A 44 anni dalla strage di via Carini, il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni rende omaggio al generale Dalla Chiesa, a Emanuela Setti Carraro e a Domenico Russo
Nel messaggio pubblicato su X, il richiamo al coraggio e alla responsabilità di sostenere chi difende la legalità
«L’Italia non dimentica Carlo Alberto dalla Chiesa. E non dimentica chi ha dato la vita per difenderla». Con queste parole il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha concluso il messaggio pubblicato ieri, 3 settembre, su X, nel quarantaquattresimo anniversario dell’agguato mafioso di via Carini, a Palermo.
Il ricordo del generale diventa, nelle parole del Presidente, un invito a rinnovare l’impegno contro la criminalità organizzata e a sostenere quanti servono quotidianamente lo Stato. Al centro del messaggio vi sono il valore dell’esempio e una responsabilità collettiva: impedire che chi contrasta la mafia rimanga isolato.
Il 3 settembre 1982 la mafia assassinava a Palermo il Generale Carlo Alberto dalla Chiesa, insieme a sua moglie Emanuela Setti Carraro e all’agente Domenico Russo. Un uomo che aveva dedicato la propria vita allo Stato, combattendo prima il terrorismo e poi la criminalità… pic.twitter.com/1h9SulKFxI
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) September 3, 2026
Il ricordo delle tre vittime di via Carini
La sera del 3 settembre 1982, Carlo Alberto dalla Chiesa, allora prefetto di Palermo, e sua moglie Emanuela Setti Carraro furono assassinati nell’agguato di via Carini. L’agente di scorta Domenico Russo, gravemente ferito nello stesso attacco, morì il successivo 15 settembre.
Ricordare insieme le tre vittime significa custodire anche la dimensione umana di quella tragedia. Dietro i nomi entrati nella storia italiana vi sono esistenze, legami familiari e progetti spezzati. La memoria pubblica acquista profondità quando conserva questa concretezza, riconoscendo il dolore delle persone accanto al significato istituzionale del loro sacrificio.
Nel suo post, Meloni descrive dalla Chiesa come un uomo che aveva dedicato la vita allo Stato. Ne richiama il ruolo nella lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata, fino alla morte per mano mafiosa.
Coraggio e senso del dovere nell’esempio del generale
«Coraggio, senso del dovere, amore per l’Italia»: sono i valori che il Presidente del Consiglio associa alla figura di dalla Chiesa. Secondo Meloni, il generale li ha incarnati continuando a svolgere il proprio compito anche nella consapevolezza del pericolo.
La sua esperienza attraversò passaggi decisivi della storia repubblicana. Prima dell’incarico di prefetto, aveva già operato contro Cosa nostra in Sicilia, guidando la Legione dei Carabinieri di Palermo tra il 1966 e il 1973. Fu poi protagonista del contrasto al terrorismo, assumendo importanti responsabilità nel coordinamento delle attività investigative.
Questo percorso permette di riconoscere, accanto al coraggio personale, il valore della competenza e della continuità nel servizio. Difendere le istituzioni richiede conoscenza dei fenomeni criminali, capacità organizzativa e assunzione di responsabilità. La forza di un esempio risiede anche nella serietà con cui un compito viene affrontato ogni giorno.
Non lasciare soli coloro che difendono la legalità
Il passaggio centrale del messaggio riguarda il presente. Ricordare dalla Chiesa, scrive Meloni, significa rinnovare un impegno: «non lasciare mai soli coloro che ogni giorno combattono la mafia, difendono la legalità e servono la Nazione».
È un principio che invita a interrogarsi sulle condizioni nelle quali lavorano le persone esposte alla pressione criminale. Il riconoscimento pubblico deve accompagnarsi a sostegno concreto, attenzione istituzionale e responsabilità condivisa. Il coraggio individuale ha bisogno di una comunità capace di riconoscerlo e di sostenerlo.
Questa riflessione riguarda anche la società civile. La disponibilità ad ascoltare chi denuncia, il rifiuto dell’indifferenza e l’attenzione verso chi subisce intimidazioni contribuiscono a costruire un ambiente nel quale la difesa della legalità possa essere vissuta come un impegno comune.
Una memoria che educa alla responsabilità
Per le generazioni più giovani, il ricordo della strage di via Carini può diventare un’occasione di conoscenza storica e di educazione civile. Comprendere chi fosse dalla Chiesa significa incontrare una vicenda nella quale il servizio pubblico ha comportato scelte difficili e un’esposizione personale estrema.
La scuola, il giornalismo e le istituzioni culturali possono contribuire a rendere questa storia accessibile, distinguendo fatti, testimonianze e interpretazioni. Una memoria accurata aiuta a evitare che gli anniversari si riducano a formule ripetute, restituendo alle persone ricordate la complessità della loro esperienza.
In questa prospettiva, onorare le vittime comporta anche chiedersi quali comportamenti rendano più credibile la vita pubblica: il rispetto delle regole, la trasparenza, la cura del bene comune e la disponibilità ad assumersi le proprie responsabilità.
Il valore civile del ricordo
Il messaggio del Presidente del Consiglio lega l’omaggio a un «eroe dello Stato» alla necessità di proseguire l’impegno contro la mafia. È questo il punto nel quale la commemorazione incontra il futuro: custodire un’eredità significa tradurla in attenzione verso chi continua a esporsi per la sicurezza e la libertà degli altri.
A quarantaquattro anni dall’agguato, i nomi di Carlo Alberto dalla Chiesa, Emanuela Setti Carraro e Domenico Russo richiamano una responsabilità che appartiene all’intera comunità nazionale. Ricordarli significa dare continuità alla conoscenza della loro storia e al sostegno verso chi, oggi, difende la legalità.