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Addio a Dolly Parton, la regina del country che trasformò fede e successo in solidarietà

Dolly Parton Nashville

La cantante, autrice, attrice e filantropa americana aveva 80 anni. Il Presidente Trump proclama il lutto nazionale per ricordare una delle figure più amate della musica e della cultura americana

Dalle origini povere sui monti del Tennessee alla fama mondiale, non dimenticò mai la propria famiglia, la fede cristiana e le persone rimaste ai margini

È morta Dolly Parton, una delle figure più amate e riconoscibili della musica americana. La cantante, autrice, attrice e filantropa si è spenta serenamente il 25 agosto 2026 a Nashville, nel Tennessee, all’età di 80 anni. La notizia è stata annunciata dalla famiglia e confermata dal suo ufficio stampa. La cerimonia funebre si svolgerà privatamente, secondo la volontà dell’artista.

La famiglia l’ha ricordata come una donna che ha seminato canzoni e felicità, affidandola a quella fede cristiana che aveva accompagnato tutta la sua esistenza. La tristezza, ha affermato il nipote Bryan Seaver annunciandone la morte, appartiene a coloro che restano: Dolly avrebbe invece raggiunto «le braccia di Gesù», ritrovando il marito Carl Dean, morto nel marzo 2025 dopo quasi sessant’anni di matrimonio.

La sua scomparsa chiude una carriera lunga circa sette decenni, attraversata da canzoni diventate parte della cultura popolare, film, libri, attività imprenditoriali e un impegno sociale che ha permesso a milioni di bambini di ricevere gratuitamente dei libri. Dolly Parton non è stata soltanto la regina della musica country: è stata una donna capace di trasformare il successo in uno strumento di generosità.

Il video clip della canzone 9 To 5

Il lutto nazionale proclamato dal Presidente Trump

La morte di Dolly Parton è stata accompagnata anche da un solenne gesto istituzionale. Con una proclamazione firmata il 25 agosto, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha disposto che la bandiera americana venga esposta a mezz’asta fino al tramonto del 1° settembre 2026.

Il provvedimento riguarda la Casa Bianca, gli edifici pubblici, le installazioni militari e le unità navali federali, oltre alle ambasciate, ai consolati e alle altre rappresentanze degli Stati Uniti nel mondo. Una decisione assunta, si legge nel documento, «in segno di rispetto per la memoria di Dolly Parton».

Il lutto nazionale testimonia quanto l’artista avesse superato i confini della musica country, diventando una figura profondamente radicata nella storia e nell’identità culturale americana. La sua scomparsa non lascia soltanto un vuoto nel mondo dello spettacolo: priva gli Stati Uniti di una voce capace di rappresentarne le origini popolari, la generosità e la fiducia nella possibilità di costruire un futuro migliore. Fonte The White House : Honoring the Memory of Dolly Parton

Dalla povertà del Tennessee al successo mondiale

Dolly Rebecca Parton era nata il 19 gennaio 1946 nella contea di Sevier, nel Tennessee, quarta di dodici figli. Crebbe in una famiglia numerosa e povera, in una piccola casa sulle montagne degli Appalachi. Il padre lavorava la terra e non aveva avuto la possibilità di imparare a leggere e scrivere; la madre conservava e trasmetteva alla famiglia canzoni, racconti e tradizioni popolari.

Quelle origini non furono mai cancellate dalla fama. Tornarono frequentemente nella sua musica, in particolare in Coat of Many Colors, il brano nel quale raccontò il cappotto cucito dalla madre utilizzando pezzi di stoffa diversi. A scuola veniva derisa perché indossava un abito realizzato con materiali poveri, ma la madre le aveva insegnato a riconoscere in quel dono il valore dell’amore.

La storia riassume uno degli elementi più profondi dell’opera di Parton: la dignità non dipende dal denaro, dall’aspetto o dall’approvazione sociale. Le sue canzoni raccontavano spesso donne vulnerabili ma determinate, lavoratori, famiglie povere, amori perduti e persone costrette a lottare per costruire una vita diversa.

