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Arte e cultura

La Villa dei Papiri di Ercolano : ai Lincei un confronto tra archeologia, testi e memoria

Villa dei Papiri Ercolano

Il 9 settembre 2026 l’Accademia Nazionale dei Lincei ospiterà a Roma un convegno dedicato a uno dei complessi più straordinari del mondo antico

L’incontro, organizzato in memoria dell’archeologo Fabrizio Pesando, riunirà studiosi di archeologia, papirologia, storia dell’arte ed epigrafia per superare la frammentazione delle ricerche

La Villa dei Papiri di Ercolano rappresenta uno dei luoghi nei quali il passato sembra aver conservato non soltanto oggetti, edifici e immagini, ma anche la voce intellettuale del mondo antico. Dal complesso provengono infatti la più grande collezione privata di statue dell’antichità e l’unica biblioteca classica giunta fino a noi, costituita da rotoli carbonizzati dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.

Alla storia, alle interpretazioni e alle nuove prospettive di ricerca sulla Villa sarà dedicato il convegno La Villa dei Papiri di Ercolano. In memoria di Fabrizio Pesando, in programma mercoledì 9 settembre 2026, a partire dalle ore 9, presso l’Accademia Nazionale dei Lincei, a Palazzo Corsini, in via della Lungara 10 a Roma.

L’iniziativa non si limiterà a presentare singoli risultati, ma cercherà di ricomporre in una visione unitaria gli aspetti storiografici, archeologici, papirologici e iconografici del complesso. Un obiettivo particolarmente importante per un sito nel quale architettura, decorazione, scultura e biblioteca costituiscono parti di un unico progetto culturale.

Una villa sepolta e una biblioteca sopravvissuta

La Villa dei Papiri fu scoperta nel 1750 e venne inizialmente esplorata attraverso una rete di cunicoli sotterranei. Gli scavatori attraversarono gli ambienti sepolti dalla coltre vulcanica, recuperando statue, decorazioni e centinaia di rotoli di papiro carbonizzati.

La biblioteca costituisce l’elemento più celebre e, allo stesso tempo, più fragile del ritrovamento. I papiri, trasformati dal calore in materiali anneriti e difficilissimi da aprire, hanno richiesto nei secoli tecniche di studio sempre più attente. Ogni tentativo di leggere i testi ha dovuto confrontarsi con la necessità di non distruggere ciò che si cercava di conoscere.

La presenza di opere legate a Filodemo di Gadara, filosofo e poeta di orientamento epicureo vissuto nel I secolo a.C., ha alimentato il dibattito sulla formazione della biblioteca, sull’identità dei proprietari e sull’ambiente intellettuale che frequentava la Villa. Comprendere la raccolta libraria significa quindi interrogarsi non soltanto sui testi, ma anche sulla storia dell’edificio, sulle sue trasformazioni e sulle persone che lo abitarono.

Il complesso non era semplicemente una residenza di lusso. Le statue, le pitture, l’organizzazione degli spazi e i libri suggeriscono un progetto nel quale prestigio sociale, cultura filosofica e rappresentazione del potere si intrecciavano. Per interpretarlo correttamente non basta isolare un singolo elemento: occorre ricostruire le relazioni tra le diverse testimonianze.

Superare la frammentazione della ricerca

Secondo la presentazione ufficiale dell’Accademia dei Lincei, la discussione sviluppatasi a partire dalla scoperta della Villa e dopo la grande monografia di Domenico Comparetti e Giulio De Petra sembra essere arrivata a un punto di difficoltà. Una delle cause viene individuata nella frammentazione della ricerca lungo percorsi disciplinari autonomi, soprattutto tra archeologia e papirologia, che hanno condotto anche a risultati parzialmente divergenti.

Il problema non riguarda soltanto la Villa dei Papiri. La crescente specializzazione è indispensabile alla ricerca scientifica, perché permette di analizzare materiali e questioni con strumenti estremamente raffinati. Tuttavia, quando ogni disciplina procede separatamente, può diventare difficile ricostruire il significato complessivo di un luogo, di un’opera o di un documento.

Un papiro non è soltanto il supporto materiale di un testo, così come una statua non è soltanto un oggetto artistico isolato. Entrambi appartenevano a un ambiente, occupavano uno spazio e contribuivano a esprimere l’identità culturale di chi aveva progettato e abitato la Villa.

Il convegno dei Lincei nasce quindi dalla necessità di un confronto sistematico tra studiosi con competenze differenti. Le recenti campagne di scavo a cielo aperto, che hanno superato almeno in parte i limiti delle precedenti esplorazioni mediante cunicoli, hanno inoltre fornito nuove informazioni sulla struttura dell’edificio e rendono necessario riesaminare alcune interpretazioni consolidate.

