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Arte e cultura

Zorba il greco torna a Verona : la danza come inno alla vita, all’amicizia e alla libertà

Zorba il greco balletto Fondazione Arena Verona

Il 25 e 26 agosto il capolavoro di Mikis Theodorakis torna al Teatro Romano di Verona con il Ballo di Fondazione Arena e due cast di stelle internazionali

Nato all’Arena nel 1988, Zorba il greco continua a raccontare attraverso musica e danza la forza dell’amicizia, l’incontro con l’altro e la capacità dell’uomo di attraversare il dolore senza rinunciare alla vita

Ci sono opere che sopravvivono al proprio tempo perché riescono a raccontare qualcosa che appartiene permanentemente all’esperienza umana. Zorba il greco è una di queste. Il balletto di Mikis Theodorakis, con la coreografia di Lorca Massine, torna il 25 e 26 agosto 2026 al Teatro Romano di Verona, nell’ambito del 103° Arena di Verona Opera Festival, dopo i sette sold-out raccolti nelle edizioni dal 2023 al 2025.

Due serate che rappresentano l’ultimo debutto del Festival 2026 e riportano sulla scena veronese un’opera nata proprio all’Arena quasi quarant’anni fa. La prima mondiale risale infatti all’agosto 1988: Theodorakis stesso diresse Orchestra e Coro areniani, mentre tra gli interpreti figuravano Vladimir Vasiliev e Gheorghe Iancu. Due anni dopo lo spettacolo tornò all’Arena e venne immortalato dalle telecamere; seguirono la ripresa veronese del 2002 e, dal 2023, la nuova stagione al Teatro Romano.

Da quella prima rappresentazione Zorba ha attraversato almeno 35 Paesi ed è stato visto da milioni di spettatori, trasformandosi in uno dei titoli più conosciuti legati alla produzione coreografica di Theodorakis e Massine.

Da Kazantzakis al balletto di Theodorakis

Alle origini di questa storia c’è il romanzo Vita e imprese di Alexis Zorbas di Nikos Kazantzakis, pubblicato nel 1946 e diventato internazionalmente celebre anche grazie al film Zorba il greco del 1964, diretto da Michael Cacoyannis e interpretato da Anthony Quinn.

Per quel film Theodorakis compose la celeberrima colonna sonora dalla quale avrebbe successivamente sviluppato il materiale musicale del balletto creato per l’Arena di Verona. Ma ridurre Zorba alla popolarissima danza finale significherebbe perdere gran parte del significato dell’opera.

Dietro la forza trascinante della musica si trova infatti una storia attraversata dal dolore, dalla morte, dall’emarginazione e dalla difficoltà di accettare l’altro. La danza non cancella queste esperienze: diventa il linguaggio attraverso il quale l’uomo tenta di attraversarle.

John, lo straniero che incontra Zorba

La vicenda prende avvio dall’arrivo in Grecia di John, un colto turista americano affascinato dalle tradizioni del luogo. La comunità, tuttavia, lo considera uno straniero e gli è inizialmente ostile. È Zorba ad avvicinarlo. Spirito libero e uomo capace di vivere senza lasciarsi imprigionare dai pregiudizi, Zorba instaura con John un rapporto di amicizia e progressivamente diventa per lui una sorta di maestro di vita.

Il loro incontro costituisce uno dei nuclei più contemporanei dell’opera: due persone differenti possono riconoscersi senza dover diventare uguali. In una società nella quale l’altro viene spesso percepito attraverso categorie, appartenenze e contrapposizioni, Zorba il greco ricorda che l’incontro autentico comincia quando una persona smette di essere soltanto “lo straniero” e acquista un volto, una storia, una dignità.

Zorba il greco due solisti Fondazione Arena Verona

L’amore e il dolore

John si innamora della giovane vedova Marina, amata però anche da Manolios. Quando Marina sceglie John, la comunità interpreta la sua decisione come un tradimento e la condanna a morte. Il dolore travolge John, che non riesce più a reagire. È allora che Zorba gli offre ciò che possiede: non una spiegazione capace di rendere accettabile la tragedia, ma una danza.

La danza diventa così una risposta esistenziale al dolore. Non nega ciò che è accaduto e non pretende che la sofferenza sia irreale. Dice piuttosto che la sofferenza non deve necessariamente avere l’ultima parola sull’esistenza. John apprende la lezione. E quando successivamente è Zorba a essere colpito dalla morte di Madame Hortense, sarà proprio l’amico a restituirgli ciò che aveva ricevuto. Questa volta è John a invitare Zorba a danzare: il maestro diventa colui che ha bisogno dell’allievo, l’amicizia diventa reciprocità.

