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Papa Leone XIV : custodire il creato significa cambiare il cuore e scegliere la vita

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Nell’omelia del 1 settembre al Borgo Laudato si’, Papa Leone XIV invita a riscoprire il silenzio e la contemplazione, trasformando la cura del creato in un impegno concreto per la pace, la fraternità e la difesa della vita

La cura della terra non può essere separata dalla solidarietà e dalla pace

Fermarsi, ascoltare e ritrovare nella bellezza del mondo una chiamata alla responsabilità. È il percorso indicato da Papa Leone XIV nella Messa per la Custodia della Creazione, celebrata il 1° settembre 2026 al Borgo Laudato si’, a Castel Gandolfo, in occasione della Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato.

La celebrazione, ospitata nel Giardino della Madonnina, ha inaugurato il Tempo del Creato: cinque settimane dedicate alla preghiera e all’impegno per la casa comune, fino al 4 ottobre. Un appuntamento che unisce la dimensione spirituale alla necessità di rivedere il rapporto con l’ambiente e con le altre persone.

Fare silenzio per imparare ad ascoltare

Nell’omelia Leone XIV propone di mettere in «modalità silenziosa» il rumore prodotto dalle attività umane. Non si tratta semplicemente di cercare tranquillità, ma di recuperare un’attenzione capace di riconoscere nella creazione la presenza e l’opera di Dio.

Il Papa richiama il libro della Sapienza, il Salmo 18 e il Vangelo di Matteo. La bellezza della natura rimanda al Creatore; gli uccelli e i gigli ricordati da Gesù invitano a riconoscere la premura divina anche verso l’essere umano. La contemplazione diventa così il punto di partenza di un cambiamento nel modo di abitare il mondo.

Questo invito può essere letto anche come una provocazione per la vita contemporanea. Nella successione continua di impegni, messaggi e immagini, il rischio è quello di vedere molto senza osservare davvero. Ritagliarsi uno spazio di silenzio significa interrompere, almeno per qualche momento, l’abitudine a considerare ogni cosa soltanto per la sua utilità immediata.

Dalla contemplazione alla responsabilità

Per Leone XIV, l’incontro con il Creatore conduce alla consapevolezza di una responsabilità personale e collettiva. Riconoscere errori e mancanze deve aprire a un impegno concreto per ricostruire le relazioni compromesse. «Non è ancora troppo tardi», afferma il Pontefice, indicando nella conversione una possibilità ancora aperta.

La riflessione pone una domanda esigente: quale valore avrebbe ammirare un paesaggio senza preoccuparsi delle condizioni che ne permettono l’esistenza? La bellezza non è soltanto un’esperienza da consumare, ma può diventare una ragione per custodire. In questa prospettiva, la gratitudine non resta un sentimento privato: si traduce in attenzione, rispetto e disponibilità a modificare le proprie abitudini.

La pace e la cura della terra

L’omelia riprende il messaggio preparato per la Giornata, centrato sull’immagine profetica delle spade trasformate in strumenti agricoli. In quel documento Leone XIV collega i conflitti al deterioramento ambientale: la guerra distrugge comunità ed ecosistemi, compromette risorse indispensabili e può alimentare ulteriori tensioni attraverso povertà e insicurezza.

Il Papa indica inoltre nella ricerca del dominio, nel profitto immediato e nella perdita del senso del limite alcuni fattori di una crisi che è anche etica e culturale. La risposta richiede sia il cambiamento delle strutture sia una trasformazione interiore, orientando energie e capacità verso il sostegno della vita.

Ne emerge una prospettiva che impedisce di trattare l’ambiente come un tema isolato. Difendere una sorgente, preservare un terreno coltivabile o ricostruire un territorio ferito significa anche interrogarsi sulle persone che dipendono da quei luoghi. La questione ecologica riguarda dunque le condizioni della convivenza, non soltanto la conservazione del paesaggio.

Il riferimento a san Francesco

La conclusione della celebrazione richiama san Francesco d’Assisi attraverso il Cantico delle creature. Il Tempo del Creato giunge quest’anno al 4 ottobre nel contesto dell’ottavo centenario della morte del santo. Leone XIV ricorda inoltre l’ispirazione francescana dell’enciclica Laudato si’ e del Borgo voluto dal suo predecessore.

La familiarità del linguaggio francescano conserva una forza particolare: invita a guardare ciò che ci circonda non come qualcosa di estraneo, ma come parte di una realtà condivisa. Non elimina le differenze tra l’uomo e le altre creature; mette però in discussione l’idea che il possesso autorizzi qualsiasi uso.

Una fede che interroga le scelte quotidiane

Per la riflessione cristiana, contemplazione e azione non sono alternative. La preghiera può educare lo sguardo, mentre le decisioni quotidiane mostrano quanto quello sguardo sia realmente cambiato. Il rispetto dei luoghi, l’attenzione agli sprechi e la solidarietà verso chi vive in condizioni precarie diventano occasioni nelle quali verificare la coerenza tra convinzioni e comportamenti.

L’appello di Castel Gandolfo può quindi essere accolto come un invito a superare due tentazioni: pensare che basti commuoversi davanti alla bellezza oppure convincersi che ogni tentativo sia ormai inutile. Tra l’ammirazione senza impegno e la rassegnazione esiste lo spazio della responsabilità: riconoscere ciò che abbiamo ricevuto e decidere come custodirlo, insieme agli altri.

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