Architettura, pitture, biblioteca e proprietari

Il programma della giornata mostra chiaramente l’impostazione interdisciplinare dell’incontro. Dopo i saluti della Presidenza dell’Accademia, Pietro Giovanni Guzzo e Fausto Zevi introdurranno i lavori. Anna Angeli affronterà le nuove risultanze archeologiche, la questione dei proprietari e la presenza di Filodemo; Maria Paola Guidobaldi analizzerà la cronologia e l’articolazione architettonica della Villa alla luce delle testimonianze archeologiche.

Domenico Esposito dedicherà il proprio intervento alle decorazioni pittoriche, mentre nel pomeriggio Enrico Renna metterà in relazione la costituzione della biblioteca di Filodemo con la cronologia dell’edificio. Filippo Coarelli esaminerà il programma figurativo e il problema dell’identificazione del proprietario; Gianfranco Maddoli presenterà le novità epigrafiche e storiche emerse dallo studio dei busti marmorei.

La giornata si concluderà con una tavola rotonda moderata da Pietro Giovanni Guzzo, alla quale parteciperanno studiosi e rappresentanti di università, istituzioni culturali e museali. Il confronto finale avrà un ruolo essenziale: non soltanto riassumere le relazioni, ma mettere in dialogo ipotesi, metodi e risultati che troppo spesso sono rimasti separati.

La conoscenza nasce dal confronto

La Villa dei Papiri ricorda che la conoscenza del passato non è mai definitivamente conclusa. Ogni nuova indagine può modificare la cronologia di un edificio, la collocazione di un’opera o l’interpretazione di una raccolta. Anche reperti studiati da secoli possono rivelare informazioni inattese quando vengono osservati con strumenti diversi o reinseriti nel loro contesto originario.

Il confronto tra discipline non elimina il rigore delle singole specializzazioni. Al contrario, permette di verificare se le ricostruzioni elaborate in un campo siano compatibili con le evidenze emerse in un altro. Un’ipotesi sull’identità del proprietario deve confrontarsi con i dati architettonici, con il programma delle sculture, con le iscrizioni e con la composizione della biblioteca.

Questa integrazione costituisce anche una lezione più ampia sul rapporto tra scienza e cultura. Il sapere cresce non soltanto attraverso l’accumulo di nuove informazioni, ma mediante la capacità di collegarle, discuterle e riconoscere i limiti delle interpretazioni precedenti. La ricerca non perde autorevolezza quando rivede le proprie conclusioni: dimostra, al contrario, di essere viva.

Il ricordo di Fabrizio Pesando

Il convegno è dedicato alla memoria di Fabrizio Pesando, archeologo e docente dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, scomparso nell’agosto 2023. Studioso dell’archeologia romana e impegnato in numerosi progetti di ricerca e valorizzazione, Pesando aveva affiancato al lavoro scientifico una particolare attenzione alla comunicazione del patrimonio e al rapporto tra i siti archeologici e le comunità.

L’Università “L’Orientale”, ricordandolo dopo la scomparsa, ne aveva sottolineato l’azione fattiva e discreta all’interno della comunità accademica, insieme al tratto umano. Era referente scientifico di numerose convenzioni nazionali e internazionali e aveva diretto attività di ricerca archeologica e iniziative di partecipazione pubblica.

Dedicargli un incontro fondato sul dialogo tra discipline appare particolarmente significativo. La memoria di uno studioso non si conserva soltanto attraverso le commemorazioni, ma proseguendo il lavoro, riaprendo le domande e creando nuove occasioni di confronto.

Un patrimonio antico rivolto al futuro

La Villa dei Papiri è sopravvissuta attraverso un paradosso: la catastrofe che distrusse Ercolano contribuì anche a conservarne gli edifici, le opere e la biblioteca. I rotoli carbonizzati testimoniano contemporaneamente la fragilità della materia e la resistenza della conoscenza.

Oggi la sfida è continuare a studiare questo patrimonio senza separarne artificialmente le componenti. Le parole contenute nei papiri, le statue, i dipinti e gli spazi architettonici appartenevano allo stesso mondo e possono essere compresi pienamente soltanto se tornano a dialogare.

Il convegno del 9 settembre rappresenta perciò un’occasione importante non solo per gli specialisti. Ricorda a tutti che il patrimonio culturale non è un insieme immobile di testimonianze da contemplare, ma una realtà viva, capace di generare nuove domande sul rapporto tra memoria, conoscenza e identità.

Immagine originale elaborata con Intelligenza Artificiale.

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