Dopo essersi trasferita a Nashville, Dolly Parton riuscì ad affermarsi prima come autrice e poi come interprete. La collaborazione televisiva e musicale con Porter Wagoner contribuì a farla conoscere al grande pubblico, ma fu la sua capacità di comporre e raccontare storie a renderla una delle personalità più influenti della musica country.

Da Jolene a I Will Always Love You

Il suo repertorio comprende migliaia di canzoni. Jolene, pubblicata nel 1973, divenne uno dei brani più celebri della musica americana: una supplica intensa rivolta a una donna percepita come possibile rivale in amore. Nello stesso periodo Parton scrisse I Will Always Love You come commiato professionale da Porter Wagoner.

La canzone sarebbe poi diventata un successo planetario grazie anche all’interpretazione di Whitney Houston per il film The Bodyguard. Dietro la potenza romantica del brano si trovava però una storia di gratitudine e libertà: la capacità di separarsi senza negare l’affetto e il bene ricevuto.

Con 9 to 5, composta per l’omonimo film del 1980 interpretato insieme a Jane Fonda e Lily Tomlin, Parton raccontò invece la condizione delle donne negli ambienti di lavoro, tra discriminazioni, disparità e abusi di potere. La canzone, energica e apparentemente leggera, diventò un inno alla dignità delle lavoratrici e al desiderio di emancipazione.

Nel corso della carriera vendette oltre cento milioni di dischi, attraversando country, pop, gospel, rock e musica cristiana. Ricevette numerosi Grammy e riconoscimenti alla carriera ed entrò sia nella Country Music Hall of Fame sia nella Rock and Roll Hall of Fame. Il suo valore non risiedeva tuttavia soltanto nella voce o nell’immagine pubblica, ma soprattutto nella capacità di trasformare esperienze personali in storie universali.

Un’immagine costruita con ironia e libertà

Parrucche imponenti, abiti scintillanti, tacchi alti e una femminilità volutamente esagerata costituivano una parte essenziale del personaggio pubblico di Dolly Parton. Dietro quell’immagine apparentemente ingenua si trovava però una donna consapevole, ironica e capace di governare autonomamente la propria carriera.

Parton utilizzava l’umorismo per disinnescare i pregiudizi e sottrarsi alle definizioni imposte dagli altri. Non negò mai gli interventi estetici e scherzò spesso sul proprio aspetto, impedendo che fossero critici e commentatori a trasformarlo in uno strumento contro di lei.

In un’industria musicale a lungo dominata dagli uomini, difese la proprietà delle proprie canzoni e mantenne il controllo sulle decisioni artistiche ed economiche. La sua apparente leggerezza conviveva con una straordinaria determinazione. Aveva compreso che essere sottovalutata poteva persino diventare una forma di libertà.

La fede come guida, non come imposizione

Dolly Parton non nascose mai la propria fede cristiana. Era cresciuta in una famiglia profondamente religiosa: suo nonno materno era un predicatore pentecostale e la musica gospel accompagnò la sua formazione fin dall’infanzia.

La fede non rappresentava per lei un elemento accessorio né una strategia commerciale. La descriveva come una forza capace di orientare la vita, sostenere la creatività e impedirle di confondere la celebrità con il valore personale. Pur parlando apertamente di Dio e di Gesù, dichiarava di non voler imporre agli altri le proprie convinzioni.

Questa distinzione caratterizzava anche il suo rapporto con la fama. Non voleva essere idolatrata e considerava il proprio talento un dono da condividere. Se le persone riconoscevano in lei una luce, spiegava, desiderava che fosse interpretata come luce di Dio e non come merito esclusivamente personale.

La spiritualità si traduceva così in un atteggiamento concreto: gratitudine, lavoro, rispetto e generosità. Non una fede utilizzata per giudicare gli altri, ma una responsabilità verso le persone incontrate lungo il cammino.

I libri donati a milioni di bambini

Uno dei lasciti più importanti di Dolly Parton è l’Imagination Library, il programma fondato nel 1995 in omaggio al padre, che non aveva potuto imparare a leggere e scrivere. L’iniziativa nacque per inviare gratuitamente libri ai bambini della sua comunità nel Tennessee e si trasformò progressivamente in un progetto internazionale.

