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80 anni dalla strage di Vergarolla, Meloni : Ricercare la verità è il modo per rendere giustizia alle vittime

presidente Giorgia Meloni

Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ricorda la strage avvenuta il 18 agosto 1946 sulla spiaggia di Vergarolla, a Pola, e richiama l’Italia al dovere della memoria

Ottant’anni dopo rimangono interrogativi sulle responsabilità dell’eccidio. Il Presidente: «Ricercare la verità rimane la via maestra per rendere pienamente giustizia alle vittime». Una memoria che appartiene alla storia italiana ed europea e che, proprio per questo, deve essere custodita senza rinunciare al rigore della ricerca storica.

Ottant’anni dopo, Vergarolla continua a interrogare la memoria italiana. Era il 18 agosto 1946 quando sulla spiaggia nei pressi di Pola, durante una manifestazione sportiva che aveva richiamato numerose famiglie, esplosero ordigni bellici provocando una delle più terribili stragi del difficile dopoguerra italiano.

In occasione dell’ottantesimo anniversario, il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ricordato le vittime e richiamato l’attenzione su una tragedia rimasta per lungo tempo ai margini della memoria nazionale.

«Oggi l’Italia onora la memoria dei connazionali uccisi il 18 agosto 1946 sulla spiaggia di Vergarolla», afferma il Presidente, definendo quanto accaduto la più grave e sanguinosa strage nella storia dell’Italia repubblicana e ricordando il ruolo svolto dalla comunità italiana di Pola, dagli esuli, dai loro discendenti e dalle associazioni nel riportare questa vicenda all’attenzione collettiva.

Quel 18 agosto 1946 sulla spiaggia di Pola

La tragedia avvenne in un momento storico estremamente delicato. La Seconda guerra mondiale era terminata da poco più di un anno e il futuro dell’Istria era al centro delle trattative internazionali. Sulla spiaggia di Vergarolla erano in programma manifestazioni sportive legate alla Coppa Scarioni, organizzata dalla società nautica Pietas Julia. L’appuntamento aveva richiamato numerosi cittadini e intere famiglie.

Sull’arenile si trovavano residuati bellici che erano ritenuti privi di capacità offensiva. Nel primo pomeriggio una devastante esplosione trasformò improvvisamente una giornata di sport e socialità in una tragedia.

Stabilire ancora oggi il numero esatto delle vittime non è semplice. La documentazione storica presenta cifre differenti e l’intensità dell’esplosione rese impossibile identificare tutti i morti. Una ricerca documentaria di Paolo Radivo individua 64 vittime identificate e sepolte, mentre altre ricostruzioni hanno indicato un bilancio complessivo sensibilmente superiore. Anche questo invita alla prudenza quando si affronta una vicenda nella quale memoria, testimonianze e documentazione archivistica non sempre permettono conclusioni definitive.

Meloni : un crimine ancora impunito

Nel suo messaggio il Presidente sottolinea soprattutto un elemento: a ottant’anni di distanza non è stata raggiunta una verità giudiziaria definitiva sulle responsabilità. «Quello che è successo ottant’anni fa sulla spiaggia di Pola rappresenta ancora oggi un crimine impunito», afferma Meloni.

Decine di civili – uomini, donne e bambini – persero la vita mentre partecipavano a una manifestazione sportiva. Ma, ricorda il Presidente, non sono mai stati definitivamente accertati gli autori, individuati i mandanti e chiarite le finalità. È proprio per questo che la memoria non può sostituire la ricerca storica, né la ricerca può cancellare la necessità della memoria.

«Ricercare la verità rimane la via maestra per rendere pienamente giustizia alle vittime e svelare quello che, ancora oggi, non sappiamo di questa pagina buia del Novecento», sottolinea il Presidente. È probabilmente la parte più importante dell’intervento. Ricordare significa anche continuare a interrogare documenti, testimonianze e archivi, distinguendo ciò che è storicamente accertato dalle interpretazioni e dalle ipotesi ancora oggetto di discussione.

Una tragedia nel dramma del confine orientale

La strage di Vergarolla non può essere compresa senza considerare il contesto storico nel quale avvenne. Nel 1946 il destino di Pola e dell’Istria era ancora al centro del confronto diplomatico successivo alla guerra. Pochi mesi dopo, il Trattato di pace di Parigi del 10 febbraio 1947 avrebbe ridisegnato i confini e determinato il passaggio di gran parte dell’Istria alla Jugoslavia.

In questo scenario si inserì il dramma dell’esodo giuliano-dalmata. Il Presidente ricorda che Vergarolla rappresentò uno dei momenti più drammatici di quella stagione di violenze e contribuì in modo determinante alla decisione di gran parte della popolazione italiana di Pola di abbandonare la città.

La strage ebbe infatti un impatto psicologico enorme sulla comunità locale, già attraversata dall’incertezza sul proprio futuro e dal timore delle trasformazioni politiche e territoriali ormai imminenti.