Ballare nonostante tutto

È probabilmente questa la ragione più profonda della straordinaria vitalità di Zorba il greco. La danza non rappresenta una fuga dalla realtà. Arriva dopo la tragedia. Zorba non danza perché la vita sia semplice, ma perché la vita continua a possedere valore anche quando diventa dolorosa. È una concezione lontana dall’ottimismo superficiale secondo il quale sarebbe sufficiente ignorare la sofferenza per essere felici.

La forza di Zorba nasce invece dalla consapevolezza della fragilità dell’esistenza. Ed è significativo che alla fine anche la comunità venga coinvolta nella danza. Quello che inizialmente era il gesto di due persone diventa un’esperienza condivisa, capace di superare almeno simbolicamente divisioni, ostilità e tragedie.

Fondazione Arena definisce non a caso il balletto un inno alla vita, alla scoperta dell’altro, al superamento del lutto e alla forza interiore.

Zorba il greco solista corpo di ballo Fondazione Arena Verona

Theodorakis, musica e libertà

Questi temi acquistano un significato ancora maggiore se consideriamo la biografia di Mikis Theodorakis. Nato nel 1925 e morto nel 2021, il compositore fu una delle figure culturali e civili più importanti della Grecia contemporanea. La sua vita attraversò alcune delle pagine più drammatiche della storia europea del Novecento.

Per la sua attività politica subì persecuzioni, carcere e confino e, durante la dittatura dei colonnelli, la sua musica venne proibita. Theodorakis conobbe dunque personalmente il significato della repressione e della privazione della libertà.

La vitalità della sua musica non nasce perciò dall’ignoranza della sofferenza. Nasce anche dall’esperienza di chi ha conosciuto la possibilità concreta che la libertà venga negata. In Zorba questa tensione diventa musica e movimento: l’essere umano può essere ferito, sconfitto, privato di ciò che ama, e tuttavia conserva la possibilità di rialzarsi e ricominciare.

Due cast internazionali per le serate veronesi

Le due rappresentazioni del 25 e 26 agosto vedranno protagonista il Ballo di Fondazione Arena, coordinato da Gaetano Petrosino con la collaborazione della coreografa Anna Kryszkow, insieme a primi ballerini provenienti da importanti istituzioni internazionali.

Il 25 agosto il ruolo di Zorba sarà interpretato da Davide Buffon, Primo Ballerino del Teatro Nazionale Sloveno di Maribor, che nella seconda serata passerà al ruolo di Manolios. Il 26 agosto debutterà invece come Zorba Ionuţ-Andrei Diniţă, proveniente dall’Opera Nazionale di Bucarest.

Nel ruolo di Marina si alterneranno Eleana Andreoudi, Prima Ballerina dell’Opera di Atene, il 25 agosto, e Virna Toppi, Prima Ballerina del Teatro alla Scala, il 26. Alessandro Casà, Primo Ballerino del Teatro Massimo di Palermo, debutterà come John.

Dal Teatro alla Scala arriva anche il Primo Ballerino Nicola Del Freo, impegnato come Manolios nella prima serata, mentre Beatrice Carbone interpreterà Madame Hortense in entrambe le rappresentazioni. Le scene sono firmate da Filippo Tonon, i costumi da Silvia Bonetti e le luci da Sergio Toffali.

Un’opera nata a Verona e diventata universale

Il ritorno al Teatro Romano possiede infine un significato particolare proprio per il rapporto tra Zorba il greco e Verona. È qui che il balletto nacque nel 1988. Da qui iniziò il viaggio che lo avrebbe portato in decine di Paesi. Ed è qui che, dal 2023, la produzione è tornata a incontrare il pubblico con una serie di rappresentazioni esaurite e ripetute richieste di bis.

Le serate del 25 e 26 agosto rappresentano l’ultima occasione del Festival 2026 per assistere a Zorba: nel 2027 il balletto areniano tornerà infatti in Arena con quattro rappresentazioni di Romeo e Giulietta di Sergej Prokof’ev in una nuova produzione di Fondazione Arena.

Rimane però qualcosa che spiega perché, quasi quarant’anni dopo la prima mondiale, la storia immaginata da Kazantzakis e trasformata da Mikis Theodorakis e Massine in musica e danza continui a parlare a pubblici e generazioni differenti.

Zorba non insegna a John come evitare il dolore. Gli insegna come continuare a vivere dopo averlo incontrato. Forse è proprio per questo che la danza finale continua a coinvolgere gli spettatori. Perché dietro il ritmo immediatamente riconoscibile non c’è soltanto una celebrazione della Grecia o uno spettacolare finale coreografico.

C’è una delle intuizioni più semplici e difficili dell’esperienza umana: non possiamo scegliere tutto ciò che ci accadrà, ma possiamo ancora scegliere se lasciare che il dolore esaurisca il significato della nostra vita.

Immagini : cortesia Fondazione Arena di Verona

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