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Arte e cultura

Bellezza e Bruttezza nel Rinascimento : oltre cento opere interrogano i canoni estetici

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Da Botticelli a Michelangelo, da Tiziano a Dürer e Cranach : la mostra Bellezza e Bruttezza – Ideale, reale, caricaturale nel Rinascimento, alle Gallerie d’Italia di Milano, esplora uno dei grandi interrogativi della storia dell’arte

Che cosa rende qualcosa bello o brutto e come cambia il nostro sguardo quando l’arte decide di non limitarsi a imitare la natura ?

Che cosa è bello ? E, soprattutto, che cosa rende qualcosa brutto ? Sono domande apparentemente semplici che attraversano da secoli la filosofia, l’arte e la cultura occidentale. Il Rinascimento, epoca che associamo quasi spontaneamente all’armonia, alla proporzione e alla riscoperta della perfezione classica, offre in realtà risposte molto più complesse di quanto si potrebbe immaginare.

È proprio il rapporto tra queste due categorie a essere al centro della mostra “Bellezza e Bruttezza. Ideale, reale, caricaturale nel Rinascimento”, ospitata alle Gallerie d’Italia di Milano, in Piazza della Scala, dal 10 luglio al 18 ottobre 2026. Curata da Chiara Rabbi Bernard e realizzata in collaborazione con BOZAR – Centre for Fine Arts Brussels, l’esposizione mette a confronto il Rinascimento italiano con quello nord-europeo, e in particolare fiammingo.

Un percorso attraverso oltre cento opere permette così di scoprire come tra la fine del Quattrocento e il Cinquecento il confine tra bello e brutto diventi progressivamente meno netto. Dipinti, disegni, sculture, manoscritti e altri oggetti mostrano come l’artista rinascimentale non cerchi necessariamente soltanto la perfezione, ma cominci a esplorare anche l’irregolare, il grottesco, l’imperfetto e persino il mostruoso.

Dal bello ideale alla realtà

Nel primo Rinascimento la bellezza rimane profondamente legata alla riscoperta dell’antichità classica. Proporzione, armonia e misura costituiscono riferimenti fondamentali e anche il corpo umano viene studiato attraverso rapporti matematici che cercano di individuare un ordine ideale.

Il bello sembra quindi corrispondere a un modello. La bruttezza, al contrario, appare inizialmente come ciò che da quel modello si allontana: sproporzione, irregolarità, deformazione. Ma proprio qui comincia uno dei percorsi più interessanti raccontati dalla mostra milanese. Accanto alla ricerca dell’ideale emerge infatti un’altra esigenza: rappresentare la natura e l’essere umano così come realmente appaiono.

Il volto segnato dall’età, un tratto fisico particolare o una fisionomia lontana dalle proporzioni ideali possono diventare oggetto dell’arte. La rappresentazione realistica introduce quindi una tensione tra ciò che dovrebbe essere bello secondo un modello astratto e ciò che appartiene invece alla concretezza della vita.

Botticelli, Michelangelo, Tiziano, Dürer e Cranach

Il percorso riunisce opere prestigiose di alcuni dei maggiori protagonisti della cultura figurativa europea, tra i quali Sandro Botticelli, Michelangelo, Tiziano, Albrecht Dürer e Lucas Cranach, accanto a numerosi altri artisti. Il confronto tra area italiana e nord-europea consente di osservare differenze e analogie nel modo di rappresentare la figura umana e di interpretare il rapporto tra ideale e reale.

Tra le opere presentate figura un Ritratto allegorico di figura femminile, attribuito a Botticelli e databile intorno al 1490, nel quale la rappresentazione femminile rimanda a quell’ideale di grazia che associamo immediatamente alla cultura rinascimentale.

Ma nello stesso percorso incontriamo immagini completamente differenti. Una Testa grottesca di donna di profilo verso sinistra, attribuita a Leonardo da Vinci e datata tra il 1490 e il 1500 circa, porta lo spettatore verso un territorio nel quale la fisionomia viene osservata, accentuata e deformata. Ci sono poi opere come La coppia mal assortita di Lucas Cranach il Vecchio e il Ritratto di dama di Bernardino Luini, che contribuiscono ad ampliare ulteriormente il confronto tra differenti modi di rappresentare l’essere umano.

Non siamo quindi davanti a una semplice successione di immagini belle contrapposte a immagini brutte. La mostra cerca piuttosto di mostrare quanto queste categorie possano modificarsi attraverso lo sguardo dell’artista.