Le responsabilità e la necessità del rigore storico

Proprio perché Vergarolla rappresenta una ferita ancora aperta, è importante evitare che la memoria diventi una scorciatoia rispetto alla ricerca storica. Nel corso dei decenni sono state avanzate diverse ricostruzioni sulle responsabilità dell’esplosione. La pista di un’azione deliberata riconducibile ad ambienti jugoslavi è stata sostenuta da diverse ricerche e testimonianze ed è frequentemente indicata nelle ricostruzioni della vicenda. Tuttavia, la documentazione disponibile non ha consentito di arrivare a una conclusione giudiziaria definitiva su esecutori e mandanti.

Lo storico Paolo Radivo, autore di un’approfondita ricerca basata anche sui giornali giuliani dell’epoca e sulla successiva documentazione archivistica, ha sottolineato come neppure l’esame sistematico delle fonti abbia permesso di sciogliere definitivamente tutti i nodi essenziali della vicenda.

Questo non riduce la gravità della strage. Al contrario, rende ancora più importante continuare la ricerca. La verità storica non ha bisogno di certezze costruite a posteriori. Ha bisogno di documenti, confronto delle fonti e disponibilità a distinguere ciò che sappiamo da ciò che rimane da accertare.

Geppino Micheletti, il medico che continuò a operare

Nel messaggio del Presidente trova spazio anche una delle figure più straordinarie legate alla tragedia: Geppino Micheletti, medico chirurgo dell’ospedale di Pola. Mentre i feriti continuavano ad arrivare, Micheletti proseguì il proprio lavoro in condizioni drammatiche. Nel frattempo seppe che nell’esplosione erano morti alcuni dei suoi familiari, compresi i suoi due figli piccoli.

Eppure continuò a operare e assistere i feriti. Meloni lo ricorda come esempio di umanità, coraggio e altruismo. Nel 2025 il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella gli ha conferito alla memoria la Medaglia d’oro al merito della sanità pubblica.

La figura di Micheletti restituisce alla memoria di Vergarolla una dimensione profondamente umana. Dietro le grandi questioni geopolitiche, i confini, gli Stati e le ideologie esistono sempre persone concrete: famiglie, bambini, medici, soccorritori, uomini e donne improvvisamente travolti dalla storia.

Dall’oblio alla memoria nazionale

Per molti decenni Vergarolla è rimasta scarsamente conosciuta da una parte consistente dell’opinione pubblica italiana. La conservazione della memoria è stata affidata soprattutto agli esuli, alle comunità italiane dell’Adriatico orientale, ai loro discendenti, alle associazioni e agli studiosi.

Il Presidente riconosce esplicitamente questo lavoro e ribadisce l’impegno del Governo nel custodire e tramandare il ricordo delle complesse vicende del confine orientale. Sono pagine che appartengono ormai non soltanto alla memoria delle comunità direttamente coinvolte, ma alla memoria nazionale ed europea.

Ed è proprio la dimensione europea a offrire oggi una prospettiva importante. Pola appartiene alla Croazia, Italia e Croazia fanno parte dell’Unione europea e quello che nel Novecento fu uno spazio attraversato da guerre, nazionalismi, violenze e spostamenti forzati di popolazioni appartiene oggi a un progetto politico costruito, almeno nelle sue intenzioni fondamentali, sulla cooperazione tra popoli.

Ricordare le tragedie del passato non dovrebbe quindi significare riaprire contrapposizioni nazionali, ma comprendere quanto alto sia stato il prezzo pagato quando identità, confini e ideologie sono diventati ragioni per negare la dignità dell’altro.

La memoria ha bisogno della verità

L’ottantesimo anniversario di Vergarolla pone così una questione che riguarda ogni memoria storica. Ricordare non significa soltanto celebrare una ricorrenza. Significa restituire un nome alle vittime, ascoltare i sopravvissuti e i loro discendenti, conservare i documenti e continuare a cercare risposte alle domande ancora aperte.

Ma significa anche evitare che il dolore venga trasformato in uno strumento per costruire nuove divisioni. Memoria e riconciliazione non sono opposte. Una riconciliazione autentica non richiede di dimenticare: richiede piuttosto la capacità di guardare insieme la storia, anche nelle sue pagine più dolorose.

Per questo assume un significato particolare l’appello del Presidente alla ricerca della verità. A ottant’anni dalla strage, rendere giustizia alle vittime significa innanzitutto impedire che tornino nell’oblio e continuare a cercare, con rigore storico, ciò che ancora non sappiamo.

Vergarolla appartiene alla storia degli italiani dell’Istria, alla storia dell’Italia e alla storia dell’Europa. Custodirne la memoria significa ricordare le vittime, comprendere il dramma del confine orientale e trasformare la conoscenza del passato in una responsabilità per il presente.

Perché una memoria autentica non dovrebbe alimentare nuovi rancori. Dovrebbe aiutarci a comprendere dove possono condurre l’odio, la violenza e la negazione dell’altro, e perché verità, dignità umana e pace rimangano inseparabili.

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