Nel videomessaggio alla nona edizione de La Piazza – Il Bene Comune, il Presidente Giorgia Meloni ha indicato lo sviluppo del Mezzogiorno come una priorità nazionale, sottolineando i risultati della ZES Unica e il valore democratico del confronto pubblico
Restituire centralità al Mezzogiorno non significa affrontare una questione circoscritta a una parte del Paese, ma lavorare per rendere l’intera Italia più forte, coesa e competitiva. È il messaggio centrale rivolto dal Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, alla nona edizione de “La Piazza – Il Bene Comune”, la rassegna curata da Affaritaliani e ospitata a Ceglie Messapica, in provincia di Brindisi.
Nel videomessaggio trasmesso il 27 agosto 2026, il Presidente ha espresso il proprio dispiacere per non poter partecipare personalmente all’iniziativa e ha ricordato il legame con Ceglie Messapica e con la Valle d’Itria, territorio al quale è particolarmente affezionata. Ha poi riconosciuto il ruolo assunto dalla manifestazione nel panorama giornalistico italiano, definendola una delle principali occasioni di approfondimento e dibattito.
La Puglia al centro della scena internazionale
Meloni ha richiamato l’identità della Puglia, descritta come una terra «fiera» e «orgogliosa», fortemente legata alle proprie radici. Una regione che in questi giorni, ha sottolineato, si trova anche al centro dell’attenzione internazionale grazie ai Giochi del Mediterraneo in corso a Taranto.
Secondo il Presidente, l’evento rappresenta una straordinaria opportunità per il Sud e per l’Italia intera, oltre a costituire una nuova occasione per dimostrare la capacità del Paese di organizzare grandi appuntamenti di respiro internazionale.
Il riferimento ai Giochi del Mediterraneo introduce un tema più ampio: la necessità di considerare il Mezzogiorno non come un territorio destinato a inseguire le aree più sviluppate, ma come una componente decisiva della crescita nazionale. In questa prospettiva, infrastrutture, occupazione, investimenti, cultura e capacità organizzativa diventano parti di un’unica strategia.
La centralità del Mezzogiorno
Lo sviluppo del Sud è uno dei principali argomenti scelti per la nuova edizione de “La Piazza”. Meloni ha assicurato che il Governo farà tesoro degli spunti emersi nel corso dei tre giorni di incontri, ribadendo che restituire centralità al Mezzogiorno costituisce una priorità perseguita fin dall’inizio della legislatura.
Il Presidente ha indicato nella ZES Unica uno degli strumenti più significativi di questa politica. Nel videomessaggio ha affermato che la Zona economica speciale ha generato finora un giro d’affari pari a 60 miliardi di euro nel Mezzogiorno e ha contribuito a far crescere questi territori più della media nazionale.
La ZES Unica, entrata in vigore con l’obiettivo di riunire in una cornice coordinata le precedenti zone economiche speciali del Sud, punta a favorire gli investimenti attraverso procedure amministrative semplificate e specifici strumenti di sostegno. Il Governo intende ora valutare l’estensione di alcuni di questi meccanismi all’intero territorio nazionale.
Non si tratterebbe, dunque, soltanto di una misura straordinaria destinata alle regioni meridionali, ma di un possibile laboratorio di politiche pubbliche capaci di ridurre gli ostacoli burocratici e rendere più semplice investire, produrre e creare occupazione.
Una crescita che deve rafforzare la coesione
Le parole del Presidente pongono anche una questione più profonda. La crescita economica non può essere misurata esclusivamente attraverso il volume degli investimenti o l’aumento della produzione. Deve tradursi in lavoro dignitoso, servizi accessibili, opportunità per i giovani e possibilità concreta di costruire il proprio futuro senza essere costretti ad abbandonare la terra nella quale sono nati.
Restituire centralità al Sud richiede quindi una visione capace di coniugare competitività e coesione sociale. Le semplificazioni possono favorire gli investimenti, ma devono essere accompagnate da formazione, infrastrutture, legalità, tutela del territorio e attenzione alle persone più fragili. Lo sviluppo diventa autentico quando non lascia indietro intere comunità e non trasforma le differenze territoriali in disuguaglianze permanenti.
Il Mezzogiorno possiede risorse umane, culturali, ambientali e produttive che possono contribuire in modo determinante al futuro dell’Italia e dell’Europa. Valorizzarle significa superare sia la retorica assistenziale sia l’idea che la competizione debba necessariamente indebolire la solidarietà.
Il confronto pubblico come bene comune
Nella parte conclusiva del videomessaggio, Meloni ha indicato l’obiettivo generale del Governo: rendere l’Italia «più forte, più coesa, più competitiva» e maggiormente capace di affrontare le sfide contemporanee. Ha quindi sottolineato il contributo che una “piazza” di confronto può offrire sul piano dell’elaborazione, del dialogo e della democrazia.
È un passaggio significativo. Il bene comune non nasce soltanto dalle decisioni delle istituzioni, ma anche dalla possibilità di discutere pubblicamente priorità, risultati e criticità. Una democrazia vitale ha bisogno di luoghi nei quali politica, giornalismo, economia e società civile possano incontrarsi senza ridurre il confronto a una contrapposizione permanente.
Il dibattito sul futuro del Mezzogiorno riguarda l’intero Paese. Ridurre le distanze territoriali, creare lavoro e valorizzare le identità locali significa rafforzare l’unità nazionale, non cancellare le differenze. La sfida consiste nel trasformare strumenti come la ZES Unica in opportunità durature e verificabili, affinché la crescita economica diventi davvero sviluppo umano e sociale.