Quando l’arte non vuole più soltanto imitare la natura

Nel corso del Cinquecento avviene infatti un passaggio decisivo. L’arte acquista progressivamente maggiore autonomia rispetto ai modelli e alla semplice imitazione della natura. L’Artificio diventa esso stesso uno strumento creativo. L’artista può trasformare ciò che osserva, correggerlo oppure deformarlo deliberatamente. Non deve necessariamente riprodurre il mondo così com’è né ricondurlo sempre a un modello ideale prestabilito.

È un cambiamento importante anche dal punto di vista culturale. Se l’artista è capace di intervenire sulla natura attraverso la propria invenzione, allora persino ciò che normalmente consideriamo imperfetto può acquistare un valore estetico. Da questo processo nasce uno degli apparenti paradossi sui quali insiste l’esposizione: anche la bruttezza può diventare bella quando viene trasformata dall’arte.

Grottesco, caricatura e “bella bruttezza”

Muse, mostri, prodigi, figure grottesche e caricature entrano così nel territorio della rappresentazione artistica. Il brutto non è più necessariamente qualcosa da escludere. La deformazione può diventare ricerca espressiva; l’imperfezione può suscitare interesse; ciò che devia dalla norma può rivelare aspetti della realtà che la perfezione ideale non riesce a raccontare.

Una delle iniziative collegate alla mostra utilizza proprio l’espressione “bella bruttezza” per descrivere questo sorprendente sviluppo dell’arte cinquecentesca: dal modello classico si passa al realismo più incisivo e quindi al grottesco, fino a riconoscere che anche l’imperfezione può essere trasformata artisticamente in bellezza.

Il percorso espositivo arriva così alla compresenza di bello e brutto all’interno dello stesso universo figurativo. Non si tratta più necessariamente di due categorie incompatibili.

Se l’arte riesce a rappresentare efficacemente qualcosa, persino ciò che viene considerato brutto può produrre un risultato artisticamente bello. La qualità della rappresentazione acquista quindi un’importanza che può superare la bellezza dell’oggetto rappresentato.

Che cosa vediamo quando guardiamo un volto ?

Dietro una mostra dedicata alla storia dell’arte emerge inevitabilmente anche una domanda sull’essere umano. Un volto è bello perché corrisponde a determinate proporzioni oppure perché racconta una persona? Un corpo irregolare deve necessariamente essere considerato meno degno di rappresentazione di uno idealizzato? E il compito dell’arte consiste nel correggere la realtà oppure nel permetterci di osservarla con maggiore attenzione?

Il Rinascimento non offre una risposta unica. Ed è proprio questo a rendere interessante il percorso delle Gallerie d’Italia. La stessa civiltà che ha cercato nella matematica e nell’antichità classica le regole della proporzione ha saputo osservare anche la diversità dei volti, l’invecchiamento, l’anomalia e il grottesco. L’ideale non elimina il reale, così come la ricerca della bellezza non impedisce agli artisti di interrogarsi su ciò che apparentemente ne costituisce la negazione.

La bellezza come domanda

“Bellezza e Bruttezza” permette quindi di superare un’immagine troppo semplice del Rinascimento come epoca esclusivamente dominata dalla ricerca della perfezione. Tra Quattrocento e Cinquecento cambia il modo di concepire l’artista, cambia il rapporto con la natura e cambia anche il significato stesso del bello. L’arte non è soltanto imitazione di un modello: diventa invenzione, interpretazione e trasformazione.

È forse questo uno degli elementi più attuali, pur rimanendo rigorosamente all’interno del tema storico della mostra. La bellezza non appare come una categoria immobile, stabilita una volta per tutte. È una questione sulla quale culture, artisti ed epoche continuano a interrogarsi.

Ed è significativo che siano proprio le opere d’arte a mostrarlo. Un’immagine nata cinquecento anni fa può costringerci ancora oggi a mettere in discussione il nostro sguardo e a chiederci se bello e brutto appartengano davvero alle cose oppure anche al modo in cui impariamo a osservarle.

La mostra “Bellezza e Bruttezza. Ideale, reale, caricaturale nel Rinascimento” rimarrà aperta alle Gallerie d’Italia di Milano fino al 18 ottobre 2026.

Immagine elaborata con Intelligenza Artificiale.

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