, una «cerniera tra Italia ed Europa». Proprio questa condizione di confine, che nel passato fu causa di conflitti e divisioni, può oggi rappresentare una risorsa.
Sulla base degli impegni assunti nel 1946 è cresciuta anche l’amicizia tra Italia e Austria. Una relazione che si esprime attraverso il dialogo politico, la cooperazione tra territori e la realizzazione di infrastrutture destinate a collegare più efficacemente i due Paesi, come la Galleria di Base del Brennero.
Meloni ha collegato questa collaborazione anche all’impegno comune per costruire «un’Europa più forte e più vicina ai suoi cittadini». L’esperienza del Trentino-Alto Adige mostra infatti che il progetto europeo non può limitarsi all’integrazione economica. Ha bisogno di una cultura della convivenza capace di rispettare le appartenenze, superare le contrapposizioni nazionalistiche e trasformare i confini in luoghi di incontro.
La presenza a Merano del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del Presidente federale austriaco Alexander Van der Bellen ha espresso, secondo Giorgia Meloni, «la continuità delle istituzioni nel ricordare un impegno internazionale che l’Italia ha onorato e il cui spirito continuerà a onorare».
La responsabilità di custodire l’autonomia
Celebrare un anniversario istituzionale non significa limitarsi a ricordare una firma o a ricostruire una successione di avvenimenti. Significa interrogarsi su come trasmettere alle nuove generazioni il patrimonio politico e civile costruito nel corso di ottant’anni.
L’autonomia non è soltanto un insieme di competenze amministrative o di risorse finanziarie. È anche una responsabilità: richiede istituzioni capaci di amministrare con trasparenza, comunità disponibili al dialogo e cittadini consapevoli che i diritti devono essere accompagnati dalla partecipazione e dal rispetto reciproco.
Il modello del Trentino-Alto Adige conserva il proprio valore nella misura in cui riesce a mantenere vive le ragioni che lo hanno generato: la tutela delle minoranze, il rifiuto dell’assimilazione forzata, la ricerca di soluzioni condivise e la convinzione che le identità possano convivere senza trasformarsi in strumenti di esclusione.
Il saluto rivolto dal Presidente alle comunità italiana, tedesca e ladina ribadisce proprio questa dimensione comune. L’anniversario, ha concluso Giorgia Meloni, «appartiene a tutti loro».
A ottant’anni dall’Accordo De Gasperi-Gruber, il Trentino-Alto Adige ricorda così che la pace non nasce dalla cancellazione delle differenze, ma dalla capacità di riconoscerle e comporle all’interno di un progetto condiviso. La vera autonomia non allontana le comunità: permette loro di partecipare all’unità della Repubblica conservando la propria storia, la propria lingua e la propria identità.