Ogni mese i bambini iscritti, dalla nascita fino ai cinque anni, ricevono a casa un libro adatto alla loro età, senza alcun costo per le famiglie. Il programma si è esteso negli Stati Uniti, in Canada, nel Regno Unito, in Australia e nella Repubblica d’Irlanda.

Alla fine del 2025 l’Imagination Library aveva distribuito complessivamente oltre 304 milioni di libri; più di 40 milioni erano stati donati nel solo 2025. Non si trattava di una campagna occasionale legata al nome di una celebrità, ma di una struttura duratura costruita con organizzazioni e comunità locali. Dolly Parton’s Imagination Library

Per Parton, la lettura permetteva ai bambini di immaginare un futuro diverso, come la musica aveva fatto con lei. Investire nei libri significava quindi offrire libertà, conoscenza e speranza, soprattutto a chi nasceva in contesti economicamente svantaggiati.

Dagli incendi del Tennessee alla ricerca contro il Covid

La generosità di Dolly Parton si manifestò in numerose altre iniziative. Dopo gli incendi che nel 2016 devastarono alcune comunità del Tennessee, sostenne direttamente le famiglie che avevano perso le proprie abitazioni.

Nel 2020 donò un milione di dollari alla ricerca del Vanderbilt University Medical Center, contribuendo agli studi collegati allo sviluppo del vaccino Moderna contro il Covid-19. Il gesto assunse un forte significato simbolico: un’artista profondamente credente sceglieva di sostenere concretamente la ricerca scientifica, mostrando che fede e scienza non devono essere considerate nemiche.

Il suo impegno non pretendeva di sostituire le competenze dei ricercatori. Parton mise le proprie risorse al servizio di chi possedeva gli strumenti scientifici necessari, riconoscendo il valore della conoscenza e della responsabilità comune.

Una donna capace di unire

In un’America sempre più polarizzata, Dolly Parton riuscì a essere amata da persone con convinzioni politiche, culturali e religiose molto diverse. Evitava generalmente di schierarsi nelle competizioni elettorali, ma affrontava attraverso le canzoni e le azioni concrete temi come povertà, dignità del lavoro, alfabetizzazione e rispetto delle differenze.

La sua capacità di includere non derivava dall’assenza di valori. Nasceva, al contrario, dalla scelta di testimoniare quei valori senza trasformarli in strumenti di aggressione o superiorità morale. Parlava della propria fede, ma non la utilizzava per escludere. Difendeva la dignità delle persone senza ridurre ogni gesto a una dichiarazione ideologica.

Anche il suo percorso imprenditoriale rimase legato alle origini. Con Dollywood contribuì a creare occupazione e opportunità economiche nella regione degli Appalachi, valorizzandone cultura, musica e identità. Il successo personale diventava così una possibilità da condividere con la comunità dalla quale era partita.

Un’eredità di musica, fede e amore

La morte del marito Carl Dean, avvenuta nel 2025, aveva segnato profondamente l’ultimo periodo della sua vita. I due erano rimasti sposati per quasi sessant’anni, proteggendo il rapporto dall’esposizione pubblica. Anche nel dolore, Dolly Parton aveva trovato sostegno nella fede e nella convinzione che la morte non rappresentasse la fine definitiva della persona.

La famiglia ha chiesto che, al posto dei fiori, eventuali donazioni siano destinate all’Imagination Library. È una richiesta coerente con la sua intera esistenza: trasformare anche il lutto in un’occasione per offrire qualcosa agli altri.

Restano le canzoni, la voce, i film e l’immagine scintillante con cui seppe conquistare il pubblico. Ma rimangono soprattutto i libri arrivati nelle case di milioni di bambini, le famiglie sostenute nei momenti difficili e l’esempio di una donna che non dimenticò la povertà dalla quale proveniva.

Dolly Parton ha mostrato che la fede può diventare servizio, che la leggerezza non esclude la profondità e che il successo acquista significato quando apre opportunità anche per gli altri. Dietro gli abiti luminosi e l’ironia rimase sempre la ragazza cresciuta sulle montagne del Tennessee, capace di riconoscere nella musica un dono e nella propria fortuna una responsabilità.

Link Sito ufficiale di Dolly Parton.

Immagine: Dolly Parton a Nashville nel 2005, opera delTech. Sgt. Cherie A. Thurlby, USAF.

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